marzo
24 - Coggiola - SE Sprint - 215° su 293 (73/100) - 26'30
maggio
5 - Priero - SE Sprint - 104° su 203 (48/100) - 14'43
[WIP]
Risultato parziale 2013
2 gare = 60/100 (-11 posizioni)
Risultato finale 2012
3 gare = 71/100 (+10 posizioni)
Risultato finale 2011
4 gare = 61/100 (-9 posizioni)
Risultato finale 2010
10 gare = 70/100
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martedì 1 gennaio 2013
lunedì 16 aprile 2012
Cadute, serie sterzo e testicoli
Sabato mattina mi sveglio prestissimo: devo passare per Bedizzole a ritirare il vetro posteriore del mio Doblò (che poi risulta diverso da quello che montavo io, ma più o meno dovrebbe andare bene) e poi puntare verso Torbole, per il Welcome Season organizzato da quelli dell'Alto Garda Bike Area, sia sabato che domenica. Situazione ideale per provare la Canyon DH, no?
Il meteo giurava fine del mondo, ma, mi son detto, al massimo non mi fermo entrambi i giorni.
Arrivato a Torbole, faccio avanti e indietro per qualcosa come mezz'ora, per capire dove andare e poi per capire dove parcheggiare. I negozianti della via principale m'avranno dato dell'idiota vedendomi passare e ripassare continuamente con il mio Doblò coi vetri oscurati (da un telo blu).
La prima risalita avviene verso le 11: per riscaldarmi scelgo la "Val del diaol". Con le sue pietre e le sue radici, tutte belle bagnate dalla pioggia dei giorni precedenti, è il paradiso del viscido. E io, nell'ultimo periodo, ho avuto grossi problemi con queste condizioni. Mi faccio coraggio e cerco di vivermela bene. Non sono per niente a mio agio sulla Canyon DH, ma mi convinco che sia una cosa normale e cerco di andare con un minimo di scioltezza, nonostante sia la mia prima discesa e in condizioni non ottimali. Se non si fosse capito, sto cercando di cambiare un po' il mio approccio.
La prima parte è ok.. la bici sguscia via un po' dove vuole lei, il mio ritmo è decisamente lento e cerco di capire che posizione mantenere in sella per affrontare al meglio un percorso del genere, composto quasi unicamente di sassi e radici, intervallati da sassi e radici. Entro nella seconda parte, un po' più deciso, e dopo pochi metri perdo l'anteriore e poi tutto il resto della bici, finendo a terra dopo aver preso un tremendo colpo alla palla destra e un fortissimo pop/crack emesso dalla bici. Non vedo nulla di rotto, quindi rimonto in sella e facendomi coraggio arrivo di nuovo giù, non con qualche - molte - difficoltà.
Da quel momento in poi praticamente il dolore è continuo e.. beh, non entrerò nei dettagli, ma da oggi, per tre giorni, vado di Nimesulide, come ha detto il dottore (diciamo che ieri avrei potuto fare esercizi sulla medicine ball, senza usare una medicine ball).
Facendo vedere la bici a un altro tizio, nota che la serie sterzo balla troppo. Stringiamo il tutto e, col manubrio che fatica un po' a girare, riprendo a fare discese.. ogni tanto cado, ogni tanto mi fermo, ogni tanto scendo a ritmi un po' più decenti ma in generale scendo a ritmi bassissimi.
Durante la penultima discesa, la seconda caduta pesante della giornata. Di nuovo mi parte via l'anteriore, la bici vola a sinistra e io volo a destra, con la spalla direttamente su di un sasso. Mi viene un po' a mancare il fiato, come quando ho preso i colpi alle costole in passato, ma dura poco e quindi riprendo senza troppi problemi. Ovviamente oggi la spalla ha un bel livido.
Faccio un'ultima discesa e chiudo così la giornata. La serie sterzo è proprio ballerina, quindi, dopo un paio di birre, vado con Alex a Riva del Garda, dal suo meccanico, dove scopriamo che quel pop/crack è stato emesso dalla compression ring - in polimero, o anche plastica - della serie sterzo. €35,00 e la cambio con una di metallo. Incluso nel prezzo comunque c'è qualche bicchiere di spumante, un amarcord molto piacevole sugli anni di gara del meccanico e uno spritz.
Un po' brillo, saluto Alex e il meccanico e me ne torno a Torbole. Salgo per la strada del monte e, in un piccolo spiazzo, parcheggio per la notte. Chiudo la bici sul lato del Doblò, preparo il materassino e i sacchi a pelo, mi mangio un piatto di pasta e, alle 21.30 circa, chiudo gli occhi nella speranza che, dopo aver sbagliato per sabato, il meteo sbagli anche per domenica, evitando di piovere.
Passo la notte sotto i colpi costanti delle gocce d'acqua, rigirandomi per via del dolore alla spalla e alla palla (ah ah) e per il materassino che, ormai, non mantiene più la sua rigidità: non è granché dormire sul fondo del Doblò di ferro, tutto a righe. Verso le 5.30, sento dei passi e qualcuno che bussa sul portellone. Ovviamente è stato un sogno, dato che non c'è nessuno, lì in montagna, sul bordo della strada, ma ormai la mia mente si è allarmata e non riesco più a riaddormentarmi. Verso le 6 e qualcosa viene fuori un po' di luce, quindi mi sveglio del tutto, preparo l'auto (dopo aver lavato per bene la bici), faccio colazione.
Durante la preparazione, rifletto un po': il dolore al testicolo è decisamente aumentato; la stanchezza del giorno prima assieme a quella della notte non proprio in bianco ma diciamo in grigio chiaro è potente; la pioggia insistente durata tutta la notte mi fa immaginare le condizioni del terreno. Decido di tornare a Milano. Il viaggio è difficoltoso: la stanchezza si fa sempre più sentire, così come il dolore. Una volta a Milano, poi, mi rendo conto ancora di più delle mie condizioni, tanto da ritrovarmi con la febbre a 38 e una visita al pronto soccorso in mancanza del medico di famiglia.
Ed eccomi qua, dolorante e un po' deluso dalle mie prestazioni, sia in bici che umane: ritmi bassissimi in discesa e malaticcio dopo una notte in auto, come tante altre che ho passato nel recente passato.
Spero solo sia stato un caso. Nel frattempo, però, vorrei capire come risolvere il problema del materassino, perché ho dormito davvero scomodo. Eppure è uno di quei materassini superfichissimi autogonfianti che spaccano il culo del mulo.
Ah, dimenticavo.. decisamente caduta di stile totale in quelle condizioni, con un andamento altalenante con la bici che va da tutte le parti.. pessima, pessima roba da vedersi, ma impossibile da combattere.
Il meteo giurava fine del mondo, ma, mi son detto, al massimo non mi fermo entrambi i giorni.
Arrivato a Torbole, faccio avanti e indietro per qualcosa come mezz'ora, per capire dove andare e poi per capire dove parcheggiare. I negozianti della via principale m'avranno dato dell'idiota vedendomi passare e ripassare continuamente con il mio Doblò coi vetri oscurati (da un telo blu).
La prima risalita avviene verso le 11: per riscaldarmi scelgo la "Val del diaol". Con le sue pietre e le sue radici, tutte belle bagnate dalla pioggia dei giorni precedenti, è il paradiso del viscido. E io, nell'ultimo periodo, ho avuto grossi problemi con queste condizioni. Mi faccio coraggio e cerco di vivermela bene. Non sono per niente a mio agio sulla Canyon DH, ma mi convinco che sia una cosa normale e cerco di andare con un minimo di scioltezza, nonostante sia la mia prima discesa e in condizioni non ottimali. Se non si fosse capito, sto cercando di cambiare un po' il mio approccio.
La prima parte è ok.. la bici sguscia via un po' dove vuole lei, il mio ritmo è decisamente lento e cerco di capire che posizione mantenere in sella per affrontare al meglio un percorso del genere, composto quasi unicamente di sassi e radici, intervallati da sassi e radici. Entro nella seconda parte, un po' più deciso, e dopo pochi metri perdo l'anteriore e poi tutto il resto della bici, finendo a terra dopo aver preso un tremendo colpo alla palla destra e un fortissimo pop/crack emesso dalla bici. Non vedo nulla di rotto, quindi rimonto in sella e facendomi coraggio arrivo di nuovo giù, non con qualche - molte - difficoltà.
Da quel momento in poi praticamente il dolore è continuo e.. beh, non entrerò nei dettagli, ma da oggi, per tre giorni, vado di Nimesulide, come ha detto il dottore (diciamo che ieri avrei potuto fare esercizi sulla medicine ball, senza usare una medicine ball).
Facendo vedere la bici a un altro tizio, nota che la serie sterzo balla troppo. Stringiamo il tutto e, col manubrio che fatica un po' a girare, riprendo a fare discese.. ogni tanto cado, ogni tanto mi fermo, ogni tanto scendo a ritmi un po' più decenti ma in generale scendo a ritmi bassissimi.
Durante la penultima discesa, la seconda caduta pesante della giornata. Di nuovo mi parte via l'anteriore, la bici vola a sinistra e io volo a destra, con la spalla direttamente su di un sasso. Mi viene un po' a mancare il fiato, come quando ho preso i colpi alle costole in passato, ma dura poco e quindi riprendo senza troppi problemi. Ovviamente oggi la spalla ha un bel livido.
Faccio un'ultima discesa e chiudo così la giornata. La serie sterzo è proprio ballerina, quindi, dopo un paio di birre, vado con Alex a Riva del Garda, dal suo meccanico, dove scopriamo che quel pop/crack è stato emesso dalla compression ring - in polimero, o anche plastica - della serie sterzo. €35,00 e la cambio con una di metallo. Incluso nel prezzo comunque c'è qualche bicchiere di spumante, un amarcord molto piacevole sugli anni di gara del meccanico e uno spritz.
Un po' brillo, saluto Alex e il meccanico e me ne torno a Torbole. Salgo per la strada del monte e, in un piccolo spiazzo, parcheggio per la notte. Chiudo la bici sul lato del Doblò, preparo il materassino e i sacchi a pelo, mi mangio un piatto di pasta e, alle 21.30 circa, chiudo gli occhi nella speranza che, dopo aver sbagliato per sabato, il meteo sbagli anche per domenica, evitando di piovere.
Passo la notte sotto i colpi costanti delle gocce d'acqua, rigirandomi per via del dolore alla spalla e alla palla (ah ah) e per il materassino che, ormai, non mantiene più la sua rigidità: non è granché dormire sul fondo del Doblò di ferro, tutto a righe. Verso le 5.30, sento dei passi e qualcuno che bussa sul portellone. Ovviamente è stato un sogno, dato che non c'è nessuno, lì in montagna, sul bordo della strada, ma ormai la mia mente si è allarmata e non riesco più a riaddormentarmi. Verso le 6 e qualcosa viene fuori un po' di luce, quindi mi sveglio del tutto, preparo l'auto (dopo aver lavato per bene la bici), faccio colazione.
Durante la preparazione, rifletto un po': il dolore al testicolo è decisamente aumentato; la stanchezza del giorno prima assieme a quella della notte non proprio in bianco ma diciamo in grigio chiaro è potente; la pioggia insistente durata tutta la notte mi fa immaginare le condizioni del terreno. Decido di tornare a Milano. Il viaggio è difficoltoso: la stanchezza si fa sempre più sentire, così come il dolore. Una volta a Milano, poi, mi rendo conto ancora di più delle mie condizioni, tanto da ritrovarmi con la febbre a 38 e una visita al pronto soccorso in mancanza del medico di famiglia.
Ed eccomi qua, dolorante e un po' deluso dalle mie prestazioni, sia in bici che umane: ritmi bassissimi in discesa e malaticcio dopo una notte in auto, come tante altre che ho passato nel recente passato.
Spero solo sia stato un caso. Nel frattempo, però, vorrei capire come risolvere il problema del materassino, perché ho dormito davvero scomodo. Eppure è uno di quei materassini superfichissimi autogonfianti che spaccano il culo del mulo.
Ah, dimenticavo.. decisamente caduta di stile totale in quelle condizioni, con un andamento altalenante con la bici che va da tutte le parti.. pessima, pessima roba da vedersi, ma impossibile da combattere.
sabato 21 gennaio 2012
Calendario gare 2012
aprile
01 - Coggiola (BI) - SE Sprint - 191° su 299 (64/100) - 21'58 (vincitore 16'01)
maggio
27 - Petosino (BG) - DH FCI - 59° su 70 (84/100) - 4'01 (vincitore 3'00)
giugno
10 - Pogno (NO) - SE Pro - 182° su 277 (65/100) - 27'45 (vincitore 18'40)
luglio
01 - San Pellegrino (BG) - DH FCI
08 - Prali (TO) - DH FCI
15 - Madesimo (SO) - SE Sprint
settembre
09 - Fai della Paganella (TN) - DH FCI
Risultato parziale 2012
3 gare = 71/100 (+10 posizioni)
Risultato finale 2011
4 gare = 61/100 (-9 posizioni)
Risultato finale 2010
10 gare = 70/100
01 - Coggiola (BI) - SE Sprint - 191° su 299 (64/100) - 21'58 (vincitore 16'01)
maggio
27 - Petosino (BG) - DH FCI - 59° su 70 (84/100) - 4'01 (vincitore 3'00)
giugno
10 - Pogno (NO) - SE Pro - 182° su 277 (65/100) - 27'45 (vincitore 18'40)
luglio
01 - San Pellegrino (BG) - DH FCI
08 - Prali (TO) - DH FCI
15 - Madesimo (SO) - SE Sprint
settembre
09 - Fai della Paganella (TN) - DH FCI
Risultato parziale 2012
3 gare = 71/100 (+10 posizioni)
Risultato finale 2011
4 gare = 61/100 (-9 posizioni)
Risultato finale 2010
10 gare = 70/100
lunedì 2 gennaio 2012
L'ambiente DH italiano
Guardando qualche video di gare italiane dh del 2011.. mi chiedo se mi piaccia o meno l'ambiente.. la risposta ovviamente è no, quindi la domanda è retorica.
Ma in fondo cosa ci si può aspettare da un paese in cui l'apparenza è al di sopra della sostanza, in uno "sport" (se così lo si può chiamare, dato che la gara è la foce della vera preparazione sportiva e, si sa, sono pochi, al di fuori degli elite, coloro che la inseguono) così incentrato sull'iocel'hodurismo e al quantosonofichismo.
Banale io che mi meraviglio ancora di certe cose..
Ma in fondo cosa ci si può aspettare da un paese in cui l'apparenza è al di sopra della sostanza, in uno "sport" (se così lo si può chiamare, dato che la gara è la foce della vera preparazione sportiva e, si sa, sono pochi, al di fuori degli elite, coloro che la inseguono) così incentrato sull'iocel'hodurismo e al quantosonofichismo.
Banale io che mi meraviglio ancora di certe cose..
martedì 9 agosto 2011
A Caldirola succedono cose strane
Domenica sono tornato a Caldirola, dove non mettevo piede dalla gara. Stavolta, però, con gli spd.
Inutile nascondere che se sono un idiota con i flat, con gli spd lo sono quattro volte tanto (come hanno dimostrato le ultime vacanze a Morzine), ma non posso arrendermi e quindi devo continuare a usarli. Come ho detto una volta a Ricky Di: "A volte si devono fare un passo indietro per poi farne due in avanti". Ecco, io ora ne ho fatti una quarantina, ma pian piano magari riprenderò ad andare in avanti, chissà.
Le discese sono state accettabili. Dico solo accettabili perché in certi punti ero davvero ridicolo; un pupazzo in balia degli eventi. Al primo giro sulla pista della gara sono riuscito a forare il posteriore (in verità me appena ho fatto un pezzo in particolare ho pensato "Uh, adesso buco" e così è stato), pizzicando. Ero a una pressione di 2.20, quindi l'ho portata su a 2.30. Devo dire che non ho notato quasi per nulla la differenza e non ho pizzicato di nuovo nelle discese successive.
Più volte mi sono steso a causa degli spd: nel tentativo di staccarmi, mi sono trascinato a terra più volte. Insomma, devo ancora prendere confidenza con questo tipo di pedale e devo prendere confidenza - solo mentale, non tecnica - con le curve fatte coi piedi attaccati alla bici.
In particolare è successa una cosa strana sulla cosiddetta DH3: in uscita dal bosco c'è una sorta di doppio (che ovviamente taglio corto), seguito poi da una sorta di autostrada veloce in contropendenza. Subito dopo segue una curva verso destra in appoggio. Ecco, non so esattamente come, ma credo d'aver piegato troppo perché a un certo punto ho sentito entrambe le ruote perdere aderenza. D'istinto, ho cercato di staccare il piede per appoggiarlo a terra e rialzare la bici, ma non ce l'ho fatta. La velocità era abbastanza alta e tirando sul piede ho ovviamente fatto abbassare ulteriormente la bici, tanto da farmi prendere dentro il terreno con la caviglia. "Puttana eva cado", ho pensato, e invece niente, non sono scivolato rovinosamente a terra e addirittura, non so ancora come, ho riportato la bici su e ho proseguito la mia discesa.
Diciamo che più ci ripenso e più non capisco cosa sia successo. Anche lì, appena finita la discesa, sono rimasto a fissare il terreno e a ripensare a cosa fosse capitato e al perché non fossi finito a terra. La conclusione è che le ruote tengono molto di più di quanto io creda. Nonostante ciò, non ho più buttato così tanto giù la bici, quindi non è che adesso, con questa nuova conoscenza, sono diventato il re delle pieghe. Anzi.
Però fanno pensare, 'ste cose..
Inutile nascondere che se sono un idiota con i flat, con gli spd lo sono quattro volte tanto (come hanno dimostrato le ultime vacanze a Morzine), ma non posso arrendermi e quindi devo continuare a usarli. Come ho detto una volta a Ricky Di: "A volte si devono fare un passo indietro per poi farne due in avanti". Ecco, io ora ne ho fatti una quarantina, ma pian piano magari riprenderò ad andare in avanti, chissà.
Le discese sono state accettabili. Dico solo accettabili perché in certi punti ero davvero ridicolo; un pupazzo in balia degli eventi. Al primo giro sulla pista della gara sono riuscito a forare il posteriore (in verità me appena ho fatto un pezzo in particolare ho pensato "Uh, adesso buco" e così è stato), pizzicando. Ero a una pressione di 2.20, quindi l'ho portata su a 2.30. Devo dire che non ho notato quasi per nulla la differenza e non ho pizzicato di nuovo nelle discese successive.
Più volte mi sono steso a causa degli spd: nel tentativo di staccarmi, mi sono trascinato a terra più volte. Insomma, devo ancora prendere confidenza con questo tipo di pedale e devo prendere confidenza - solo mentale, non tecnica - con le curve fatte coi piedi attaccati alla bici.
In particolare è successa una cosa strana sulla cosiddetta DH3: in uscita dal bosco c'è una sorta di doppio (che ovviamente taglio corto), seguito poi da una sorta di autostrada veloce in contropendenza. Subito dopo segue una curva verso destra in appoggio. Ecco, non so esattamente come, ma credo d'aver piegato troppo perché a un certo punto ho sentito entrambe le ruote perdere aderenza. D'istinto, ho cercato di staccare il piede per appoggiarlo a terra e rialzare la bici, ma non ce l'ho fatta. La velocità era abbastanza alta e tirando sul piede ho ovviamente fatto abbassare ulteriormente la bici, tanto da farmi prendere dentro il terreno con la caviglia. "Puttana eva cado", ho pensato, e invece niente, non sono scivolato rovinosamente a terra e addirittura, non so ancora come, ho riportato la bici su e ho proseguito la mia discesa.
Diciamo che più ci ripenso e più non capisco cosa sia successo. Anche lì, appena finita la discesa, sono rimasto a fissare il terreno e a ripensare a cosa fosse capitato e al perché non fossi finito a terra. La conclusione è che le ruote tengono molto di più di quanto io creda. Nonostante ciò, non ho più buttato così tanto giù la bici, quindi non è che adesso, con questa nuova conoscenza, sono diventato il re delle pieghe. Anzi.
Però fanno pensare, 'ste cose..
martedì 31 maggio 2011
Gara DH: Caldirola 2011
Non mi dilungherò troppo nel raccontare questa gara, perché ormai la foga che avevo l'anno scorso nel riportare le cose è scemata col passare del tempo.
Purtroppo a Caldirola ho messo ancora più in evidenza il mio problema - la mia paura - con i salti: li affronto molto, molto piano, li faccio tutti corti e dove posso schiacciare schiaccio. E se schiacciare va anche bene in certi casi, in altri tale azione risulta in un'enorme perdita di tempo. Come s'è visto benissimo nella gara del weekend passato.
Nella prima manche faccio tutto quello che dovevo fare esattamente come lo volevo fare. Non salto praticamente nulla e dato che non c'erano le cosiddette chicken line, ho dovuto sempre prendere le rampe a velocità infime, così da atterrare il prima possibile, al rallentatore. Ne risulta un tempo di 3:53.84 (per intenderci, Milivinti ha chiuso la gara in 2:58.86).
Nella seconda manche, quindi, mi vedo costretto a pedalare ovunque mi sia possibile pedalare, così da cercare di guadagnare almeno un pochino del tempo che irrimediabilmente perdo (non) facendo i salti alla cazzo di cane. Grazie a ciò chiudo la gara in 3:47.68, guadagnando quindi 6 secondi rispetto alla prima manche e circa 20 posizioni in classifica.
E' un risultato abbastanza penoso, ma sono soddisfatto perché non sarei stato in grado di fare meglio e soprattutto perché, per la prima volta in una gara, ho pedalato di brutto ovunque potessi pedalare per tentare di andare più veloce di quanto stessi andando. E ciò è bene.
Devo sbloccarmi sui salti, perché è sempre più un problema davvero grosso.
In classifica generale finisco 190° su 259 partecipanti totali. Con la solita normalizzazione arrivo a 73 su 100. All'ultima gara di DH seria (esclusa Commezzadura, dove ero andato totalmente in crisi) mi ero posizionato 66° su 100.. c'è quindi un nettissimo peggioramento e anche là, a causa dei salti, avevo rallentato parecchio.
Di solito, col passare del tempo, si migliora. Io invece, apparentemente, sto peggiorando, nonostante la sensazione sia invece quella di migliorare.
Mi chiedo se dipenda dal fatto che, in fondo, non sia più così infogato come l'anno passato.
Vediamo settimana prossima a Petosino.
Purtroppo a Caldirola ho messo ancora più in evidenza il mio problema - la mia paura - con i salti: li affronto molto, molto piano, li faccio tutti corti e dove posso schiacciare schiaccio. E se schiacciare va anche bene in certi casi, in altri tale azione risulta in un'enorme perdita di tempo. Come s'è visto benissimo nella gara del weekend passato.
Nella prima manche faccio tutto quello che dovevo fare esattamente come lo volevo fare. Non salto praticamente nulla e dato che non c'erano le cosiddette chicken line, ho dovuto sempre prendere le rampe a velocità infime, così da atterrare il prima possibile, al rallentatore. Ne risulta un tempo di 3:53.84 (per intenderci, Milivinti ha chiuso la gara in 2:58.86).
Nella seconda manche, quindi, mi vedo costretto a pedalare ovunque mi sia possibile pedalare, così da cercare di guadagnare almeno un pochino del tempo che irrimediabilmente perdo (non) facendo i salti alla cazzo di cane. Grazie a ciò chiudo la gara in 3:47.68, guadagnando quindi 6 secondi rispetto alla prima manche e circa 20 posizioni in classifica.
E' un risultato abbastanza penoso, ma sono soddisfatto perché non sarei stato in grado di fare meglio e soprattutto perché, per la prima volta in una gara, ho pedalato di brutto ovunque potessi pedalare per tentare di andare più veloce di quanto stessi andando. E ciò è bene.
Devo sbloccarmi sui salti, perché è sempre più un problema davvero grosso.
In classifica generale finisco 190° su 259 partecipanti totali. Con la solita normalizzazione arrivo a 73 su 100. All'ultima gara di DH seria (esclusa Commezzadura, dove ero andato totalmente in crisi) mi ero posizionato 66° su 100.. c'è quindi un nettissimo peggioramento e anche là, a causa dei salti, avevo rallentato parecchio.
Di solito, col passare del tempo, si migliora. Io invece, apparentemente, sto peggiorando, nonostante la sensazione sia invece quella di migliorare.
Mi chiedo se dipenda dal fatto che, in fondo, non sia più così infogato come l'anno passato.
Vediamo settimana prossima a Petosino.
lunedì 18 aprile 2011
Non ho più il fisico
Sabato a Caldirola sono andato oltre. Oltre il mio stato fisico; oltre i miei normali ritmi.
Il risultato è stato che dopo circa 6 discese ho cominciato a perdere colpi e le ultime tre le ho fatte a ritmi infimi tanto da non avventurarmi nella decima perché non avrebbe avuto alcun senso.
Appena arrivato mi faccio qualche discesa in solitaria: cerco qualcuno a cui accodarmi, ma ogni volta non trovo nessuno, così scendo solo soletto (non riesco a incontrare Beppe, che probabilmente sale mentre scendo e viceversa).
Dopo qualche discesa si attacca a me un tizio - che poi scoprirò chiamarsi Gaetano. Non ci diciamo nulla finché non siamo di nuovo su: mi informa che vuole "cercare di starmi dietro". No, dico, a me. Vabbè.
Allora parto. Sbaglio completamente una curva, mi rigiro e lo vedo subito dietro. Quindi mi è stato alquanto attaccato al culo. Gli dico di andare, ma lui insiste che vada io. Prendo una curva successiva un po' malaccio e per evitare gli alberi, mi rovescio rotolando su alcune radici. Mi rialzo e lui è praticamente attaccato. Gli ripeto che se vuole andare avanti che ci vada pure, ma insiste di nuovo. Vabbè. Arriviamo giù.
Cominciamo a chiacchierare un po', perché anche lui fa gare di Superenduro (infatti ha una bici da enduro).
Torniamo su altre due volte e altre due volte lui vuole starmi dietro perché dice che così lo tiro. Ovviamente io DEVO tirarlo, quindi mi impegno appalla. Le discese vanno giù lisce, ma quando arriviamo sotto lui è praticamente subito dietro. Giriamo alle stesse velocità, io e Gaetano, con la differenza che per me questo è tirare forte, che lui ha 46 anni (12 in meno di me) e ha cominciato ad andare in bici tre anni fa (contro i miei due anni). Insomma, ne ha!
Nell'ultima parte della pista rischio di perdere il manubrio a causa del dolore alle braccia e alle mani, quindi decidiamo di fermarci per pranzare. Mi rendo però già conto che in queste tre discese ho dato tutto quello che avevo, perciò al pomeriggio gli chiedo di mettersi davanti. Meno male, perché tra errori e stanchezza mi lascia un pochino indietro.
Nella seconda discesa a parti invertite mi riprendo un po', standogli ben attaccato al culo.
Vado su per la terza, gasatissimo, ma appena partiti mi rendo conto che non ne ho proprio più, che il mio essermi ripreso è durato ben poco.
Mi fermo, ci scambiamo i numeri con l'idea di rivederci presto a girare insieme - spero proprio di sì, visto l'effetto che mi fa! - e mi dirigo verso Milano: sono davvero devastato.
Sarà perché non faccio più palestra come prima? Sarà perché ho spinto dibbrutto in un posto come Caldirola che, a tratti, è davvero spaccata? Non lo so, ma bisogna fare qualcosa, perché non posso essere sfondato così tanto da non riuscire ad andare in bici il giorno dopo.
Comunque sia, mi sono proprio divertito, per la seconda volta di fila, a Caldirola.
Il risultato è stato che dopo circa 6 discese ho cominciato a perdere colpi e le ultime tre le ho fatte a ritmi infimi tanto da non avventurarmi nella decima perché non avrebbe avuto alcun senso.
Appena arrivato mi faccio qualche discesa in solitaria: cerco qualcuno a cui accodarmi, ma ogni volta non trovo nessuno, così scendo solo soletto (non riesco a incontrare Beppe, che probabilmente sale mentre scendo e viceversa).
Dopo qualche discesa si attacca a me un tizio - che poi scoprirò chiamarsi Gaetano. Non ci diciamo nulla finché non siamo di nuovo su: mi informa che vuole "cercare di starmi dietro". No, dico, a me. Vabbè.
Allora parto. Sbaglio completamente una curva, mi rigiro e lo vedo subito dietro. Quindi mi è stato alquanto attaccato al culo. Gli dico di andare, ma lui insiste che vada io. Prendo una curva successiva un po' malaccio e per evitare gli alberi, mi rovescio rotolando su alcune radici. Mi rialzo e lui è praticamente attaccato. Gli ripeto che se vuole andare avanti che ci vada pure, ma insiste di nuovo. Vabbè. Arriviamo giù.
Cominciamo a chiacchierare un po', perché anche lui fa gare di Superenduro (infatti ha una bici da enduro).
Torniamo su altre due volte e altre due volte lui vuole starmi dietro perché dice che così lo tiro. Ovviamente io DEVO tirarlo, quindi mi impegno appalla. Le discese vanno giù lisce, ma quando arriviamo sotto lui è praticamente subito dietro. Giriamo alle stesse velocità, io e Gaetano, con la differenza che per me questo è tirare forte, che lui ha 46 anni (12 in meno di me) e ha cominciato ad andare in bici tre anni fa (contro i miei due anni). Insomma, ne ha!
Nell'ultima parte della pista rischio di perdere il manubrio a causa del dolore alle braccia e alle mani, quindi decidiamo di fermarci per pranzare. Mi rendo però già conto che in queste tre discese ho dato tutto quello che avevo, perciò al pomeriggio gli chiedo di mettersi davanti. Meno male, perché tra errori e stanchezza mi lascia un pochino indietro.
Nella seconda discesa a parti invertite mi riprendo un po', standogli ben attaccato al culo.
Vado su per la terza, gasatissimo, ma appena partiti mi rendo conto che non ne ho proprio più, che il mio essermi ripreso è durato ben poco.
Mi fermo, ci scambiamo i numeri con l'idea di rivederci presto a girare insieme - spero proprio di sì, visto l'effetto che mi fa! - e mi dirigo verso Milano: sono davvero devastato.
Sarà perché non faccio più palestra come prima? Sarà perché ho spinto dibbrutto in un posto come Caldirola che, a tratti, è davvero spaccata? Non lo so, ma bisogna fare qualcosa, perché non posso essere sfondato così tanto da non riuscire ad andare in bici il giorno dopo.
Comunque sia, mi sono proprio divertito, per la seconda volta di fila, a Caldirola.
martedì 12 aprile 2011
Un po' pedalo, un po' discendo
Sabato pedalata su per il Sange con Bone, in modo da tenere un po' in funzione le gambe che, di nuovo, mi hanno dato un po' di quasi-crampi in quel di Pogno, domenica scorsa.
Con la nuova molla più dura, la salita è andata tranquilla, con i soliti due/tre strappi potenti con muri verticali, ma mi sono reso conto che mentalmente non ne avevo più al termine della discesa (siamo scesi a Campsirago, risaliti di nuovo e scesi fino in fondo). Ho pensato "Ma sì, un'altra salita riuscirei a farla", ma poi mi son detto "Però chi cazzo c'ha voglia?".
La discesa è stata decente: avendo fatto due volte il primo pezzo, al secondo giro ho girato leggermente meglio (al primo giro mi sono trovato un tizio che mi urlava "oh oh!" in mezzo alla pista perché era pieno di alberi tagliati) ma non al massimo. In particolare, arrivati poi nella seconda parte (quella in seguito alla luuuuuuuuunga parte pedalata), ho avuto qualche problemino qua e là e non ho mai lasciato troppo andare i freni.
Alla fine di tutto ho sentito un po' di dolore alle braccia, nonostante comunque non sentissi particolarmente di avere una molla più dura del solito.
Domenica, invece, giretto a Caldirola per fare solo e unicamente discesa. Il programma della giornata è di a) testare e settare per bene il nuovo Leatt Brace e b) testare per bene la molla dura. E sono cominciati i disastri.
Alla prima discesa uso il LB con gli aggancini larghi (è una taglia small), ma praticamente mi sale e quindi quando porto la testa indietro riesco a vedere giusto qualche metro avanti e mi sento un po' spaventato e rigido. Finisco la pessima discesa e cambio gli aggancini, mettendo quelli medi. Sembra andare meglio ma comunque mi sale e mi spinge la mascherina contro il naso, limitandomi quindi la visuale e, soprattutto, tappandomi il naso! Allo stesso tempo, in entrambe le discese, nelle parti più scassate ho un po' di problemi con la molla rigida, che comincia a farsi sentire: mi sento traballare tutto e quindi mi sento più insicuro, frenando troppo. Oltretutto al termine della seconda discesa ho le braccia doloranti.
Forse è davvero troppo dura per me, ma stupidamente, tornato giù, cambio la molla e contemporaneamente abbasso la pressione delle ruote, andando all'anteriore da circa 2.20 (una Wicked Will con minime raccomandate a 1.50) a 1.80, mentre al posteriore scendo da 2.50 a 2.25 (la mia pressione ideale che per qualche motivo non avevo controllato prima di scendere). Ovviamente, cambiando tutti 'sti settaggi, la guida ne guadagna parecchio, ma pensandoci ora mi chiedo se abbia dipeso di più la pressione delle ruote o la molla o entrambe.
Test molla da ripetere la prossima volta, quindi.
Approfitto della pausa pranzo per capire, insieme a Cristian e Paolo, quale potrebbe essere la combinazione migliore per il LB: optiamo per tornare agli aggancini larghi e di allontanare la pinnetta posteriore, di modo che ci sia ancora un po' più di spazio. Il risultato è che finalmente il LB si posiziona correttamente.
Il problema è che ogni tanto mi viene in su e io devo spingerlo giù col casco: a questo problema ovvio usando le stringhettine, che lo àncorano perfettamente e che, in caso vada in su, torni giù automaticamente.
Finalmente mi sembra che vada bene (anche se devo abituarmi un po' ad avercelo addosso, dato che non ho ovviamente la libertà di movimento che avevo prima), ma ormai sono le 16 e, senza accorgermene, è già ora di avviarsi verso casa onde evitare di incontrare tutta la gente di mare al ritorno da un weekend particolarmente caldo e soleggiato.
Peccato. Sarà per il prossimo giro.
Con la nuova molla più dura, la salita è andata tranquilla, con i soliti due/tre strappi potenti con muri verticali, ma mi sono reso conto che mentalmente non ne avevo più al termine della discesa (siamo scesi a Campsirago, risaliti di nuovo e scesi fino in fondo). Ho pensato "Ma sì, un'altra salita riuscirei a farla", ma poi mi son detto "Però chi cazzo c'ha voglia?".
La discesa è stata decente: avendo fatto due volte il primo pezzo, al secondo giro ho girato leggermente meglio (al primo giro mi sono trovato un tizio che mi urlava "oh oh!" in mezzo alla pista perché era pieno di alberi tagliati) ma non al massimo. In particolare, arrivati poi nella seconda parte (quella in seguito alla luuuuuuuuunga parte pedalata), ho avuto qualche problemino qua e là e non ho mai lasciato troppo andare i freni.
Alla fine di tutto ho sentito un po' di dolore alle braccia, nonostante comunque non sentissi particolarmente di avere una molla più dura del solito.
Domenica, invece, giretto a Caldirola per fare solo e unicamente discesa. Il programma della giornata è di a) testare e settare per bene il nuovo Leatt Brace e b) testare per bene la molla dura. E sono cominciati i disastri.
Alla prima discesa uso il LB con gli aggancini larghi (è una taglia small), ma praticamente mi sale e quindi quando porto la testa indietro riesco a vedere giusto qualche metro avanti e mi sento un po' spaventato e rigido. Finisco la pessima discesa e cambio gli aggancini, mettendo quelli medi. Sembra andare meglio ma comunque mi sale e mi spinge la mascherina contro il naso, limitandomi quindi la visuale e, soprattutto, tappandomi il naso! Allo stesso tempo, in entrambe le discese, nelle parti più scassate ho un po' di problemi con la molla rigida, che comincia a farsi sentire: mi sento traballare tutto e quindi mi sento più insicuro, frenando troppo. Oltretutto al termine della seconda discesa ho le braccia doloranti.
Forse è davvero troppo dura per me, ma stupidamente, tornato giù, cambio la molla e contemporaneamente abbasso la pressione delle ruote, andando all'anteriore da circa 2.20 (una Wicked Will con minime raccomandate a 1.50) a 1.80, mentre al posteriore scendo da 2.50 a 2.25 (la mia pressione ideale che per qualche motivo non avevo controllato prima di scendere). Ovviamente, cambiando tutti 'sti settaggi, la guida ne guadagna parecchio, ma pensandoci ora mi chiedo se abbia dipeso di più la pressione delle ruote o la molla o entrambe.
Test molla da ripetere la prossima volta, quindi.
Approfitto della pausa pranzo per capire, insieme a Cristian e Paolo, quale potrebbe essere la combinazione migliore per il LB: optiamo per tornare agli aggancini larghi e di allontanare la pinnetta posteriore, di modo che ci sia ancora un po' più di spazio. Il risultato è che finalmente il LB si posiziona correttamente.
Il problema è che ogni tanto mi viene in su e io devo spingerlo giù col casco: a questo problema ovvio usando le stringhettine, che lo àncorano perfettamente e che, in caso vada in su, torni giù automaticamente.
Finalmente mi sembra che vada bene (anche se devo abituarmi un po' ad avercelo addosso, dato che non ho ovviamente la libertà di movimento che avevo prima), ma ormai sono le 16 e, senza accorgermene, è già ora di avviarsi verso casa onde evitare di incontrare tutta la gente di mare al ritorno da un weekend particolarmente caldo e soleggiato.
Peccato. Sarà per il prossimo giro.
lunedì 14 marzo 2011
E con la prima, arrivò l'abbandono
L'anno scorso, all'ultima gara di stagione, mi sono ritirato a Melette perché il dolore alle costole era forte. Ma anche perché era successo qualcosa dentro di me e mi sono reso conto, durante le prove, di non essere psicologicamente in grado di affrontare un percorso del genere nelle condizioni in cui si trovava. Mi era già successo qualche settimana prima, in Val di Sole, ma lì la gara l'avevo fatta comunque, con pessimi risultati.
Questo weekend, alla prima gara di DH della stagione, non ho preso parte alla gara, anche se stavolta il ritiro non è dipeso direttamente da me - non ho deciso di tirarmi indietro né per dolori né per muri psicologici.
Faccio un passo indietro e comincio dall'inizio.
Sabato mattina ci prepariamo, io e i fratelli Di, per cominciare a provare la pista di Pieve di Teco, una delle più lunghe e fisicamente impegnative del calendario DH italiano. Il problema è che ha piovuto parecchio e quindi la pista è decisamente infangata.
Qualche passaggio qua e là è davvero complicato per me e in generale non riesco a fare tutta la pista in una sola volta. Oltre a non farla d'un fiato, ho anche problemi a farla decentemente, con il continuo timore di scivolare a destra e a manca, quindi sono praticamente incollato ai freni e scendo a ritmi da bradipo.
Quindi, a conferma di ciò che avevo notato a Melette, mi viene totalmente a mancare la confidenza su fango: il cosiddetto canyon lo faccio metà in sella e metà fuori sella, buttando giù il piede in continuazione fino all'apice durante la terza discesa, quando scendo e accompagno la bici a piedi. Zero confidenza.
Dopo tre sole prove, la giornata finisce e passo una buona mezz'ora al freddo - ma freddo freddo! - per lavare la bici. Poi comincia a piovigginare. Ancora più freddo.
Mi sento un po' indeciso, ma dopo tutti questi km di viaggio e la spesa, non posso non prender parte alla gara.
Il mattino dopo ci si sveglia con la pioggia, che in verità non ha mai smesso di cadere. L'idea di inzupparsi nell'acqua gelida per provare la pista e di rimanere inzuppato con un freddo invernale fino alla prima manche non mi piace affatto. Però decidiamo comunque di provarla una volta. Un po' tardi, ma non fa niente.
Saliamo, proviamo la discesa e, miracolo, la pista tieni molto, ma molto più di ieri, tanto che mi devo fermare a un certo punto della discesa per riposare le braccia perché, per quanto tenga, scendo comunque coi freni tirati. Il motivo della tenuta è proprio la pioggia: ha reso il fango più liquido, quindi non c'è più quell'ammasso di fangazza appiccicosa che riempe le ruote e ne fa perdere il grip. Inoltre il fango che rende le pietre viscide è stato lavato via, portando nuovamente alla luce le meravigliose pietre liguri che tengono dibbrutto.
Il freddo è penetrante, ma ovviamente scendendo ci si scalda, quindi quando arrivo giù mi sento più tranquillo del giorno prima, nonostante sia completamente bagnato e inzuppato. Mi metto quindi in coda e prendo il furgone per risalire. Intorno a me, però, vedo solo numeri intorno al 150 o giù di lì, a parte un ragazzo col 220. Guardo l'orologio del furgone e noto che sono già le 11.05 e io ho la partenza alle 11.22. Penso alla risalita e mi accorgo che probabilmente POTREI farcela. Però poi mi ricordo che c'è un piccolo trasferimento in salita da fare in bici per arrivare alla partenza.
Scendo al volo dal furgone e via, pedalo per arrivare alla partenza. Quando arrivo stanno chiamando il numero 210. Il mio turno è già passato. Mi avvicino lo stesso, dato che ci sono altri due ragazzi in ritardo, ma il giudice di gara è decisissimo: non si parte.
Torno giù, ma prima mi fermo a guardare la gente passare in un punto della pista. E passano tutti abbastanza veloce. Già, perché in condizioni come queste solitamente fanno la gara solo quelli che hanno manico. A parte il sottoscritto, ovvio.
Arrivo in fondo in tempo per vedere arrivare i numeri dal 100 in giù. Piove. Sono inzuppato dalla testa ai piedi, ma resisto e rimango in attesa della seconda manche. Ma la pioggia costante unita al freddo, dopo circa quaranta minuti, mi fanno tremare come una foglia. Ho le mani che sono due pezzi di ghiaccio; non sento più le dita dei piedi (scarpe inzuppate) e, a quel punto, mi rendo conto d'aver raggiunto il mio limite di sopportazione, rendendomi conto che non sarei stato in grado di aspettare ancora un'ora in quelle condizioni e, soprattutto, che non sarei stato in alcun modo in grado di fare la gara.
Così me ne torno al Doblò e mi cambio. Mi sono ritirato dalla gara.
Comincia in questo modo la mia stagione di DH ma, in fondo, non mi interessa più di tanto: non ho più quel potentissimo entusiasmo dell'anno passato nelle gare e, vedendo il livello dei rider presenti alle gare di DH, mi sento decisamente fuori luogo e inadeguato.
Ne riparleremo ad Agnona (una pista ricca di salti, che quindi non c'entra proprio un cazzo col sottoscritto). Sempre se non si metta a piovere anche lì. Perché in tal caso non avrei alcun problema a saltare la gara.
Questo weekend, alla prima gara di DH della stagione, non ho preso parte alla gara, anche se stavolta il ritiro non è dipeso direttamente da me - non ho deciso di tirarmi indietro né per dolori né per muri psicologici.
Faccio un passo indietro e comincio dall'inizio.
Sabato mattina ci prepariamo, io e i fratelli Di, per cominciare a provare la pista di Pieve di Teco, una delle più lunghe e fisicamente impegnative del calendario DH italiano. Il problema è che ha piovuto parecchio e quindi la pista è decisamente infangata.
Qualche passaggio qua e là è davvero complicato per me e in generale non riesco a fare tutta la pista in una sola volta. Oltre a non farla d'un fiato, ho anche problemi a farla decentemente, con il continuo timore di scivolare a destra e a manca, quindi sono praticamente incollato ai freni e scendo a ritmi da bradipo.
Quindi, a conferma di ciò che avevo notato a Melette, mi viene totalmente a mancare la confidenza su fango: il cosiddetto canyon lo faccio metà in sella e metà fuori sella, buttando giù il piede in continuazione fino all'apice durante la terza discesa, quando scendo e accompagno la bici a piedi. Zero confidenza.
Dopo tre sole prove, la giornata finisce e passo una buona mezz'ora al freddo - ma freddo freddo! - per lavare la bici. Poi comincia a piovigginare. Ancora più freddo.
Mi sento un po' indeciso, ma dopo tutti questi km di viaggio e la spesa, non posso non prender parte alla gara.
Il mattino dopo ci si sveglia con la pioggia, che in verità non ha mai smesso di cadere. L'idea di inzupparsi nell'acqua gelida per provare la pista e di rimanere inzuppato con un freddo invernale fino alla prima manche non mi piace affatto. Però decidiamo comunque di provarla una volta. Un po' tardi, ma non fa niente.
Saliamo, proviamo la discesa e, miracolo, la pista tieni molto, ma molto più di ieri, tanto che mi devo fermare a un certo punto della discesa per riposare le braccia perché, per quanto tenga, scendo comunque coi freni tirati. Il motivo della tenuta è proprio la pioggia: ha reso il fango più liquido, quindi non c'è più quell'ammasso di fangazza appiccicosa che riempe le ruote e ne fa perdere il grip. Inoltre il fango che rende le pietre viscide è stato lavato via, portando nuovamente alla luce le meravigliose pietre liguri che tengono dibbrutto.
Il freddo è penetrante, ma ovviamente scendendo ci si scalda, quindi quando arrivo giù mi sento più tranquillo del giorno prima, nonostante sia completamente bagnato e inzuppato. Mi metto quindi in coda e prendo il furgone per risalire. Intorno a me, però, vedo solo numeri intorno al 150 o giù di lì, a parte un ragazzo col 220. Guardo l'orologio del furgone e noto che sono già le 11.05 e io ho la partenza alle 11.22. Penso alla risalita e mi accorgo che probabilmente POTREI farcela. Però poi mi ricordo che c'è un piccolo trasferimento in salita da fare in bici per arrivare alla partenza.
Scendo al volo dal furgone e via, pedalo per arrivare alla partenza. Quando arrivo stanno chiamando il numero 210. Il mio turno è già passato. Mi avvicino lo stesso, dato che ci sono altri due ragazzi in ritardo, ma il giudice di gara è decisissimo: non si parte.
Torno giù, ma prima mi fermo a guardare la gente passare in un punto della pista. E passano tutti abbastanza veloce. Già, perché in condizioni come queste solitamente fanno la gara solo quelli che hanno manico. A parte il sottoscritto, ovvio.
Arrivo in fondo in tempo per vedere arrivare i numeri dal 100 in giù. Piove. Sono inzuppato dalla testa ai piedi, ma resisto e rimango in attesa della seconda manche. Ma la pioggia costante unita al freddo, dopo circa quaranta minuti, mi fanno tremare come una foglia. Ho le mani che sono due pezzi di ghiaccio; non sento più le dita dei piedi (scarpe inzuppate) e, a quel punto, mi rendo conto d'aver raggiunto il mio limite di sopportazione, rendendomi conto che non sarei stato in grado di aspettare ancora un'ora in quelle condizioni e, soprattutto, che non sarei stato in alcun modo in grado di fare la gara.
Così me ne torno al Doblò e mi cambio. Mi sono ritirato dalla gara.
Comincia in questo modo la mia stagione di DH ma, in fondo, non mi interessa più di tanto: non ho più quel potentissimo entusiasmo dell'anno passato nelle gare e, vedendo il livello dei rider presenti alle gare di DH, mi sento decisamente fuori luogo e inadeguato.
Ne riparleremo ad Agnona (una pista ricca di salti, che quindi non c'entra proprio un cazzo col sottoscritto). Sempre se non si metta a piovere anche lì. Perché in tal caso non avrei alcun problema a saltare la gara.
lunedì 10 gennaio 2011
Calendario gare 2011
marzo
05/06 - San Bartolomeo al Mare (IM) - SE Sprint - 174° su 333 (52/100) - 16'41" (vincitore: 12'37")
aprile
02/03 - Pogno (NO) - SE Sprint - 140° su 262 (53/100) - 22'36" (vincitore: 17'10")
maggio
28/29 - Caldirola (AL) - DH FCI - 190° su 259 (73/100) - 3'47" (vincitore: 2'58")
settembre
11 - Madesimo (SO) - DH Amatoriale - 37° su 55 (67/100) - 4'08" (vincitore: 3'34")
Risultato finale 2011
4 gare = 61/100 (-9 posizioni)
Risultato finale 2010
10 gare = 70/100
05/06 - San Bartolomeo al Mare (IM) - SE Sprint - 174° su 333 (52/100) - 16'41" (vincitore: 12'37")
aprile
02/03 - Pogno (NO) - SE Sprint - 140° su 262 (53/100) - 22'36" (vincitore: 17'10")
maggio
28/29 - Caldirola (AL) - DH FCI - 190° su 259 (73/100) - 3'47" (vincitore: 2'58")
settembre
11 - Madesimo (SO) - DH Amatoriale - 37° su 55 (67/100) - 4'08" (vincitore: 3'34")
Risultato finale 2011
4 gare = 61/100 (-9 posizioni)
Risultato finale 2010
10 gare = 70/100
domenica 5 dicembre 2010
Aggiornamento fuori stagione
In questo periodo sto girando molto in Liguria. A Finale Ligure, in particolare, dove si può andare sulle piste lisce e tobogose (con Finale Freeride o Elicaride) oppure sulla DH Uomini, la pista di tipica pietraia ligure che più mi manda in crisi e mi gasa allo stesso tempo (come si può leggere di seguito).
Ieri ci sono tornato per 4 discese e ogni volta rimango sempre più basito quanto, in questo sport, la stessa pista cambi completamente ai miei occhi nel giro di poche ore.
Alla prima discesa continuo a fermarmi, a guardare, impaurito, eventuali linee che avrei potuto fare per arrivare giù sano e salvo. Già, solo per arrivare giù sano e salvo. Sono incredibilmente rigido, salto giusto se obbligato ed evito i tre drop disseminati sulla pista. Dell'ormai famoso passaggio finale (il ripido subito dopo la curva netta a sinistra) faccio solo la seconda parte perché non me la sento di prenderlo tutto di fila.
La seconda la prendo da più su, dove c'è il cosiddetto toboga, in modo da arrivare sulla DH un po' più riscaldato. Nel toboga, ripensando a quanto dettomi da Nino settimana scorsa, cerco di buttare più giù la bici in curva ed effettivamente la sento girare meglio. Certo, non ottengo ancora quello che vorrei fosse il mio risultato finale (non frenare del tutto durante la curva e soprattutto entrare piegato il più possibile) anche perché il terreno è comunque umido e fangosello e quindi non mi fido molto. Arrivo sulla DH e in effetti, pur essendo ancora innervosito e timoroso, sono già più tranquillo rispetto a prima. Ancora faccio solo la seconda parte del ripido.
Alla terza magicamente mi sblocco: ora non è importante fare la linea più semplice, ma quella che mi porta a fondo più velocemente. Il controllo della bici cambia decisamente, perché mi sento più sicuro, più morbido e perché adesso sento di poter decidere nettamente dove posizionare la bici. Passaggi che inizialmente mi sembravano proibitivi li passo via senza pensarci troppo.
La quarta, presa anch'essa su dal Toboga, è quella che conferma la direzione intrapresa: guida più sicura, passaggi più rapidi. Addirittura, nella parte finale, dove ci si infila in una specie di piccolo canyon con pietre fisse (tutta l'altra parte è composta da pietre e pietrone smosse in ogni dove), la mia mente comincia a chiedersi "Ma se io tentassi di saltellare tra le pietre anziché di farci rotolare le ruote sopra riuscirei ad andare più veloce?".. certo, la domanda non è così articolata, ma è quella. E in fondo è quello che uno che vuole fare discesa dovrebbe chiedersi durante tutta la discesa.
Decisamente soddisfatto, anche se certi passaggi erano ancora fatti decisamente lentamente. E' però vero che questo genere di piste è più facile da affrontare a velocità più sostenuta che lentamente, solo che dopo un po' è facile perdere lucidità.
Mi spiace solo che mi ci vogliano così tante discese per cominciare a fare delle discese degne di essere chiamate tali.
Ieri ci sono tornato per 4 discese e ogni volta rimango sempre più basito quanto, in questo sport, la stessa pista cambi completamente ai miei occhi nel giro di poche ore.
Alla prima discesa continuo a fermarmi, a guardare, impaurito, eventuali linee che avrei potuto fare per arrivare giù sano e salvo. Già, solo per arrivare giù sano e salvo. Sono incredibilmente rigido, salto giusto se obbligato ed evito i tre drop disseminati sulla pista. Dell'ormai famoso passaggio finale (il ripido subito dopo la curva netta a sinistra) faccio solo la seconda parte perché non me la sento di prenderlo tutto di fila.
La seconda la prendo da più su, dove c'è il cosiddetto toboga, in modo da arrivare sulla DH un po' più riscaldato. Nel toboga, ripensando a quanto dettomi da Nino settimana scorsa, cerco di buttare più giù la bici in curva ed effettivamente la sento girare meglio. Certo, non ottengo ancora quello che vorrei fosse il mio risultato finale (non frenare del tutto durante la curva e soprattutto entrare piegato il più possibile) anche perché il terreno è comunque umido e fangosello e quindi non mi fido molto. Arrivo sulla DH e in effetti, pur essendo ancora innervosito e timoroso, sono già più tranquillo rispetto a prima. Ancora faccio solo la seconda parte del ripido.
Alla terza magicamente mi sblocco: ora non è importante fare la linea più semplice, ma quella che mi porta a fondo più velocemente. Il controllo della bici cambia decisamente, perché mi sento più sicuro, più morbido e perché adesso sento di poter decidere nettamente dove posizionare la bici. Passaggi che inizialmente mi sembravano proibitivi li passo via senza pensarci troppo.
La quarta, presa anch'essa su dal Toboga, è quella che conferma la direzione intrapresa: guida più sicura, passaggi più rapidi. Addirittura, nella parte finale, dove ci si infila in una specie di piccolo canyon con pietre fisse (tutta l'altra parte è composta da pietre e pietrone smosse in ogni dove), la mia mente comincia a chiedersi "Ma se io tentassi di saltellare tra le pietre anziché di farci rotolare le ruote sopra riuscirei ad andare più veloce?".. certo, la domanda non è così articolata, ma è quella. E in fondo è quello che uno che vuole fare discesa dovrebbe chiedersi durante tutta la discesa.
Decisamente soddisfatto, anche se certi passaggi erano ancora fatti decisamente lentamente. E' però vero che questo genere di piste è più facile da affrontare a velocità più sostenuta che lentamente, solo che dopo un po' è facile perdere lucidità.
Mi spiace solo che mi ci vogliano così tante discese per cominciare a fare delle discese degne di essere chiamate tali.
domenica 7 novembre 2010
La paura
Sì, lo so, il Tamaro è molto impegnativo, sia fisicamente che mentalmente. Però ieri mi sono reso conto di una cosa: ho paura.
Quando le rocce sono appena umidiccie, ho paura; quando vedo radici bagnatelle, ho paura.
Certi passaggi, che sinceramente non mi hanno mai dato minimamente fastidio, ora mi risultano ostici. Semplicemente perché ho paura che la bici mi scivoli via.
Ieri, per esempio, sia sulla freeride ufficiale che su quella non ufficiale (completamente ricoperta di foglie), scendevo al rallentatore: non mi sentivo di mollare perché non sapevo cosa ci fosse sotto, ma soprattutto quando arrivavo in alcuni punti con pietre o radici mezzo umide, mi spaventavo, tanto da farne alcuni coi piedi a terra. Mio dio, coi piedi a terra!
Non capisco se sia un periodo un po' così o meno ma la sensazione è che il lato divertimento della discesa stia cominciando a scemare e, di conseguenza, anche il mio approccio al rischio di un certo tipo.
Eppoi continuo a far cagare in curva, mentre ho cominciando a sbloccarmi un pochino pochetto sui doppi del Tamaro, che mi hanno sempre spaventato un po'.
Quando le rocce sono appena umidiccie, ho paura; quando vedo radici bagnatelle, ho paura.
Certi passaggi, che sinceramente non mi hanno mai dato minimamente fastidio, ora mi risultano ostici. Semplicemente perché ho paura che la bici mi scivoli via.
Ieri, per esempio, sia sulla freeride ufficiale che su quella non ufficiale (completamente ricoperta di foglie), scendevo al rallentatore: non mi sentivo di mollare perché non sapevo cosa ci fosse sotto, ma soprattutto quando arrivavo in alcuni punti con pietre o radici mezzo umide, mi spaventavo, tanto da farne alcuni coi piedi a terra. Mio dio, coi piedi a terra!
Non capisco se sia un periodo un po' così o meno ma la sensazione è che il lato divertimento della discesa stia cominciando a scemare e, di conseguenza, anche il mio approccio al rischio di un certo tipo.
Eppoi continuo a far cagare in curva, mentre ho cominciando a sbloccarmi un pochino pochetto sui doppi del Tamaro, che mi hanno sempre spaventato un po'.
venerdì 22 ottobre 2010
DH Uomini.. mi intimorisce..
Non ce n'è, la DH Uomini di Finale Ligure mi intimorisce.
Alla prima risalita mi sento come se non avessi nemmeno pedalato: mi lancio tutto gasato e dopo pochi minuti mi cago in mano. La discesa è completamente ricoperta di sassini e sassetti, a mo' di ghiaia, e quindi non ho nessunissima confidenza. Le ruote sono entrambe gonfiate a 2.5 psi per la salita e devo dire che lo sento tantissimo, dato che ogni minima pietra la sento nelle braccia e nelle gambe. La forca a 7 scatti (su 10), poi, rende il tutto ancora più complicato. Risultato: discesa da dimenticare. Saranno i settaggi o sarà il fatto che, come SEMPRE, la mia prima discesa è una merda totale?
Risalgo, perché non posso andarmene via con una delusione del genere, ma stavolta vado su su e prendo anche il pezzo iniziale (prima mi ero fermato proprio all'imboccatura della DH Uomini).
Il primo pezzo è tutto un toboga, ma il sole sta già scendendo, quindi mi si punta in faccio in certe curve e fatico a prenderle. Fatico comunque a prenderle, perché faccio cagare in curva, ma quando non c'è il sole, ogni tanto, le prendo addirittura decentemente. Finito il pezzo tobogoso, mi ritrovo sulla Dh Uomini. Stavolta, però, sgonfio un po' le ruote. Non so a quanto. E non capisco se è il mio approccio (molto più aggressivo e sicuro rispetto alla prima discesa) o la pressione minore, ma la discesa cambia da così a così. Cambia così tanto che mi devo fermare in certi punti non per il timore ma semplicemente perché non ho più fiato.
Completamente soddisfatto della seconda discesa, niente da aggiungere.
Domani si va a Sanremo (o San Romolo?) con Omar e i suoi amici.
Non vedo l'ora. E ruote a 2 o anche a 1.5 sin dall'inizio, perché devo capire qual è la pressione giusta per me.
Alla prima risalita mi sento come se non avessi nemmeno pedalato: mi lancio tutto gasato e dopo pochi minuti mi cago in mano. La discesa è completamente ricoperta di sassini e sassetti, a mo' di ghiaia, e quindi non ho nessunissima confidenza. Le ruote sono entrambe gonfiate a 2.5 psi per la salita e devo dire che lo sento tantissimo, dato che ogni minima pietra la sento nelle braccia e nelle gambe. La forca a 7 scatti (su 10), poi, rende il tutto ancora più complicato. Risultato: discesa da dimenticare. Saranno i settaggi o sarà il fatto che, come SEMPRE, la mia prima discesa è una merda totale?
Risalgo, perché non posso andarmene via con una delusione del genere, ma stavolta vado su su e prendo anche il pezzo iniziale (prima mi ero fermato proprio all'imboccatura della DH Uomini).
Il primo pezzo è tutto un toboga, ma il sole sta già scendendo, quindi mi si punta in faccio in certe curve e fatico a prenderle. Fatico comunque a prenderle, perché faccio cagare in curva, ma quando non c'è il sole, ogni tanto, le prendo addirittura decentemente. Finito il pezzo tobogoso, mi ritrovo sulla Dh Uomini. Stavolta, però, sgonfio un po' le ruote. Non so a quanto. E non capisco se è il mio approccio (molto più aggressivo e sicuro rispetto alla prima discesa) o la pressione minore, ma la discesa cambia da così a così. Cambia così tanto che mi devo fermare in certi punti non per il timore ma semplicemente perché non ho più fiato.
Completamente soddisfatto della seconda discesa, niente da aggiungere.
Domani si va a Sanremo (o San Romolo?) con Omar e i suoi amici.
Non vedo l'ora. E ruote a 2 o anche a 1.5 sin dall'inizio, perché devo capire qual è la pressione giusta per me.
sabato 9 ottobre 2010
Tornare in sella
Alla fine non ho passato in sella solo un weekend e oggi, praticamente all'ultimo momento, mi sono fiondato a Caldirola per la prima (e unica) volta dell'anno.
E' andata così e cosà: ci sono state alcune cose che mi sono piaciute - di come sto in sella - altre un po' meno e altre ancora parecchio meno. Fra tutte in quest'ultima categoria, l'ormai storica "minchia, freno in curva" e "Cazzo, mi scappa via la bici in curva". Certo, nell'arco della giornata (le ultime due discese) ho dato qualche aggiustatina qua e là, ma poi è arrivata l'ora di tornare a casa. Come sempre.
Non mi passeranno mai ma.
Già, ma.
Per la prima volta non me ne fotte un cazzo.
Sono contento che ci sia questo inverno davanti a me, senza gare.
Chissà se ne uscirò rafforzato e più gasato. Perché ho anche imparato che non posso sempre essere in gara con la gente; non devo sempre confrontarmi con gli altri: se prima andavano più di me, oggi andranno ancora più di me, perché come io sono migliorato, anche loro sono migliorati.
Magari non ne uscirò rafforzato, ma gasato sì. E chissà, forse è ora di cambiare il mio approccio.
E' andata così e cosà: ci sono state alcune cose che mi sono piaciute - di come sto in sella - altre un po' meno e altre ancora parecchio meno. Fra tutte in quest'ultima categoria, l'ormai storica "minchia, freno in curva" e "Cazzo, mi scappa via la bici in curva". Certo, nell'arco della giornata (le ultime due discese) ho dato qualche aggiustatina qua e là, ma poi è arrivata l'ora di tornare a casa. Come sempre.
Non mi passeranno mai ma.
Già, ma.
Per la prima volta non me ne fotte un cazzo.
Sono contento che ci sia questo inverno davanti a me, senza gare.
Chissà se ne uscirò rafforzato e più gasato. Perché ho anche imparato che non posso sempre essere in gara con la gente; non devo sempre confrontarmi con gli altri: se prima andavano più di me, oggi andranno ancora più di me, perché come io sono migliorato, anche loro sono migliorati.
Magari non ne uscirò rafforzato, ma gasato sì. E chissà, forse è ora di cambiare il mio approccio.
lunedì 6 settembre 2010
Gara DH: Commezzadura - La classifica e foto
87° su 106 partecipanti. Ovvero 82° su 100.
Un netto passo indietro rispetto alle gare precedenti. Decisamente una pista troppo difficile per me.
Prima manche 5'38" e seconda manche 5'25". Un miglioramento di 15" non è da buttare, devo ammetterlo, ma è anche vero che nella prima manche sono caduto due volte.
Un paio di foto scattate dagli organizzatori.


Un netto passo indietro rispetto alle gare precedenti. Decisamente una pista troppo difficile per me.
Prima manche 5'38" e seconda manche 5'25". Un miglioramento di 15" non è da buttare, devo ammetterlo, ma è anche vero che nella prima manche sono caduto due volte.
Un paio di foto scattate dagli organizzatori.
Gara DH: Commezzadura
DAY 1
Si arriva alquanto tardi e come al solito si gironzola a caso alla ricerca del posto giusto. Finalmente lo troviamo, montiamo le tende e vi ci infiliamo dentro intorno all'1.30 di mattina.
Un rumore forte mi sveglia, nonostante abbia i tappini per le orecchie. “Occazzo, si è bucato il materassino a Fasa e Andrea”, penso, ma comincia a entrare acqua nella tenda, in qualche assurdo modo. Apro e altra acqua si infila ulteriormente: è partito l'impianto di irrigazione.
Trasciniamo le tende dall'altro lato della strada.
Un paio d'ore dopo si ripete, identica, la scena: parte l'irrigazione del lato opposto. Ovvero il nostro attuale lato. Che due palle.
Sono tutto bagnatello, oltretutto mi sono dimenticato il sacco a pelo a casa e quindi è terrificante, tra freddo e umido.
DAY 2
Dopo la nottata infernale, finalmente arriva il giorno.
Montiamo tutto, compriamo i pass e cominciamo a provare la pista di gara: è molto, molto tecnica; molto, molto difficile. Ci hanno fatto un campionato del mondo, dopotutto, quindi ce lo si aspettava un po' tutti.
C'è qualcosa che non va, però: non ci sono con la testa, penso ad altro (cose come "Non so di cosa stia parlando"), mi sento teso e preoccupato e molto, molto deconcentrato. E infatti cado. Più volte. Finché non mi faccio male. Oltretutto in un passaggio dove cadere non c'entra assolutamente nulla. Mi impunto nel vuoto, perché non c'è motivo di impuntarsi, cado in avanti e vado a sbattere con entrambi i gomiti e col busto contro una lastra di pietra. Manca il fiato, fa male, quasi come a Collio l'anno scorso, quando ero rimasto poi fermo un mese. Anche la bici si danneggia, col bash che si rompe in tre parti, due delle quali si staccano.
Raccolgo i pezzi, mi siedo a lato e aspetto un po', poi riparto e scendo.
Continuo a girare per il resto della giornata, ma se prima non c'ero con la testa adesso ci sono ancora meno. All'ultimo giro faccio il muro finale a caso ed esco un po' di pista: mi devo fermare, inutile proseguire.
Ora sono in tenda, pronto a un'altra notte di freddo, con in più l'altissima probabilità di non prender parte alla gara, perché se magari potrei stringere i denti per la costola, per il gomito la vedo molto, molto dura, dato che ho provato a fare dei semplici movimenti con la bici dopo aver smesso di girare e non ci sono riuscito e si sa che il giorno dopo, di solito, è anche peggio.
Non credo ci sia nulla di rotto, ma in questo momento il dolore è tale da non permettermi di andare in bicicletta nel modo in cui dovrei andare.
Ok, fanculo, è una gara, posso anche non prenderci parte, ma le prossime settimane?
Devo ammettere che in verità sto pensando che tutto questo non serva a nulla: ormai ho 33 anni, quasi 34.. vado in bici da solo un anno e mezzo e mi piace molto, ma fare gare è un'altra cosa.. la pista, l'ho percepito subito, è molto bella ma il livello tecnico necessario è alto.. troppo alto per me.. ma mi manca anche il pelo necessario per affrontarla nel modo giusto.. e nonostante percepissi ciò, ho voluto farlo lo stesso.
Ho fatto il passo più lungo della gamba: ho bisogno un po' di riflettere e di capire meglio cosa voglio fare e come voglio farlo. Soprattutto non si può fare un'attività del genere col timore: io oggi avevo timore, perché la pista e tutto ciò che ci gravita intorno mi hanno spaventato.
Devo imparare ad ascoltare le mie sensazioni e fare un passo indietro.
DAY 3
La prima cosa che faccio è sentire come sta il gomito.. e lo sento messo bene. "Mmm, lasciamo passare qualche minuto", ma non cambia nulla e quindi decido di fare la gara lo stesso.
Le sensazioni oggi sono diverse, mi sento più tranquillo e infatti affronto il percorso meglio.
Faccio quattro discese e in un tutt'e quattro non riesco a fare una tirata unica, dato che il percorso è davvero stancante.
Prima manche
Parto e appena infilatomi nel bosco vado a caso. E ovviamente cado. Recupero rapidamente la bici - non perdo troppo tempo - e riparto al volo. Tempo di fare qualche decina di metri e cado di nuovo. Manda affanculo qualcosa di virtuale e in tempo zero mi demoralizzo. Qualcuno del pubblico però mi urla "Dai, sei appena partito, vai, forza!" e quindi prendo la bici e riparto.
Nella seconda parte del percorso va meglio e riesco a fare più o meno quello che avevo intenzione di fare. Arrivo sul muro finale e passo a frenare con due dita anziché uno perché mi fanno male le mani.
Chiudo con 5'38".
Seconda manche
Essendo caduto due volte, posso solo migliorare. Per assurdo decido di andare più lento. E arrivo in fondo senza grossi problemi. Anzi, in verità riesco ad azzeccare completamente tutte le linee che volevo azzeccare, nonostante mi rendo conto che sono al di fuori della mia portata. Nell'ultima parte, di nuovo, freno con due dita, ma tutta la discesa, decisamente più lenta rispetto a prima, è comunque più pulita.
Chiudo con 5'25".
Non so in classifica generale dove mi sono posizionato (non nel dettaglio, per intenderci), ma in quella di categoria sono terzultimo e in quella degli amatori qualcosa come 54esimo su 65.
Di per sé un risultato pessimo, ma in verità no. No perché la pista era totalmente al di fuori della mia portata.
Mi spiace essermi demoralizzato, ieri, a causa della caduta; a causa della mia incapacità di gestire bene questa pista così impegnativa e affascinante.
Per l'ennesima volta nel mio anno e mezzo di esperienza in bici, devo fare un passo indietro e tornare coi piedi per terra a quella che è la mia realtà e alle mie capacità.
Ovviamente ci si vede alla prossima gara.
Si arriva alquanto tardi e come al solito si gironzola a caso alla ricerca del posto giusto. Finalmente lo troviamo, montiamo le tende e vi ci infiliamo dentro intorno all'1.30 di mattina.
Un rumore forte mi sveglia, nonostante abbia i tappini per le orecchie. “Occazzo, si è bucato il materassino a Fasa e Andrea”, penso, ma comincia a entrare acqua nella tenda, in qualche assurdo modo. Apro e altra acqua si infila ulteriormente: è partito l'impianto di irrigazione.
Trasciniamo le tende dall'altro lato della strada.
Un paio d'ore dopo si ripete, identica, la scena: parte l'irrigazione del lato opposto. Ovvero il nostro attuale lato. Che due palle.
Sono tutto bagnatello, oltretutto mi sono dimenticato il sacco a pelo a casa e quindi è terrificante, tra freddo e umido.
DAY 2
Dopo la nottata infernale, finalmente arriva il giorno.
Montiamo tutto, compriamo i pass e cominciamo a provare la pista di gara: è molto, molto tecnica; molto, molto difficile. Ci hanno fatto un campionato del mondo, dopotutto, quindi ce lo si aspettava un po' tutti.
C'è qualcosa che non va, però: non ci sono con la testa, penso ad altro (cose come "Non so di cosa stia parlando"), mi sento teso e preoccupato e molto, molto deconcentrato. E infatti cado. Più volte. Finché non mi faccio male. Oltretutto in un passaggio dove cadere non c'entra assolutamente nulla. Mi impunto nel vuoto, perché non c'è motivo di impuntarsi, cado in avanti e vado a sbattere con entrambi i gomiti e col busto contro una lastra di pietra. Manca il fiato, fa male, quasi come a Collio l'anno scorso, quando ero rimasto poi fermo un mese. Anche la bici si danneggia, col bash che si rompe in tre parti, due delle quali si staccano.
Raccolgo i pezzi, mi siedo a lato e aspetto un po', poi riparto e scendo.
Continuo a girare per il resto della giornata, ma se prima non c'ero con la testa adesso ci sono ancora meno. All'ultimo giro faccio il muro finale a caso ed esco un po' di pista: mi devo fermare, inutile proseguire.
Ora sono in tenda, pronto a un'altra notte di freddo, con in più l'altissima probabilità di non prender parte alla gara, perché se magari potrei stringere i denti per la costola, per il gomito la vedo molto, molto dura, dato che ho provato a fare dei semplici movimenti con la bici dopo aver smesso di girare e non ci sono riuscito e si sa che il giorno dopo, di solito, è anche peggio.
Non credo ci sia nulla di rotto, ma in questo momento il dolore è tale da non permettermi di andare in bicicletta nel modo in cui dovrei andare.
Ok, fanculo, è una gara, posso anche non prenderci parte, ma le prossime settimane?
Devo ammettere che in verità sto pensando che tutto questo non serva a nulla: ormai ho 33 anni, quasi 34.. vado in bici da solo un anno e mezzo e mi piace molto, ma fare gare è un'altra cosa.. la pista, l'ho percepito subito, è molto bella ma il livello tecnico necessario è alto.. troppo alto per me.. ma mi manca anche il pelo necessario per affrontarla nel modo giusto.. e nonostante percepissi ciò, ho voluto farlo lo stesso.
Ho fatto il passo più lungo della gamba: ho bisogno un po' di riflettere e di capire meglio cosa voglio fare e come voglio farlo. Soprattutto non si può fare un'attività del genere col timore: io oggi avevo timore, perché la pista e tutto ciò che ci gravita intorno mi hanno spaventato.
Devo imparare ad ascoltare le mie sensazioni e fare un passo indietro.
DAY 3
La prima cosa che faccio è sentire come sta il gomito.. e lo sento messo bene. "Mmm, lasciamo passare qualche minuto", ma non cambia nulla e quindi decido di fare la gara lo stesso.
Le sensazioni oggi sono diverse, mi sento più tranquillo e infatti affronto il percorso meglio.
Faccio quattro discese e in un tutt'e quattro non riesco a fare una tirata unica, dato che il percorso è davvero stancante.
Prima manche
Parto e appena infilatomi nel bosco vado a caso. E ovviamente cado. Recupero rapidamente la bici - non perdo troppo tempo - e riparto al volo. Tempo di fare qualche decina di metri e cado di nuovo. Manda affanculo qualcosa di virtuale e in tempo zero mi demoralizzo. Qualcuno del pubblico però mi urla "Dai, sei appena partito, vai, forza!" e quindi prendo la bici e riparto.
Nella seconda parte del percorso va meglio e riesco a fare più o meno quello che avevo intenzione di fare. Arrivo sul muro finale e passo a frenare con due dita anziché uno perché mi fanno male le mani.
Chiudo con 5'38".
Seconda manche
Essendo caduto due volte, posso solo migliorare. Per assurdo decido di andare più lento. E arrivo in fondo senza grossi problemi. Anzi, in verità riesco ad azzeccare completamente tutte le linee che volevo azzeccare, nonostante mi rendo conto che sono al di fuori della mia portata. Nell'ultima parte, di nuovo, freno con due dita, ma tutta la discesa, decisamente più lenta rispetto a prima, è comunque più pulita.
Chiudo con 5'25".
Non so in classifica generale dove mi sono posizionato (non nel dettaglio, per intenderci), ma in quella di categoria sono terzultimo e in quella degli amatori qualcosa come 54esimo su 65.
Di per sé un risultato pessimo, ma in verità no. No perché la pista era totalmente al di fuori della mia portata.
Mi spiace essermi demoralizzato, ieri, a causa della caduta; a causa della mia incapacità di gestire bene questa pista così impegnativa e affascinante.
Per l'ennesima volta nel mio anno e mezzo di esperienza in bici, devo fare un passo indietro e tornare coi piedi per terra a quella che è la mia realtà e alle mie capacità.
Ovviamente ci si vede alla prossima gara.
domenica 1 agosto 2010
Al Tamaro finalmente si salta
Finalmente ce l'ho fatta: ho fatto il drop (o come cazzo si chiama) all'inizio del Tamaro. E per essere sicuro, mi sono fatto anche il drop di mezzo nel bike park. Entrambe scemate per tanta gente, ma per uno come me che comincia ora a staccare le ruote dal terreno, sono un grandissimo risultato.
Da quando ho deciso di andare al Tamaro con Gianluca questa mattina, il primo pensiero che si è fatto strada è stato "Devo fare il drop all'inizio". Quando poi oggi sono arrivato lì e ho visto che l'hanno cambiato, aggiungendo un landing di mattonelle (rendendolo quindi più semplice, a mio parere), non ho avuto dubbi e, dopo la prima discesa in retromarcia, alla seconda mi ci sono lanciato. E mi sono supergasato.
E l'ho fatto di nuovo; e rifatto ancora; e fatto un'altra volta. Una volta sono anche andato completamente via dritto, non riuscendo a chiudere la curva subito dopo, ma va bene così.
Quelli che non sono riuscito a chiudere, tanto per cambiare, sono i doppi, ma ho davvero bisogno di una guida da seguire, che mi dia la velocità giusta, che mi faccia capire, perché da solo non ci riesco.
La pista, in generale, è scassatella, con pietre, pietrone e pietrine qua e là sempre lì a dar fastidio, ma il Tamaro non è mai stato un posto sempliciotto e liscio (a parte, forse, appena sistemato). E' bello, ogni tanto, tornarci per capire a che punto sono tecnicamente. E ho ancora tantissime lacune, ad esempio non riesco proprio a fare lo step up subito dopo una curva; non riesco a chiudere il panettoncino a metà; non riesco ad andare giù fluido nella pietraia; non riesco a saltare via alcuni punti che, ho visto in un video, la gente salta via; non riesco a chiudere i due salti che ci sono uno poco dopo i tornantini e uno prima di rientrare nel bosco.. ma come ormai dico da un po': diamo tempo al tempo.
Da quando ho deciso di andare al Tamaro con Gianluca questa mattina, il primo pensiero che si è fatto strada è stato "Devo fare il drop all'inizio". Quando poi oggi sono arrivato lì e ho visto che l'hanno cambiato, aggiungendo un landing di mattonelle (rendendolo quindi più semplice, a mio parere), non ho avuto dubbi e, dopo la prima discesa in retromarcia, alla seconda mi ci sono lanciato. E mi sono supergasato.
E l'ho fatto di nuovo; e rifatto ancora; e fatto un'altra volta. Una volta sono anche andato completamente via dritto, non riuscendo a chiudere la curva subito dopo, ma va bene così.
Quelli che non sono riuscito a chiudere, tanto per cambiare, sono i doppi, ma ho davvero bisogno di una guida da seguire, che mi dia la velocità giusta, che mi faccia capire, perché da solo non ci riesco.
La pista, in generale, è scassatella, con pietre, pietrone e pietrine qua e là sempre lì a dar fastidio, ma il Tamaro non è mai stato un posto sempliciotto e liscio (a parte, forse, appena sistemato). E' bello, ogni tanto, tornarci per capire a che punto sono tecnicamente. E ho ancora tantissime lacune, ad esempio non riesco proprio a fare lo step up subito dopo una curva; non riesco a chiudere il panettoncino a metà; non riesco ad andare giù fluido nella pietraia; non riesco a saltare via alcuni punti che, ho visto in un video, la gente salta via; non riesco a chiudere i due salti che ci sono uno poco dopo i tornantini e uno prima di rientrare nel bosco.. ma come ormai dico da un po': diamo tempo al tempo.
martedì 27 luglio 2010
Gara DH: Sestola - La classifica
Dunque dunque, finalmente ho visto la classifica di Sestola.
67 su 101.. ossia 66 su 100.. considerato che a Petosino ero 65 su 100 diciamo che ancora sono lì. Voglio nascondermi dietro al fatto che non sapendo saltare ho perso qualcosina quando rallentavo anziché spiccare il volo, ma anche quello fa parte della gara, quindi c'è poco da dire.
Il tempo è di 3'06", mentre quando mi sono cronometrato durante le prove, in una discesa che avevo ritenuto abbastanza tiratella, avevo segnato circa 3'30", anche se non avevo fatto il supertaglio che ho fatto nella seconda manche.
Sinceramente sono un po' deluso per essere ancora nella stessa posizione in classifica rispetto a circa 2 mesi fa: significa forse che non sono migliorato? Eppure mi sembrava di sì.. no, anzi, io lo so d'essere migliorato. Quindi perché questo risultato?!?!?!?
67 su 101.. ossia 66 su 100.. considerato che a Petosino ero 65 su 100 diciamo che ancora sono lì. Voglio nascondermi dietro al fatto che non sapendo saltare ho perso qualcosina quando rallentavo anziché spiccare il volo, ma anche quello fa parte della gara, quindi c'è poco da dire.
Il tempo è di 3'06", mentre quando mi sono cronometrato durante le prove, in una discesa che avevo ritenuto abbastanza tiratella, avevo segnato circa 3'30", anche se non avevo fatto il supertaglio che ho fatto nella seconda manche.
Sinceramente sono un po' deluso per essere ancora nella stessa posizione in classifica rispetto a circa 2 mesi fa: significa forse che non sono migliorato? Eppure mi sembrava di sì.. no, anzi, io lo so d'essere migliorato. Quindi perché questo risultato?!?!?!?
lunedì 26 luglio 2010
Gara DH: Sestola (UISP)
DAY 1 (venerdì notte)
Passi che, come al solito, mi perdo nelle stradine di montagna; passi che se devo arrivare a mezzanotte invece arrivo all'1. Ma dimenticare a casa due giorni di cibo no, cazzo, proprio non va bene.
Vado a dormire con la fame già in corpo, sperando che ci sia un bancomat in 'sto posto di montagna o che lo possa usare in qualche market.
Porco d'un cazzo.
Meno male va' che ho i tappini per le orecchie, che qua c'è gente che urla e nella tenda di fianco alla mia c'è uno che gigarussa.
Buonanotte.
DAY 2 (sabato)
Ottima giornata di discese su discese su discese.
La pista è corta e per nulla fisica quindi non ho problemi di resistenza e soprattutto non ho problemi agli avambracci, come sempre, arrivando a fine pista senza troppa fatica.
Un gigadoppio all'inizio e un altro un po' più avanti non li faccio, mentre tutto il resto, incluso un bel step-up grazie a Fabione - che mi ci ha trascinato dentro e che la prima volta ho ultrapassato perché preso troppo veloce e iperpompato col timore di non chiuderlo - è alla mia portata. Anche un bel drop che però è stato chiuso a metà mattinata. Peccato perché è proprio bello alto (per i miei canoni) e da soddisfazione farlo. Mi viene decisamente più facile chiudere i drop che i salti: per i primi non è necessaria 'sta tecnica particolare.
Dicevo che la pista è corta e alquanto liscia, a parte qualche punto qua e là ma mai spaccabraccia. Ci sono due o tre punti che mi danno qualche difficoltà, ma in generale sono riuscito a mantenere una buona continuità (il cosiddetto flow) per tutta la durata della pista.
Un paio di volte mi sono trovato dietro ragazzi decisamente più veloci di me e mi è dispiaciuto, ma è inutile farsi le menate: ho ancora tantissimo da imparare, tantissimo da mollare. In una discesa ho cercato anche di andare appresso a tre ragazzi del team locale, con ovvi risultati (tipo che dopo 500 metri non li ho più visti). Che poi uno di loro tre fosse il campione italiano UISP forse ha avuto un qualche impatto.
Insomma, niente a che vedere con Prali, che ritengo ben più fisica, ma anche Sestola ha il suo perché. Qualsiasi pista, per me ha un suo perché e ogni gara, ogni weekend, è un momento di apprendimento.
Oltre ai due doppi un'altra cosa non sono riuscito a chiuderla, ma non so proprio come fare: un panettone bello lungo al quale però, anche pedalando, non riesco ad arrivare con tanta velocità, perché non ti spara molto in alto. Probabilmente bisogna arrivare a millemila e pompare come dei dannati. Riproverò domani. Speriamo bene, ma ancora la mia insicurezza sui salti non mi permetterà di pompare quel che basta, ne sono sicuro.
Menzione power a Fabione, col quale, in fondo, sono riuscito a fare solo qualche discesa perché io sono tutto preso dalla gara mentre lui è stato qua per fare un po' di sano freeride. Grazie per lo step-up. L'ho rifatto un'altra volta e un'altra volta sono andato troppo oltre, ma mi hai dato il LA. E ciò è bene.
RACE DAY (domenica)
Ieri notte una megagrigliata con tanto di vuvuzela mi ha fatto svegliareaddormentaresvegliareaddormentare a lungo, fortuna che mi sono portato i tappini per le orecchie che mi hanno un po' aiutato.
Alle 7.30 mi sveglio e vado giù in paese a fare colazione e a comprare dell'ottima frutta (che poi si rivelerà pure tattica).
Una volta tornato in zona partenza gara, l'impianto è in funzione, quindi mi iscrivo e comincio di nuovo a provare. Sin dall'inizio, nonostante mi fossi svegliato pensando "Minchia, sono a pezzi" sento che invece sono in forma. Strano, considerate le millemila discese di ieri, ma anche no, in verità, perché la pista, come dicevo, è breve e non è scassata, quindi non è per niente fisica.
Mi fermo a guardare ulteriormente qualche punto che, ripensandoci ieri notte, mi ha lasciato perplesso e in un paio di punti capisco come correggere, in altri lascio un po' al caso.
In attesa della prima manche, poi, scendo per la pista rossa, per risvegliarmi dal torpore in cui sono caduto dopo le prove. Che meraviglia, svegliarsi e girare in bici, non ce n'è.
La prima manche va ok: sbaglio un paio di linee, mi impunto quasi su una robina un po' in discesa, sbatto le parti basse quando mi si chiude lo sterzo in un appoggio strano, quasi dimentico di chiudere a 90° una curva per prendere un droppettino, ma a parte questo comunque va tutto bene.
Prima della seconda manche c'è un bel po' di tempo, quindi con un altro ragazzo andiamo giù a vedere un taglio che è stato fatto poco prima dell'inizio della seconda manche. Lo proviamo e ci rendiamo conto che ci fa risparmiare un sacco di secondi.
Parto per la seconda manche, di nuovo tento di chiudere quel dannatissimo panettone ma non ci riesco (probabilmente solo i top top lo chiudono, dato che parlandone con la gente nessuno riesce ad atterrare sul landing e ciò un po' mi consola), poi dopo lo step up (wow, adesso lo faccio ogni volta!) entro poco convinto nell'appoggio che rientra nel bosco e quindi mi fermo, ma rilancio con un paio di pedalate e dopo un po' chiudo la seconda manche.
Non sono caduto nel vero senso della parola, ho giusto sbagliato un pochino qua e là ma per la prima volta ho fatto una gara sapendo dove mettere la ruota in anticipo. Questo perché l'ho provata tante volte e, soprattutto, perché è corta e ricca di punti di riferimento.
Sono poi rimasto particolarmente soddisfatto quando, in entrata nell'unico pezzo rottarello (giusto un pochino), saltavo via le pietre con le pompatine. Mi sono gasato, devo ammetterlo.
Sono scappato via subito al termine della gara per via del rientro (sono arrivato a Milano alle 22.30) e quindi non ho né tempi né nient'altro, ma visto il livello non dico d'essere arrivato ultimo, ma sarò nella bassa classifica. Come sempre, dopotutto.
Eppure non mi dispiace. No, perché sento di aver dato il 100% di quello che posso dare in questo momento, con le mie attuali capacità tecniche. Le quali ancora non mi hanno permesso di fare i due doppi, ma lo step up e il drop prima che lo chiudessero sì.
Sto migliorando.
(foto di Pa.Ver.)
Passi che, come al solito, mi perdo nelle stradine di montagna; passi che se devo arrivare a mezzanotte invece arrivo all'1. Ma dimenticare a casa due giorni di cibo no, cazzo, proprio non va bene.
Vado a dormire con la fame già in corpo, sperando che ci sia un bancomat in 'sto posto di montagna o che lo possa usare in qualche market.
Porco d'un cazzo.
Meno male va' che ho i tappini per le orecchie, che qua c'è gente che urla e nella tenda di fianco alla mia c'è uno che gigarussa.
Buonanotte.
Ottima giornata di discese su discese su discese.
La pista è corta e per nulla fisica quindi non ho problemi di resistenza e soprattutto non ho problemi agli avambracci, come sempre, arrivando a fine pista senza troppa fatica.
Un gigadoppio all'inizio e un altro un po' più avanti non li faccio, mentre tutto il resto, incluso un bel step-up grazie a Fabione - che mi ci ha trascinato dentro e che la prima volta ho ultrapassato perché preso troppo veloce e iperpompato col timore di non chiuderlo - è alla mia portata. Anche un bel drop che però è stato chiuso a metà mattinata. Peccato perché è proprio bello alto (per i miei canoni) e da soddisfazione farlo. Mi viene decisamente più facile chiudere i drop che i salti: per i primi non è necessaria 'sta tecnica particolare.
Dicevo che la pista è corta e alquanto liscia, a parte qualche punto qua e là ma mai spaccabraccia. Ci sono due o tre punti che mi danno qualche difficoltà, ma in generale sono riuscito a mantenere una buona continuità (il cosiddetto flow) per tutta la durata della pista.
Un paio di volte mi sono trovato dietro ragazzi decisamente più veloci di me e mi è dispiaciuto, ma è inutile farsi le menate: ho ancora tantissimo da imparare, tantissimo da mollare. In una discesa ho cercato anche di andare appresso a tre ragazzi del team locale, con ovvi risultati (tipo che dopo 500 metri non li ho più visti). Che poi uno di loro tre fosse il campione italiano UISP forse ha avuto un qualche impatto.
Insomma, niente a che vedere con Prali, che ritengo ben più fisica, ma anche Sestola ha il suo perché. Qualsiasi pista, per me ha un suo perché e ogni gara, ogni weekend, è un momento di apprendimento.
Oltre ai due doppi un'altra cosa non sono riuscito a chiuderla, ma non so proprio come fare: un panettone bello lungo al quale però, anche pedalando, non riesco ad arrivare con tanta velocità, perché non ti spara molto in alto. Probabilmente bisogna arrivare a millemila e pompare come dei dannati. Riproverò domani. Speriamo bene, ma ancora la mia insicurezza sui salti non mi permetterà di pompare quel che basta, ne sono sicuro.
Menzione power a Fabione, col quale, in fondo, sono riuscito a fare solo qualche discesa perché io sono tutto preso dalla gara mentre lui è stato qua per fare un po' di sano freeride. Grazie per lo step-up. L'ho rifatto un'altra volta e un'altra volta sono andato troppo oltre, ma mi hai dato il LA. E ciò è bene.
RACE DAY (domenica)
Ieri notte una megagrigliata con tanto di vuvuzela mi ha fatto svegliareaddormentaresvegliareaddormentare a lungo, fortuna che mi sono portato i tappini per le orecchie che mi hanno un po' aiutato.
Alle 7.30 mi sveglio e vado giù in paese a fare colazione e a comprare dell'ottima frutta (che poi si rivelerà pure tattica).
Una volta tornato in zona partenza gara, l'impianto è in funzione, quindi mi iscrivo e comincio di nuovo a provare. Sin dall'inizio, nonostante mi fossi svegliato pensando "Minchia, sono a pezzi" sento che invece sono in forma. Strano, considerate le millemila discese di ieri, ma anche no, in verità, perché la pista, come dicevo, è breve e non è scassata, quindi non è per niente fisica.
Mi fermo a guardare ulteriormente qualche punto che, ripensandoci ieri notte, mi ha lasciato perplesso e in un paio di punti capisco come correggere, in altri lascio un po' al caso.
In attesa della prima manche, poi, scendo per la pista rossa, per risvegliarmi dal torpore in cui sono caduto dopo le prove. Che meraviglia, svegliarsi e girare in bici, non ce n'è.
La prima manche va ok: sbaglio un paio di linee, mi impunto quasi su una robina un po' in discesa, sbatto le parti basse quando mi si chiude lo sterzo in un appoggio strano, quasi dimentico di chiudere a 90° una curva per prendere un droppettino, ma a parte questo comunque va tutto bene.
Prima della seconda manche c'è un bel po' di tempo, quindi con un altro ragazzo andiamo giù a vedere un taglio che è stato fatto poco prima dell'inizio della seconda manche. Lo proviamo e ci rendiamo conto che ci fa risparmiare un sacco di secondi.
Parto per la seconda manche, di nuovo tento di chiudere quel dannatissimo panettone ma non ci riesco (probabilmente solo i top top lo chiudono, dato che parlandone con la gente nessuno riesce ad atterrare sul landing e ciò un po' mi consola), poi dopo lo step up (wow, adesso lo faccio ogni volta!) entro poco convinto nell'appoggio che rientra nel bosco e quindi mi fermo, ma rilancio con un paio di pedalate e dopo un po' chiudo la seconda manche.
Non sono caduto nel vero senso della parola, ho giusto sbagliato un pochino qua e là ma per la prima volta ho fatto una gara sapendo dove mettere la ruota in anticipo. Questo perché l'ho provata tante volte e, soprattutto, perché è corta e ricca di punti di riferimento.
Sono poi rimasto particolarmente soddisfatto quando, in entrata nell'unico pezzo rottarello (giusto un pochino), saltavo via le pietre con le pompatine. Mi sono gasato, devo ammetterlo.
Sono scappato via subito al termine della gara per via del rientro (sono arrivato a Milano alle 22.30) e quindi non ho né tempi né nient'altro, ma visto il livello non dico d'essere arrivato ultimo, ma sarò nella bassa classifica. Come sempre, dopotutto.
Eppure non mi dispiace. No, perché sento di aver dato il 100% di quello che posso dare in questo momento, con le mie attuali capacità tecniche. Le quali ancora non mi hanno permesso di fare i due doppi, ma lo step up e il drop prima che lo chiudessero sì.
Sto migliorando.
(foto di Pa.Ver.)
lunedì 12 luglio 2010
Gara DH: Prali
Sabato
Io e Ricky Di arriviamo verso le 11, dopo aver attraversato Torino e aver fatto dodicimila km su una strada provinciale perché non abbiamo preso l'autostrada. Dato che Ricky non ha ancora la bici, decidiamo di farci la pista a piedi, quindi saliamo e cominciamo a scendere. Per una volta, quindi, sono io a urlare "Bella Yari" anziché il contrario, quando lo vedo passare con la helmet cam. Scendi qua, scendi là, arriviamo giù e sono arrivati tutti gli altri del team, così possiamo cominciare a provare.
Ovviamente in bici non ricordo assolutamente nulla di quello che ho appena visto a piedi. Nessuna novità, comunque.
Riusciamo più o meno a fare tre discese, poi arriva la pioggia quindi andiamo a cambiare le gomme. Ovviamente la seggiovia chiude e quindi non si gira più. Fine delle prove.
Dopo cena vediamo una ragazza andare sul panettone finale (clicca per vedere un breve video), quindi decido che anche io voglio chiuderlo, dato che non ci sono ancora riuscito: io e i salti proprio non ci vogliamo ancora bene. Dopo qualcosa come 10 tentativi, finalmente lo chiudo. Due volte. Il bello è che non faccio niente di che, solo non freno (o freno poco) prima di prendere il kick. Il salto è talmente semplice che si chiude da sé. E io, come mi fa notare Andrea Di, sono totalmente passivo nel salto. Ma è già qualcosa, perché non sono mai stato così tanto tempo e così a lungo con le ruote staccate dal suolo. Il che la dice lunga su quanto io salti.
Una birretta media e poi a nanna.
Mi sveglio stanchissimo. Ma proprio stanchissimo. E magari anche la birretta al volo fa la sua parte.
Fa un freddo cane e mi copro come posso col k-way. La prima discesa è un disastro totale: sono rigido come un pezzo di legno. Sono stanco, ho freddo e sono freddo.
Fortunatamente, discesa dopo discesa (per un totale di quattro.. e se non ricordo male chiudo il panettone 3 volte su 4), mi riprendo e scendo decentemente. Anche oggi, però, come ieri, non riesco a portare a termine tutta la discesa in un botto. Tanto so che durante la gara riuscirò a farlo. Perlomeno mi è sempre andata così.
Prima manche
Parto e sbaglio tutto: non me la sento di prendere rischi (inteso come cadere e perdere tempo), perciò faccio linee diverse da quelle provate in due giorni, che mi sembrano meno rischiose. E questo è un grosso errore: se provo qualcosa DEVO fare quello e non altro, perché che senso ha, sennò, provare? Sbaglio tantissimo finché, all'ennesima linea diversa da quella provata, mi scivola via la bici da sotto. Niente di che, non perdo tantissimo tempo (5/6 secondi al massimo) e arrivo giù. Il panettone lo chiudo e ormai mi sento un pro.. proino, diciamo. Proinoino. Con un tempo di 5'16", sono un po' deluso (volevo finire ALMENO con a 5'12"). Non importa, tanto c'è la seconda manche.
Parto e stavolta faccio più o meno tutto come voglio farlo. Prendo un taglio che ho provato solo una volta, ma questa manche è "rischiamocela tutta". Praticamente mi blocco in uscita dal taglio, ma non fa niente. Riparto un po' a fatica e arrivo al salto del fiumiciattolo che atterra su un buco di fango. Lo evito, come ho fatto finora, ma dato che sto spingendo, vado giù per quella discesa un po' troppo veloce rispetto alle mie capacità e prendo la curva successiva troppo stretta. Dovrei passare sopra al bancale e nella mia mente è tutto un "Dai, sul bancale, sul bancale" ma sono in leggera contropendenza su terreno sdrucciolevole, non mi sento di buttare giù la bici e quindi finisco a sinistra del bancale, nel fossetto. La bici si blocca, io salto in avanti e tento di rimanere in piedi correndo, ma dopo tre falcate cado e rotolo (voglio vedere voi correre a quella velocità). Grazie, paraschiena! Mi rialzo e corro in salita qualcosa come 5 metri per riprendere la bici. E perdo un sacco di tempo. Ma non importa, posso ancora farcela. Vado avanti qualche curva e stupidamente arrivo troppo forte (sempre per le mie capacità) dentro a una curva nemmeno troppo curvosa. Esco dalla pista, mi faccio qualche metro nell'erba e riesco a fermare la bici. Mi giro per vedere se arriva quello dietro di me. Niente. Comincio a sentire dentro di me una vocina che mi dice "Ehi, power, ormai è andata, fail" e quindi valuto se ritirarmi dalla gara. E continuo a perdere tempo. Ma alla fine mi ributto in pista (tanto quello dietro ancora non arriva) e continuo la gara. Faccio l'ultima parte un po' troppo piano (sono stanco e demoralizzato, ormai) finché, in una curva stretta, chiudo troppo lo sterzo e cado per la terza volta. Stavolta sento che sta arrivando quello dietro, quindi con calma raccolgo la bici e mi sposto per lasciarlo passare. Appena passa mi ributto in pista nel tentativo almeno di riprenderlo, ma non ci riesco, nonostante lui non sia così veloce. Evidentemente non ci sono proprio più né con la testa né col corpo. Se quello del pubblico che mi ha urlato "Dai che lo prendi!" avesse saputo che in verità io ero il sorpassato.. Arrivo in fondo e nemmeno chiudo il panettone. La voce di Ugo De Cresi che annuncia il mio tempone di 5'40" e spiccioli non mi arriva come una sorpresa, viste le cadute.
Non ho sottomano le classifiche, ma mi consola il non essere finito ultimo nonostante io sia stato alla terra come il maiale sta al suo fango. Mi consola meno che altre persone, cadendo, hanno fatto comunque tempi power.
La sfida con Fasana - e adesso anche con Andrea Di - è ancora aperta, anche se purtroppo il divario tra noi si sta piano piano allargando. Maledizione.
Ah, per chi si chiedesse cosa c'entra la marmotta.. vi dico solo di notare la similitudine tra la mia posizione in bici e il simpatico animaletto.
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