lunedì 6 settembre 2010

Gara DH: Commezzadura

DAY 1
Si arriva alquanto tardi e come al solito si gironzola a caso alla ricerca del posto giusto. Finalmente lo troviamo, montiamo le tende e vi ci infiliamo dentro intorno all'1.30 di mattina.

Un rumore forte mi sveglia, nonostante abbia i tappini per le orecchie. “Occazzo, si è bucato il materassino a Fasa e Andrea”, penso, ma comincia a entrare acqua nella tenda, in qualche assurdo modo. Apro e altra acqua si infila ulteriormente: è partito l'impianto di irrigazione.

Trasciniamo le tende dall'altro lato della strada.

Un paio d'ore dopo si ripete, identica, la scena: parte l'irrigazione del lato opposto. Ovvero il nostro attuale lato. Che due palle.

Sono tutto bagnatello, oltretutto mi sono dimenticato il sacco a pelo a casa e quindi è terrificante, tra freddo e umido.

DAY 2
Dopo la nottata infernale, finalmente arriva il giorno.
Montiamo tutto, compriamo i pass e cominciamo a provare la pista di gara: è molto, molto tecnica; molto, molto difficile. Ci hanno fatto un campionato del mondo, dopotutto, quindi ce lo si aspettava un po' tutti.
C'è qualcosa che non va, però: non ci sono con la testa, penso ad altro (cose come "Non so di cosa stia parlando"), mi sento teso e preoccupato e molto, molto deconcentrato. E infatti cado. Più volte. Finché non mi faccio male. Oltretutto in un passaggio dove cadere non c'entra assolutamente nulla. Mi impunto nel vuoto, perché non c'è motivo di impuntarsi, cado in avanti e vado a sbattere con entrambi i gomiti e col busto contro una lastra di pietra. Manca il fiato, fa male, quasi come a Collio l'anno scorso, quando ero rimasto poi fermo un mese. Anche la bici si danneggia, col bash che si rompe in tre parti, due delle quali si staccano.
Raccolgo i pezzi, mi siedo a lato e aspetto un po', poi riparto e scendo.
Continuo a girare per il resto della giornata, ma se prima non c'ero con la testa adesso ci sono ancora meno. All'ultimo giro faccio il muro finale a caso ed esco un po' di pista: mi devo fermare, inutile proseguire.

Ora sono in tenda, pronto a un'altra notte di freddo, con in più l'altissima probabilità di non prender parte alla gara, perché se magari potrei stringere i denti per la costola, per il gomito la vedo molto, molto dura, dato che ho provato a fare dei semplici movimenti con la bici dopo aver smesso di girare e non ci sono riuscito e si sa che il giorno dopo, di solito, è anche peggio.

Non credo ci sia nulla di rotto, ma in questo momento il dolore è tale da non permettermi di andare in bicicletta nel modo in cui dovrei andare.

Ok, fanculo, è una gara, posso anche non prenderci parte, ma le prossime settimane?

Devo ammettere che in verità sto pensando che tutto questo non serva a nulla: ormai ho 33 anni, quasi 34.. vado in bici da solo un anno e mezzo e mi piace molto, ma fare gare è un'altra cosa.. la pista, l'ho percepito subito, è molto bella ma il livello tecnico necessario è alto.. troppo alto per me.. ma mi manca anche il pelo necessario per affrontarla nel modo giusto.. e nonostante percepissi ciò, ho voluto farlo lo stesso.

Ho fatto il passo più lungo della gamba: ho bisogno un po' di riflettere e di capire meglio cosa voglio fare e come voglio farlo. Soprattutto non si può fare un'attività del genere col timore: io oggi avevo timore, perché la pista e tutto ciò che ci gravita intorno mi hanno spaventato.

Devo imparare ad ascoltare le mie sensazioni e fare un passo indietro.

DAY 3
La prima cosa che faccio è sentire come sta il gomito.. e lo sento messo bene. "Mmm, lasciamo passare qualche minuto", ma non cambia nulla e quindi decido di fare la gara lo stesso.
Le sensazioni oggi sono diverse, mi sento più tranquillo e infatti affronto il percorso meglio.
Faccio quattro discese e in un tutt'e quattro non riesco a fare una tirata unica, dato che il percorso è davvero stancante.

Prima manche
Parto e appena infilatomi nel bosco vado a caso. E ovviamente cado. Recupero rapidamente la bici - non perdo troppo tempo - e riparto al volo. Tempo di fare qualche decina di metri e cado di nuovo. Manda affanculo qualcosa di virtuale e in tempo zero mi demoralizzo. Qualcuno del pubblico però mi urla "Dai, sei appena partito, vai, forza!" e quindi prendo la bici e riparto.
Nella seconda parte del percorso va meglio e riesco a fare più o meno quello che avevo intenzione di fare. Arrivo sul muro finale e passo a frenare con due dita anziché uno perché mi fanno male le mani.
Chiudo con 5'38".

Seconda manche
Essendo caduto due volte, posso solo migliorare. Per assurdo decido di andare più lento. E arrivo in fondo senza grossi problemi. Anzi, in verità riesco ad azzeccare completamente tutte le linee che volevo azzeccare, nonostante mi rendo conto che sono al di fuori della mia portata. Nell'ultima parte, di nuovo, freno con due dita, ma tutta la discesa, decisamente più lenta rispetto a prima, è comunque più pulita.
Chiudo con 5'25".

Non so in classifica generale dove mi sono posizionato (non nel dettaglio, per intenderci), ma in quella di categoria sono terzultimo e in quella degli amatori qualcosa come 54esimo su 65.

Di per sé un risultato pessimo, ma in verità no. No perché la pista era totalmente al di fuori della mia portata.

Mi spiace essermi demoralizzato, ieri, a causa della caduta; a causa della mia incapacità di gestire bene questa pista così impegnativa e affascinante.

Per l'ennesima volta nel mio anno e mezzo di esperienza in bici, devo fare un passo indietro e tornare coi piedi per terra a quella che è la mia realtà e alle mie capacità.

Ovviamente ci si vede alla prossima gara.

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