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venerdì 2 novembre 2012

Tu vai, no?

Tu vai, no?, e fai le discese quelle all mountain perché quando sei tornato da Port du Soleil e hai ripreso in mano la bici normale ti sei sentito un mongoloide sui percorsi naturali.

Poi, dopo qualche mese, finalmente cominci ad avere il feeling giusto coi sentieri naturali, stretti, rocciosi bagnati, e dici "minchia, però, dai, non vado male in bici!". E allora senti i tuoi compagni di dh - che hanno seimillordici anni in meno di te - e vai a farti un giretto sulle loro piste. Cioè, non loro perché le lavorano loro, ma loro perché ci girano spesso.

E trovi salti e sponde.
Roba lavorata, in pratica, e niente di naturale.

Di nuovo quella sensazione di essere mongoloide: i salti non li fai (se non quelli che farebbero anche i nonni); gli appoggi li sfrutti un po' ma se sono minimamente viscidi un po' ti spaventi.

Praticamente o ti senti bene su percorsi naturali ma poi vai su quelli artificiali e fai cagare, oppure viceversa.

Ma sant'iddio, ma tutt'e due contemporaneamente non si può, eh?!?!?!?

L'unica nota positiva della giornata, in quel del Sasso, è stato l'aver chiuso, finalmente, il panettone/doppio che, in passato, non ero mai riuscito a chiudere per via della poca velocità. E la cosa divertente è che l'ho chiuso senza nemmeno pompare un pochino: semplicemente ho frenato pochissimo e ho lasciato che le cose andassero come dovessero.
Praticamente anche stavolta ho chiuso qualcosa non perché ho acquisito tecnica nel salto ma perché pur di chiuderlo sono andato più veloce di quanto ci sarebbe stato bisogno.

Ah, ho pure scoperto che avevo il pro-pedal completamente attivo. Ora l'ho completamente chiuso. Vediamo come mi sentirò domani al Canto.

E domenica non mi dispiacerebbe tornare al Sasso. Perché oggi non ho saltato praticamente nulla. E devo smetterla, di non saltare praticamente nulla.

domenica 2 settembre 2012

Se non sei capace, non sei capace!

Settimana scorsa a Finale Ligure sulla DH Uomini ero un idiota. Il giorno dopo sulla Caprazoppa ero ancora idiota. Ieri, sul Canto, col fango, doppiamente minchione. E oggi, sul Sange, triplamente mongolo.

Oggi sul Sange, all'inizio della discesa, all'ingresso della discesa, ho guardato la linea fino alla curva e mi è piaciuta. Quindi sono andato un po' indietro, ho preso un po' di rincorsa e bam, mi sono lanciato e ho preso completamente la linea che volevo prendere, senza sfiorare i freni (anche perché è tutto di pietre e pure un po' umide, quindi non sarebbe stato il caso). Il problema è che non ho guardato dopo la curva e mi sono ritrovato in un paradiso (o inferno, dipende dai punti di vista) di pietre e radici, per cui mi sono ritrovato veloce e senza possibilità di frenare (frenare sarebbe significato cadere).. sinceramente non so nemmeno come sia riuscito a rimanere in piedi, dato che mi si è sganciato un piede e andavo totalmente a caso.

Successivamente, durante tutta la discesa, più e più volte mi sono ritrovato a rischio caduta. In verità la cosa non mi dispiace tanto, perché se rischi di volare vuol dire che stai osando un po' di più del solito.

Confrontando i dati gps dell'ultima volta al Sange, comunque, la prima cosa che si nota è che le mie velocità sono diminuite parecchio. E' anche vero che il fango e il bagnato e le foglie non aiutano, ma sono andato decisamente più lento.

Vedremo la prossima volta in condizioni migliori, ma la mia idea rimane: mi sono abituato troppo bene sulla bici DH e quindi sulla bici FR faccio un po' cagare la minchia.

martedì 21 agosto 2012

Si torna sulla pista delle piste


Questo weekend me ne torno sulla DH Uomini di Finale Ligure (o dovrei dire Varigotti), finalmente, dopo tanto, troppo tempo. Esattamente dal 6 febbraio 2011. Un anno e mezzo fa. Quando Aadm mi faceva questo video (dove ero un mongolo in sella):


Essendo in modalità pedalata, lascio la Canyon DH a casa e uso la Canyon FR, nonostante la tentazione sia forte. Ma non pedalo da un sacco di tempo e non vorrei rischiare di sfiancarmi prima di cominciare a godere della pista: la DH Uomini dovrebbe essere fatta almeno almeno tre volte prima di cominciare a capirla, prima di riuscire a lasciarsi andare, prima di trovare la confidenza necessaria per affrontarla.

Prima o poi, comunque, riuscirò a farla con la Canyon DH. E sono sicuro che sarà tutta un'altra pista.

Nel frattempo sono sicuro che mi cagherò addosso, questo weekend, in quella che una volta era la mia pista preferita ma che ora, che ho cambiato un po' mentalità e approccio, potrebbe darmi i cagalloni dall'inizio alla fine: quello che più fotte, della pista, è che è composta da pietre smosse, gradini e gradoni, secca e secchissima. Insomma, il terreno sul quale negli ultimi tempi non sono mai riuscito a sentirmi a mio agio.

L'obiettivo è di farne almeno tre. Ma con 'sto caldo e senza grande allenamento, per ora esiste solo un grosso punto di domanda.