Dopo una lunga attesa, finalmente sabato scorso sono partito, in compagnia di Ricky Di e Fasana, verso Port du Soleil, in quel di Francia.
L'intenzione è di fuckin' yeah, ma già dal primo giorno c'è qualcosa che non va per il verso giusto, a Chatel: il fango esagerato sulla mia pista preferita (la Bike Patrol); la prima volta con gli spd sul fango su piste non proprio facili; i miei soliti problemi coi salti e le curve (qua portato all'ennesima potenza a causa di infiniti brake bumps e degli spd); aggiungiamoci che al termine della prima giornata ho un nuovo dolore al tendine dell'indice sinistro, che non mi permette di frenare e che mi obbliga quindi a ripiegare sull'uso del medio per non fottermi la vacanza.
Passo il lunedì a prendere confidenza con la frenata anteriore effettuata con il dito medio. Non è affatto facile, ne soffre in particolare il mignolo che sopperisce alle fortissime vibrazioni delle piste di Les Gets. Ancora enormi problemi con le curve e gli incredibili brake bumps che, affrontati a una certa velocità, mi creano esagerate difficoltà nel controllo della bici (forse comincio a sentire un po' la fatica di una bici da freeride con forcella da 160mm, con le gomme a 2.20.. non lo so, proprio non lo so) tanto da portarmi ad affrontare le discese in modi diversi (rimanendo violentemente attaccato al manubrio o alleggerendo il più possibile tutta la bici, ottenendo in linea di massima lo stesso risultato).
Il terzo giorno piove e comunque ho deciso di riposare la mano e vado a farmi una pedalata che mi viene venduta come una 30km. Prendo un paio di funivie e poi, andando un po' a caso, sembra tutto in discesa, su strada bianca. Finché, finalmente, non arrivo alla deviazione per Col de Cou. Supero a mille due tizi troppo scemidimmerda lenti che scendono a spingere le loro bici a mano. Dopo 5 minuti ho il cuore a mille e il fiato cortissimo, perché la salita è di quelle spaccagambe su terreno ghiaioso che se manchi la pedalata la ruota di gira a vuoto. Mi fermo due o tre volte; alcuni pezzi li spingo a mano e finalmente arrivo dove devo arrivare: Col de Cou è esattamente a metà tra Francia e Svizzera. Comincio la discesa, che è una carrabile dove mi gaso a mille e sento la bici saltellare a destra e a manca, dato che ho una pressione di 2.55. Ma mi gaso e mi diverto, dato che non c'è nulla di tecnico e c'è solo da godersi la discesa in mezzo ai monti e alle merde di vacca.
Torno allo chalet e incontro Ricky e Fasa.. cambio le ruote, cambio abbigliamento e andiamo a farci qualche discesa per la DH de La Pleney, che finalmente è asciutta (prima volta che mi capita) e, dopo la bici saltellante, mi sento gasatissimo e sicuro di me.
Al quarto e al quinto giorno si torna a invece si è di nuovo a Les Gets..mi sono ormai abituato a frenare col medio, quindi ho più confidenza e finalmente mi lascio andare su qualche salto, seguendo Dede e Nino. Addirittura mi lancio da solo su un doppietto/step up. Ovviamente arrivo corto, ma l'averlo tentato da solo, senza qualcuno che mi desse la velocità, mi da soddisfazione.
Venerdì ci si sposta di nuovo a Chatel, ma per qualche strano motivo i pantaloni mi si incastrano nella sella e decido, con Fasana, di andare nella città di Chatel a comprare un paio di pantaloncini a caso. Con €15 me la cavo, ma il problema è tornare al bike park, perché la strada è in salita e noi siamo abbastanza stanchi. Aspettiamo il bus per 1h30' e alla fine decido di saltare in sella e pedalare. Faticoso a dir poco, visto che sono anche in assetto discesistico. Arrivo a Chatel, salgo e mi faccio una discesa curvosa. Ovviamente è uno schifo. Risalgo e faccio una discesa sulla Bike Patrol. Mi cago addosso nei punti più difficili e faccio una pessima discesa. Risalgo e incontro Fasana (non era risalito con me a pedali ma a spinta). Ci facciamo una discesa insieme ma è uno schifo totale. Torniamo a Morzine e a metà strada ci dividiamo. Incontro Greg Schillaci. Sono distrutto, ma mi indica la rossa che scende verso la funivia. E' asciutta e meravigliosa e me la godo a mille, anche se purtroppo sono devastato e quindi soffro particolarmente in certi punti. Mi indica poi la nera, che va giù a Morzine. Lo seguo. La pista più pendente cha abbia mai fatto, probabilmente: una pendenza unica dall'inizio alla fine. La stanchezza ormai si è impadronita del mio corpo e la pendenza continua mi fa percorrere la pista a velocità infime in frenata perenne.
Per fortuna sono di nuovo a casa: la prossima volta mi faccio sette giorni, con una giornata di totale riposo. Non posso arrivare al sesto giorno di discesa in questo stato di devastazione fisica.
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