Bellwald. Come l'unica altra pista svizzera che conosco, è una pista coi controcoglioni.
Alla prima discesa è un continuo "Eh?!? Ma scherzi?". Non per la difficoltà della pista, quanto per gli innumerevoli salti che si incrociano durante la discesa.
Poi incontro gli altri (Dede, Nino, Tia, Max) e mi sciolgo un po' di più.
Affronto quasi tutti i salti, tranne un paio che effettivamente sono troppo grossi per me. Non grossi del tipo che sono lunghi, ma perché sono tecnici. E io ovviamente la tecnica non ce l'ho. Me ne accorgo in particolare sul secondo salto, una sorta di step up, dove una volta su due rischio di morire, perché un conto è saltare, un conto è saltare bene. E siccome io non so ancora fare il secondo, rischio la vita ogni volta. Però insisto e dico ciao ogni volta a Morte.
Col progredire della giornata aumenta la velocità, quindi salti che prima erano normali diventano esagerati: prima atterravo decisamente prima del landing, adesso atterro SOPRA il landing, quindi arrivo sbagliato, ossia troppo lento per chiudere il salto e troppo veloce per chiuderlo "per finta". Rischio la vita un po' di volte. Ma è parte del gioco, no?
Decido di non rimanere lì un'altra giornata, quindi mi avvicino e mi fermo a dormire ai piedi del Tamaro.
Domenica mattina, dopo una colazione rapida, comincio le discese al Tamaro.
Scassatissimo, non ce n'è. Più scassato di quanto abbia mai visto prima in vita mia. Ma non ci sono scuse: se uno vuole imparare ad andare bene, deve adattarsi al terreno (e non il contrario), perciò insisto.
Le cose migliorano, chiudo il drop iniziale e credo d'aver pure chiuso il secondo doppio (non ne sono così sicuro) ma termino la giornata verso le 12:00 perché non ce la faccio più fisicamente: continuo a frenare impietosamente in qualsiasi punto possa frenare e anche dove non dovrei frenare. Mi lancio all'inseguimento di Oscar Colombo, Fabio del Greco e un terzo ciclista, ma non riesco a mantenere il ritmo né la velocità.. ok, stiamo parlando del top amatori in Italia (i primi due con certezza, il terzo non saprei, ma non sono riuscito a star dietro nemmeno a lui), ma anche se parlassimo del 1/2 amatori in Italia probabilmente sarebbe più o meno la stessa cosa.. quindi decido che è ora di mollare il colpo e tornare a casa.
Non sono insoddisfatto dal weekend, ho comunque girato. In particolare, durante una discesa al Tamaro.. no, non durante tutta, ma nel primo pezzo, fino a prima dei tornantini, mi ero ripromesso di fare proprio il capo con la bici, tipo "Ehi, cazzo, vai di là" e lei doveva andare di là. E ha funzionato, cazzo, ha proprio funzionato! Mi sono sentito padrone del mondo perché finalmente ho preso coscienza del fatto che sono io a controllare la bici e non viceversa. Devo solo riuscire ad applicarlo a tutta una discesa e non solo a un pezzo e poi sono a posto.
Però c'è da lavorare. Oh, quanto c'è da lavorare.
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