domenica 5 dicembre 2010

Aggiornamento fuori stagione

In questo periodo sto girando molto in Liguria. A Finale Ligure, in particolare, dove si può andare sulle piste lisce e tobogose (con Finale Freeride o Elicaride) oppure sulla DH Uomini, la pista di tipica pietraia ligure che più mi manda in crisi e mi gasa allo stesso tempo (come si può leggere di seguito).

Ieri ci sono tornato per 4 discese e ogni volta rimango sempre più basito quanto, in questo sport, la stessa pista cambi completamente ai miei occhi nel giro di poche ore.

Alla prima discesa continuo a fermarmi, a guardare, impaurito, eventuali linee che avrei potuto fare per arrivare giù sano e salvo. Già, solo per arrivare giù sano e salvo. Sono incredibilmente rigido, salto giusto se obbligato ed evito i tre drop disseminati sulla pista. Dell'ormai famoso passaggio finale (il ripido subito dopo la curva netta a sinistra) faccio solo la seconda parte perché non me la sento di prenderlo tutto di fila.

La seconda la prendo da più su, dove c'è il cosiddetto toboga, in modo da arrivare sulla DH un po' più riscaldato. Nel toboga, ripensando a quanto dettomi da Nino settimana scorsa, cerco di buttare più giù la bici in curva ed effettivamente la sento girare meglio. Certo, non ottengo ancora quello che vorrei fosse il mio risultato finale (non frenare del tutto durante la curva e soprattutto entrare piegato il più possibile) anche perché il terreno è comunque umido e fangosello e quindi non mi fido molto. Arrivo sulla DH e in effetti, pur essendo ancora innervosito e timoroso, sono già più tranquillo rispetto a prima. Ancora faccio solo la seconda parte del ripido.

Alla terza magicamente mi sblocco: ora non è importante fare la linea più semplice, ma quella che mi porta a fondo più velocemente. Il controllo della bici cambia decisamente, perché mi sento più sicuro, più morbido e perché adesso sento di poter decidere nettamente dove posizionare la bici. Passaggi che inizialmente mi sembravano proibitivi li passo via senza pensarci troppo.

La quarta, presa anch'essa su dal Toboga, è quella che conferma la direzione intrapresa: guida più sicura, passaggi più rapidi. Addirittura, nella parte finale, dove ci si infila in una specie di piccolo canyon con pietre fisse (tutta l'altra parte è composta da pietre e pietrone smosse in ogni dove), la mia mente comincia a chiedersi "Ma se io tentassi di saltellare tra le pietre anziché di farci rotolare le ruote sopra riuscirei ad andare più veloce?".. certo, la domanda non è così articolata, ma è quella. E in fondo è quello che uno che vuole fare discesa dovrebbe chiedersi durante tutta la discesa.

Decisamente soddisfatto, anche se certi passaggi erano ancora fatti decisamente lentamente. E' però vero che questo genere di piste è più facile da affrontare a velocità più sostenuta che lentamente, solo che dopo un po' è facile perdere lucidità.

Mi spiace solo che mi ci vogliano così tante discese per cominciare a fare delle discese degne di essere chiamate tali.

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