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giovedì 12 aprile 2012

Stanchezza pesata

Ieri ho cambiato il mio workout pesistico.. praticamente ho preso il carico massimo che faccio solitamente all'ultima ripetizione, prendo come esempio il bench press = 5 reps x 46kg, ne ho preso il 70% (quindi 32kg) e ho fatto 3 sets x 15 reps x 32kg , pompando il più velocemente possibile senza perdere il controllo, con recuperi di circa 30". Il risultato è che a metà workout sono sceso di 1kg sui manubri e 2kg sul bilanciere (quindi al 65% del carico massimo) perché al quinto set di ogni esercizio arrivavo devastato.

Non mettendo su massa (per qualsivoglia motivo) sto cercando di concentrarmi sullo sviluppo della forza esplosiva, che ritengo sia molto importante per andare in bibicletta.

Non so bene se possa servire allo scopo, ma oggi sono davvero, davvero stanco e infatti, stamattina, complice anche il fatto che anche per il commuting sono tornato ai flat, ho fatto una fatica tremenda a venire in ufficio.

I flat.. eh già, ho sperimentato perché sabato scorso, non essendo andato in montagna, sono andato al parco e sono rimasto colpito dalla confidenza che avevo con loro (messi, per l'occasione, al posto degli spd sulla bici xc).. tendenzialmente per il commuting sono mille volte meglio gli spd, ma prima di tornare a loro preferisco dare ai flat un'altra possibilità.. giusto perché sta arrivando il periodo del "Ma sì, dopo lavoro me ne rimango a girare nel parco a fare curve piatte e saltini stupidi" e preferirei affrontarlo con i flat.

mercoledì 14 settembre 2011

Due foto della gara di Madesimo

Ecco un paio di foto della gara di Madesimo (con un po' di valori modificati, dato che le foto originali risultavano un po' piatte).




sabato 6 agosto 2011

Una settimana sottotono a Port du Soleil

Dopo una lunga attesa, finalmente sabato scorso sono partito, in compagnia di Ricky Di e Fasana, verso Port du Soleil, in quel di Francia.

L'intenzione è di fuckin' yeah, ma già dal primo giorno c'è qualcosa che non va per il verso giusto, a Chatel: il fango esagerato sulla mia pista preferita (la Bike Patrol); la prima volta con gli spd sul fango su piste non proprio facili; i miei soliti problemi coi salti e le curve (qua portato all'ennesima potenza a causa di infiniti brake bumps e degli spd); aggiungiamoci che al termine della prima giornata ho un nuovo dolore al tendine dell'indice sinistro, che non mi permette di frenare e che mi obbliga quindi a ripiegare sull'uso del medio per non fottermi la vacanza.

Passo il lunedì a prendere confidenza con la frenata anteriore effettuata con il dito medio. Non è affatto facile, ne soffre in particolare il mignolo che sopperisce alle fortissime vibrazioni delle piste di Les Gets. Ancora enormi problemi con le curve e gli incredibili brake bumps che, affrontati a una certa velocità, mi creano esagerate difficoltà nel controllo della bici (forse comincio a sentire un po' la fatica di una bici da freeride con forcella da 160mm, con le gomme a 2.20.. non lo so, proprio non lo so) tanto da portarmi ad affrontare le discese in modi diversi (rimanendo violentemente attaccato al manubrio o alleggerendo il più possibile tutta la bici, ottenendo in linea di massima lo stesso risultato).

Il terzo giorno piove e comunque ho deciso di riposare la mano e vado a farmi una pedalata che mi viene venduta come una 30km. Prendo un paio di funivie e poi, andando un po' a caso, sembra tutto in discesa, su strada bianca. Finché, finalmente, non arrivo alla deviazione per Col de Cou. Supero a mille due tizi troppo scemidimmerda lenti che scendono a spingere le loro bici a mano. Dopo 5 minuti ho il cuore a mille e il fiato cortissimo, perché la salita è di quelle spaccagambe su terreno ghiaioso che se manchi la pedalata la ruota di gira a vuoto. Mi fermo due o tre volte; alcuni pezzi li spingo a mano e finalmente arrivo dove devo arrivare: Col de Cou è esattamente a metà tra Francia e Svizzera. Comincio la discesa, che è una carrabile dove mi gaso a mille e sento la bici saltellare a destra e a manca, dato che ho una pressione di 2.55. Ma mi gaso e mi diverto, dato che non c'è nulla di tecnico e c'è solo da godersi la discesa in mezzo ai monti e alle merde di vacca.
Torno allo chalet e incontro Ricky e Fasa.. cambio le ruote, cambio abbigliamento e andiamo a farci qualche discesa per la DH de La Pleney, che finalmente è asciutta (prima volta che mi capita) e, dopo la bici saltellante, mi sento gasatissimo e sicuro di me.

Al quarto e al quinto giorno si torna a invece si è di nuovo a Les Gets..mi sono ormai abituato a frenare col medio, quindi ho più confidenza e finalmente mi lascio andare su qualche salto, seguendo Dede e Nino. Addirittura mi lancio da solo su un doppietto/step up. Ovviamente arrivo corto, ma l'averlo tentato da solo, senza qualcuno che mi desse la velocità, mi da soddisfazione.

Venerdì ci si sposta di nuovo a Chatel, ma per qualche strano motivo i pantaloni mi si incastrano nella sella e decido, con Fasana, di andare nella città di Chatel a comprare un paio di pantaloncini a caso. Con €15 me la cavo, ma il problema è tornare al bike park, perché la strada è in salita e noi siamo abbastanza stanchi. Aspettiamo il bus per 1h30' e alla fine decido di saltare in sella e pedalare. Faticoso a dir poco, visto che sono anche in assetto discesistico. Arrivo a Chatel, salgo e mi faccio una discesa curvosa. Ovviamente è uno schifo. Risalgo e faccio una discesa sulla Bike Patrol. Mi cago addosso nei punti più difficili e faccio una pessima discesa. Risalgo e incontro Fasana (non era risalito con me a pedali ma a spinta). Ci facciamo una discesa insieme ma è uno schifo totale. Torniamo a Morzine e a metà strada ci dividiamo. Incontro Greg Schillaci. Sono distrutto, ma mi indica la rossa che scende verso la funivia. E' asciutta e meravigliosa e me la godo a mille, anche se purtroppo sono devastato e quindi soffro particolarmente in certi punti. Mi indica poi la nera, che va giù a Morzine. Lo seguo. La pista più pendente cha abbia mai fatto, probabilmente: una pendenza unica dall'inizio alla fine. La stanchezza ormai si è impadronita del mio corpo e la pendenza continua mi fa percorrere la pista a velocità infime in frenata perenne.

Per fortuna sono di nuovo a casa: la prossima volta mi faccio sette giorni, con una giornata di totale riposo. Non posso arrivare al sesto giorno di discesa in questo stato di devastazione fisica.

mercoledì 15 settembre 2010

domenica 22 agosto 2010

Bellwald si presenta e il Tamaro mi mette i piedi in testa

Bellwald. Come l'unica altra pista svizzera che conosco, è una pista coi controcoglioni.

Alla prima discesa è un continuo "Eh?!? Ma scherzi?". Non per la difficoltà della pista, quanto per gli innumerevoli salti che si incrociano durante la discesa.

Poi incontro gli altri (Dede, Nino, Tia, Max) e mi sciolgo un po' di più.

Affronto quasi tutti i salti, tranne un paio che effettivamente sono troppo grossi per me. Non grossi del tipo che sono lunghi, ma perché sono tecnici. E io ovviamente la tecnica non ce l'ho. Me ne accorgo in particolare sul secondo salto, una sorta di step up, dove una volta su due rischio di morire, perché un conto è saltare, un conto è saltare bene. E siccome io non so ancora fare il secondo, rischio la vita ogni volta. Però insisto e dico ciao ogni volta a Morte.

Col progredire della giornata aumenta la velocità, quindi salti che prima erano normali diventano esagerati: prima atterravo decisamente prima del landing, adesso atterro SOPRA il landing, quindi arrivo sbagliato, ossia troppo lento per chiudere il salto e troppo veloce per chiuderlo "per finta". Rischio la vita un po' di volte. Ma è parte del gioco, no?

Decido di non rimanere lì un'altra giornata, quindi mi avvicino e mi fermo a dormire ai piedi del Tamaro.

Domenica mattina, dopo una colazione rapida, comincio le discese al Tamaro.

Scassatissimo, non ce n'è. Più scassato di quanto abbia mai visto prima in vita mia. Ma non ci sono scuse: se uno vuole imparare ad andare bene, deve adattarsi al terreno (e non il contrario), perciò insisto.

Le cose migliorano, chiudo il drop iniziale e credo d'aver pure chiuso il secondo doppio (non ne sono così sicuro) ma termino la giornata verso le 12:00 perché non ce la faccio più fisicamente: continuo a frenare impietosamente in qualsiasi punto possa frenare e anche dove non dovrei frenare. Mi lancio all'inseguimento di Oscar Colombo, Fabio del Greco e un terzo ciclista, ma non riesco a mantenere il ritmo né la velocità.. ok, stiamo parlando del top amatori in Italia (i primi due con certezza, il terzo non saprei, ma non sono riuscito a star dietro nemmeno a lui), ma anche se parlassimo del 1/2 amatori in Italia probabilmente sarebbe più o meno la stessa cosa.. quindi decido che è ora di mollare il colpo e tornare a casa.

Non sono insoddisfatto dal weekend, ho comunque girato. In particolare, durante una discesa al Tamaro.. no, non durante tutta, ma nel primo pezzo, fino a prima dei tornantini, mi ero ripromesso di fare proprio il capo con la bici, tipo "Ehi, cazzo, vai di là" e lei doveva andare di là. E ha funzionato, cazzo, ha proprio funzionato! Mi sono sentito padrone del mondo perché finalmente ho preso coscienza del fatto che sono io a controllare la bici e non viceversa. Devo solo riuscire ad applicarlo a tutta una discesa e non solo a un pezzo e poi sono a posto.

Però c'è da lavorare. Oh, quanto c'è da lavorare.

lunedì 16 agosto 2010

In solitaria sulla DH Uomini

Così, dopo cinque giorni (quattro e mezzo, in verità) a girare in Francia, mi sono buttato in Liguria per prendere un po' di sole e per mangiare un po' di spaghetti ai frutti di mare, ma anche per girare sulla DH Uomini a Finale Ligure. Sotto la pioggia, ovviamente.

Praticamente mi sono fatto due discese in solitaria per la DH Uomini, pure senza guanti (non li trovo più).. la prima molto tranquilla, la seconda leggermente più lanciata ma comunque non a tutta (rispetto alle mie capacità), come sempre quando sono in solitaria. Dopotutto ci giravamo solo io e due ragazzi tedeschi, ma non sono mai riuscito a scendere con loro perché quando io arrivavo su loro erano già partiti da un po'.

Al primo giro mi sono fermato a guardare il passaggio del video che avevo fatto insieme ad Aadm nell'ormai lontano marzo, mentre nel secondo sono andato giù abbastanza sicuro. Non veloce, no, perché non sono ancora così sgamato e rilassato da saltare via quel passaggio come fanno i veri pro, ma senza nemmeno quella lentezza esasperata di marzo. Inoltre il terreno non era proprio pulito (sassi smossi disseminati dappertutto) e di per sé la DH Uomini non è la pista più semplice al mondo, anche se per assurdo proprio questo suo essere così spaccata la rende fattibilissima anche sotto la pioggia (un po' come la Laghetto alle Betulle, per intenderci).

Ho girato poco, sì, ma sono comunque soddisfatto.

giovedì 12 agosto 2010

Vacanze - Day 6 - Morzine e ritorno

Stanotte ha piovuto taaaanto, perciò non sono andato da nessuna parte. Non inizialmente.

Prendo la bici con l'intenzione di lavarla, ma la pioggia diminuisce e quando arrivo alla funivia (dove c'è la pompa spara-acqua) il terreno non mi sembra così messo male. Perciò fanculo e decido di girare qua a Morzine.

Perché non l'ho fatto prima?

Parto e vedo un ingresso nel bosco, quindi anziché seguire la pista "normale" (quella dove vanno tutti) mi butto giù di lì. Mio dio.. radici, fango normale, fango colloso e fango viscido uno dopo l'altro; ripidi scivolosissimi tra radici; un ripido tipo infinito con mega compressione finale. Porca miseria, forse la pista più bella che abbia fatto finora qua: al primo giro, ancora freddissimo, alcuni pezzi li faccio portando la bici a mano, altri li faccio steso a terra scivolando perché cadi e non riesci a fermarti, tant'è viscido il fango. Una meraviglia.

Però anche taaaanto faticoso: per stare in piedi devo frenare, poi devo schiacciare la bici in modo che abbia più aderenza possibile e quindi già alla seconda discesa sento tanta fatica addosso.

Ne faccio quattro, in totale, perché mi sono detto "E quattro vien da sé" ma non sapevo come dire il cinque, quindi sono tornato in albergo.

Più che altro è proprio noioso girare da soli e non a caso quando incrocio altre persone (il percorso entra ed esce da quello "normale", quindi ogni tanto incontro qualcuno) mi gaso e mollo i freni, come in una sfida. Eh sì, è così. Invece da solo boh, scendi, ok, ma non c'è quel supergasamento che si prova quando si scende insieme.

Un pezzo non sono riuscito a farlo in piedi: la prima volta sono sceso a mano, la seconda sono volato all'inizio e sono arrivato alla fine scivolando, la terza idem con patate, la quarta, convintissimo, sono quasi arrivato alla fine e invece blam, sono volato di nuovo.

Ora vado a mangiare la pasta da Dede e Nino e poi parto per Milano. Tanto le protezioni e quant'altro sono ormai totalmente zuppe di acqua, perciò ho finito di girare qua a Portes du Solei, per quest'anno.

mercoledì 11 agosto 2010

Vacanze - Day 5 - Châtel/Les Gets

Causa meteo, mattino a Châtel e pomeriggio a Les Gets.

C'è poco da dire: tenta e ritenta e ritenta ancora e le curve in appoggio cominciano a venirmi decentemente. Stamattina una Bike Patrol con drop iniziale (mezzo droppato, mezzo copiato, non so come spiegare). Poi volevo farmi il road gap, ma causa pioggia non ci sono riuscito (e dato che domani gireremo a Les Gets, mi sa che non lo farò per questa stagione). Un paio di passaggi belli (tipo uscire in salto da una sponda per infilarsi in quella successiva, oppure accennare un transfer) poi rientro sulla bagnata Super Morzine tra megaradici e un ripido da paura che ho fatto praticamente a caso.

Una volta trasferito a Les Gets, gira e rigira e rigira per fare curve con sponde, per saltare via radici, per fare il doppio finale, per pompare sempre, anche da fermo, perché pompare ti fa mantenere velocità.

Mi sto divertendo. E sto prendendo confidenza con la velocità e con le ruote in aria. Solo che manca poco alla fine di queste ferie. E il pensiero di prolungarle un pochino si fa sempre più strada nella mia testolina.

martedì 10 agosto 2010

Vacanze - Day 4 - Châtel

Di nuovo a Châtel, ma come riscaldamento, stavolta, ho fatto la Haute Tension. Avevo detto che la Cha-Nada era la pista più aiuto del mondo? Beh, questa qua, per altri motivi, è la più aiuto del mondo: la partenza, io e due altri ragazzi, l'abbiamo fatto passandoci le bici una alla volta.. la verticalità era tipo quasi.. totalmente verticale e il terreno friabile e con frenata pari a zero. Considerando quindi che si andava giù quasi in verticale su terreno no-freno, abbiamo preferito scendere a mano. Faticando non poco.
Poi per il resto siamo scesi normali. Più o meno. Del tipo che io un paio di volte sono dovuto cadere apposta per appoggiarmi al lato perché non sapevo come altro fermarmi.
Pazzesca.

Magari da ripetere dopo qualche discesa, non come riscaldamento.

Il resto della giornata non ho voglia di raccontarlo.

Buonanotte.

lunedì 9 agosto 2010

Vacanze - Day 3 - Les Gets

Mah. Sinceramente preferisco Châtel, per ora: anche se di là le piste sono praticamente uguali a queste di qua (quindi sponda, poi sponda, poi panettoncino, poi sponda, poi panettoncino, poi doppio finale e poi brake bumps a cannone dappertutto), ce ne sono almeno un po' decisamente interessanti, dove far saltar via le ruote tra le radici e cose del genere.

Di mezzo DH c'è la "Le canyon", che però è praticamente un canyoncino con in mezzo raidici e pietre, ma c'è poco da fare, tipo che molli tutto, cerchi di saltare via tutto e via, senza curve e senza niente di che. Una Laghetto senza pietre e senza curve e molto, molto meno scassata, se volessimo fare un paragone.

Ho paura che tutto questo lisciume, poi, mi porti a spaventarmi quando incontrerò di nuovo i miei percorsi scassati, ma vabbè, staremo a vedere.

Questo non significa che non mi piaccia, anzi: mi sto divertendo davvero un casino, sto mollando i freni come mai prima e sto facendo salti in continuazione (ho chiuso il road gappino all'inizio della nera - decisamente facile, devo ammetterlo, perché ha un atterraggio che perdona, infatti sono arrivato corto - un piccolo gap a caso poco dopo, panettoni qua e là, un doppio che se lo guardi dici "Eh beh" ma poi in verità non è così "Eh beh", e poi salti qua e là a caso, dove capita) grazie anche a Nino e Dede, a cui piacciono molto questo genere di cose.

Diciamo che questa vacanza mi servirà molto a prendere confidenza con le curve, con i salti e con la velocità ignorante. Ma anche a cercare di ignorare i brake bumps, perché sono davvero esagerati.

Per il resto, aspettiamo il rientro in Italia. A meno che domani, a Châtel, non scopra cose megagiga sulle altre quattro nere che non ho fatto ieri.

Niente foto, ancora, perché alla fine qua se prendi qualcosa al mattino te lo devi portare in giro tutta la giornata. Ma magari domani me la porto dietro, giusto così per. Boh. Non so. Ma anche no.

Vacanze - Day 2 - Châtel

Primo giorno di ferie - nel vero senso della parola, quindi escluso il viaggio.

Mi sveglio dopo una nottata tra alti e bassi (e cambia posizione, e chiudi il sacco a pelo, e riaprilo perché fa caldo, e controlla se c'è già il sole). Come già un altro paio di volte, non sono così stanco come mi sarei aspettato.

Faccio una rapida e triste colazione a base di caffè e due plumcakes dell'Esselunga (che schifo) e poi vado in città, dove la funivia è ancora spenta. Ovvio, sono in anticipissimo. Tutto vestito da powerbiker, vado in una panetteria e compro due croissant appena sfornati. Delizia. Aspetto e aspetto ma quelli che saranno i compagni di vacanza non arrivano. Ci sentiamo al telefono e scopro d'essere alla funivia sbagliata, quindi butto la bici in auto e vado giù verso un altro posto (ora non ricordo il nome).

Cominciamo a girare.

Come al solito, ci metto minimo tre discese per cominciare a scaldarmi. Mettici poi dentro che in questo posto tutte le piste mi mandano in crisi perché sono a) veloci e b) piene di curve in appoggio, allora vado giù come la merda.

Faccio un salto che sembra alla mia portata e lo ripeto. Sono contento. Il drop non lo faccio nemmeno, tanto più o meno è come quello di mezzo al Tamaro quindi boh, non mi interessa più di tanto.

Poi scopro la pista Cha-Nada.. e minchia giuro di non aver mai visto una pista così impossibile da fare in sella. Infatti non la faccio in sella, ma scendo a mano per almeno il 70% della pista se non di più. Non era asciutta, ok, ma non era nemmeno fangazza viscidazza.. eppure.. radici, pendenze.. roba che la guardavo e ridevo.

Decido di visitare anche l'altra nera, la Bike Patrol, e ovviamente me ne innamoro. La ripeto altre volte, intermezzandola con le più semplici per non perdere la confidenza che sto cominciando ad avere con le curve in appoggio.

Decisamente la Cha-Nada è per me fuori portata (considerato anche che comincia con un supergiga drop che atterra nel nulla ed è poi intermezzata da altri drop che solo a guardarli mi sono cagato addosso), mentre la Bike Patrol, a parte qualche pezzo qua e là un po' gigafangoso, è davvero una meraviglia di radici. All'ultimo giro, poi, ho pure fatto il drop di apertura che, inizialmente, mi aveva lasciato un po' perplesso.

Soddisfatto per la giornata di oggi, decisamente.

Chissà se riuscirò, entro la fine delle vacanze, a farmi la Cha-Nada in sella (drop esclusi, direi)?

Vacanze - Day 1 - Arrivo e niente più

Con un giorno di ritardo copincollo quello che ho scritto ieri.

Sono proprio contento d'aver prenotato un albergo perché qua (ora sono a Châtel) non è come da noi, che ti piazzi dove ti pare e via: qua sono dei piccoli paesini pieni di negozi, di gente, di viavai, e quindi mi sento come se fossi in giro per Milano e pensassi "Dai, va', parcheggio il Doblò qui in corso Buenos Aires e dormo".
Ora sono in un posto infestato da milioni di insetti, con un fiumiciattolo poco più giù che fa scroshscrosh (meno male che ho i tappi), automobili che continuamente sfilano dietro di me e pure una casetta qui a lato.. insomma, tutt'altra cosa rispetto alla quiete dei miei vecchi accampamenti casuali (in particolare mi viene in mente Molini di Triora). Oltretutto la precarietà del mio materassino (messo a caso, strettissimo tra borsoni e bici) mi fa intuire la nottata che passerò, dato che per risparmiare spazio non mi sono nemmeno portato il cuscino.

Sto solo aspettando che cali la notte, così me la metto dietro alle spalle e sarà solo l'ennesimo simpatico episodio da raccontare per farsi due risate. No, non ora. Ora proprio non sto ridendo.

Cazzo.

Sì, sono proprio contento d'aver prenotato un albergo.

giovedì 5 agosto 2010

Quasi in partenza

Agosto non è mese di gare, si riprenderà a settembre.

Ne approfitto, quindi, per andare alla cazzo di cane (leggi: dormendo dove capita in tenda o nel Doblò, senza sapere dove fare la doccia, con due taniche di acqua che spero di riuscire a riempire in qualche modo) a Les Gets/Morzine/Chatel, dove altra gente che conosco si recherà a partire da sabato. Dato che si sono svegliati prima (o meglio, dato che solo troppo tardi ho saputo quando sarei potuto andare via), loro dormiranno in appartamenti in affitto, con tutte le comodità del caso. L'invidia non è poca.

Ora sto facendo la lista delle cose da portarsi dietro, ma ho la super paranoia di dimenticare qualcosa. Che non è il massimo, dato che non portarsi qualcosa di importante significa rimanere senza per tutta la settimana. Passi il tagliaunghie, ma magari gli occhiali da vista meglio non lasciarli indietro.

Minchia, cosa sto dimenticando?!?!?!?!?

Weetabix
Caffè solubile
Sugo pronto
Pasta
Riso
Sale grosso
Zucchero
Pane a fette
Olio + aceto + sale
Spazzolino
Dentifricio
Lenti
Liquido lenti
Deodorante
Sapone
Shampoo
Tutte le magliette tecniche
Pantalone DH
Pantaloncini
Maglione SBKX
Jeans
Maglietta Mitchumm
Maglietta Thor
Tutte le mutande
Tutte le calze
4 magliette ricambio
Cappellino
K-way
Occhiali da vista
Muddy Mary + Datura
Tools
Protezioni
5.10 + Etnies blu
Casco giallo
Pompa
PCino
Macchina foto
Go Pro
Cellulare
O-key (banca)
Tenda
Materassino
Cuscino
Sacco a pelo
Detersivo per lavare
Bacinella per lavare
Fornetto + accendigas
Bombolette gas
Posate
Infradito
Scarpe chiuse

martedì 8 giugno 2010

Allargo il manubrio

Avevo il manubrio a 730 e volevo portarlo a 750 (spostando le manopole verso l'esterno), ma devo aver preso male le misure e ora il manubrio è largo 780. Praticamente le manopole stanno sporgendo di 3.5cm per lato, ma essendo rigide stanno bene in posizione.

Ho sbagliato, ma dato che non ho voglia di portarle giù a 750 (ma come cazzo ho fatto a sbagliare?!?!?) me le terrò così e vediamo un po' come va.

martedì 25 maggio 2010

Unò Dué Unò Dué

Dato che anche scendere dal marciapiede mi manda dolorin doloretti al mignoletto e dato che non si parla di andare in palestra almeno per questa settimana (ma porc cazz minc fig fanc, etc), stasera anziché tornare a casa a lavare un po' di piatti, a fare piccola manutenzione sulla bici (tipo cambiare il cavo del cambio che è diventato un mostro di Lockness) e a pulire il pavimento perché sembra che casa mia sia diventata una miniera di carbone, sono "casualmente" passato al Parco Nord, ho rimosso il mio caschettino e praticamente mi ci sono fermato dentro un'oretta.

Non so quanti km ho percorso, non so a che velocità, non so niente.

So solo che mi girava altamente il cazzo non poter nemmeno andare su un cazzo di sterratino perché ogni minima vibrazione mi faceva pensare "Ouch, il dito". Un bitumaro di 'sta minchia, per dirla tutta.

Eh vabbè, questa settimana andrà avanti così. "Per il bene della prossima", mi dico. E poi subito dopo mi mando a cagare, ovvio.

Ouch, il dito.

domenica 23 maggio 2010

Primo mini-infortunio dell'anno

Prima uscita stagionale a Pian delle Betulle e primo infortunio dell'anno.

Per arrivare alla pista chiamata Laghetto si fa una carrabile dove col passare degli anni si sono creati delle specie di wallride di terra in prossimità delle curve e uno di questi walride ha una radice nella parte discendente.

Alla mia quarta discesa, quando ho cominciato a carburare bene, ho deciso di prenderne uno in modo bello potente e alto, per combattere la mia paura di inclinare la bici (anche se sono su un wallride, non riesco mai a buttare completamente in orizzontale il mio mezzo).

L'ho vista, quella radice, e mi sono detto: "Uhm, secondo me potrebbe essere un problema", ma me ne sono fregato. E ovviamente l'ho presa in pieno con la ruota anteriore, così mi si è chiuso lo sterzo e sono caduto.

Di per sé la caduta è stata come tante altre, però, come a volte succede, il mio mignolo si è trovato dove non si sarebbe dovuto trovare.

Risultato: falangina e unghia del mignolo viola, dimensioni del ditino pari a quelle del medio, sanguettino qua e là, circa 5 ore di ospedale a Lecco per sentirmi dire che "no, dai, la radiografia non mostra fratture.. sì, forse una piccola infrazione, ma niente di che". Mi hanno fatto lavare il dito, togliere le croste di sangue che si erano create, messo un cerotto perché "poi la gente che lo vede si disgusta" e poi un cosino di alluminio e spugna che mi si aggrappa al dito come una scimmia e che lo difende un pochino (ovviamente durante la notte l'ho perso). Niente gesso, insomma.

Bah, mi importa solo che guarisca in fretta e il fatto che non ci sia una frattura nel vero senso della parola mi fa pensare che dovrebbe sistemarsi in non troppo tempo.

Però fa male, devo ammettere, e l'unghia viola non è piacevole da vedersi. Eppoi oggi non sono potuto andare in bici.

Ouch ouch.

Aggiornamento: me lo sono steccato con lo stecchino di un ghiacciolo perché quel ranocchio di alluminio non serve a nulla..

domenica 25 aprile 2010

Odore di gomma

Svegliarsi al mattino con l'odore di un treno di gomme di fianco al letto è.. beh.. ha un suo perché..



Meglio ancora guardare un metro oltre al letto e vedere le tue tre biciclette.. fantastico.. ma niente foto.

Domani pedalata in modalità test sul Monte Canto: Joplin e LoboLoco dietro. Vediamo se posso rivalutare questa gomma che sul davanti non mi ha convinto molto.

giovedì 1 aprile 2010

Il dopo-gara saturato

Questa foto, scattata dal Mitchumm Team, mi lascia.. senza parole.

Meravigliosa, anche dal punto di vista della post-produzione.

Devastazione? Sconforto? Delusione? Io lo so, io c'ero. Ma lo terrò per me.

E continua a piovere

Quanto odio la pioggia.. la parte di allenamento dedicata alla pedalata prevista per domenica sul Monte Canto è a rischio a causa di 'sta cazzo di pioggia che mi sta sturando totalmente le palle.
Ovviamente "sturare le palle" non vuol dire assolutamente nulla, ma non ha alcuna importanza.

Giusto per, ecco una foto di Aadm di una parte di me - in primo piano - e la mia bici - in secondo piano, scattata a Finale Ligure al termine di quella giornata fangosa. Ho specificato primo e secondo piano per non rischiare che qualcuno potesse confondermi con la mia bicicletta.

Ieri mi sono tagliato un po' i capelli. Un po'. Tanto. Tipo rasato. Così magari sudo di meno quando metto il casco. Dato che mi è arrivata la chiavetta internet, stasera se riesco faccio una foto alla mia nuova capigliatura e la metto qua. Perché è un evento: era ormai dal lontano 1997 che non mi rasavo i capelli.

Ne approfitto anche per ringraziare ufficialmente Giovanni (Meroni): sotto la sua esperta supervisione - diciamo che ha fatto praticamente tutto lui - abbiamo revisionato e pulito a fondo tutta la Canyon. Grazie Giovanni! Spero che il vino ti sia piaciuto..