lunedì 10 settembre 2012

Lavoro sul pistino

La partenza dal basso, vista dall'appoggio.
Questo weekend ho inaugurato una nuova attività, legata sempre alla bici: la creazione di un pistino. Purtroppo sarà un pistino liscio liscio perché questo è ciò che il terreno offre. La speranza è che duri nel tempo e che a forza di passarci e di pioverci sopra, poi, affiorino un po' di sassi e radici. Per questo motivo, comunque, punterà sull'essere ripido, contropendente e completamente da guidare (quindi con curve ripide e strette). Una roba tecnica, diciamo.

Il posto è talmente segreto che nemmeno io so come si chiama, ma per ovvi motivi anche se lo sapessi non lo direi, dato che deve rimanere segreto. Più che altro perché purtroppo parte in un punto che, secondo me, ogni tanto è frequentato (ho cercato alternative ma non ne ho trovate) e siccome parte subito in picchiata dritto dritto verso un appoggio, non è poi così nascosto.

La partenza dall'alto, col primo appoggio.
I punti salienti del pistino sono i seguenti:

1. Non è chiaro se l'area sia privata: se lo fosse, il proprietario potrebbe vederlo e distruggerlo;
2. Non c'è un accesso al pistino vero e proprio, bisogna quindi spingere la bici in salita. A questo punto segue il punto..
3. La parte finale è talmente ripida che nel giro di poche volte potrei rompermi il cazzo, perché dopo due risalite con la bici a spinta non avrei più le forze per fare nient'altro;
4. Ho gli occhi più grandi dello stomaco, quindi sto facendo della roba talmente ripida e piena di contropendenze che quando sarà il momento di affrontarla in bici non ci riuscirò;
5. Sono talmente bravo nel trail building (mai fatto prima) che la prima volta che verrà la pioggia mi distruggerà tutto;
6. Se la pioggia non lo dovesse distruggere, sono talmente bravo nel trail building che la prima volta che lo affronto in bici mi si sfonda sotto le ruote.

Il primo appoggio, in verità, ci può anche stare (si appoggia a due alberi), ma il secondo l'ho dovuto creare dal nulla senza sapere esattamente come farlo. Siccome non ho esperienza, ho messo tutta una serie di rami appoggiati a due tronchetti un po' troppo distanti tra loro (avrei dovuto metterne tre), poi ho ricoperto tutto di terra, ma tra i rami ci sono spazi e quindi le prime piogge trasformeranno la terra in fango, che filtrerà giù per suddetti spazi e rimarranno solo i tronchetti.

In uscita dal primo appoggio, contropendenza, curva verso
destra ripida (anche se non sembra) verso il secondo appoggio.
Eh vabbè, dagli errori si impara, no? Certo che la fatica..

Comunque sia, in circa tre orette di lavoro, sono venuti su due appoggi. No, dico, solo due appoggi. Non che siano state tre ore di lavoro effettivo, ma comunque un ritmo un po' lento, direi.

Prossimo appuntamento domenica: teoricamente, a parte questo primo pezzo, non è necessario creare altri appoggi per tutta la prima parte. Poi dalla seconda metà in giù, la parte ancora più ripida, ci sarà da ridere.

Cristina sul secondo appoggio (stessa foto che si vede
qua a sinistra, ma da un altro punto di vista).
Eppoi una bella struttura, anche se dovrò informarmi per bene su come crearla: un drop di legno con atterraggio ripido. Avrei preferito tenere tutto naturale, dopotutto il drop parte da un sasso. Solo che per poter arrivare sull'atterraggio bisognerebbe arrivarci con una certa velocità. E mantenendo tale velocità poi moriresti, perché atterreresti in superpendenza e davanti a te, tadà, un albero.

Un paio di foto dell'ingresso e della prima contropendenza. Ovviamente le foto non mostrano la vera pendenza.

Sentiti ringraziamenti a Cristina, che si è adoperata sia per aiutarmi in questa nuova opera mastodontica che per fare da punto di riferimento per cercare di mostrare le pendenze.

2 commenti:

  1. dopo tutto quello che ti ho spiegato sabato, minimo mi ci devi portare...anche perchè può essere che non ti abbia dato tutte le indicazioni giuste... :trollface:

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