Uno pensa di andare a una buona velocità, soprattutto perché si IMPONE di non toccare i freni in una discesa - per quanto semplice - e quando poi fa un confronto con i dati di qualche tempo prima, si rende conto che è andato molto più lento.
Ma che giramento di coglioni!
Ieri ho preso tempi di riferimento in due punti diversi e li ho confrontati con quelli di una data precedente:
26 mar: 32,4km/h - 26,8km/h
05 feb: 33,2km/h - 32km/h
Il punto è che non ho usato i freni, mentre la volta precedente li ho usati, porca d'una troia. L'unica cosa che mi viene in mente è che sto usando delle luci diverse e in effetti ieri sera, a un certo punto, mi sono un po' "spaventato" perché non riuscivo a vedere molto bene dove stessi andando. Niente male, per una luce pagata quasi €200,00. La Lezyne MegaDrive, per intenderci: statene lontani!
Modalità depre on ufficiale. E domani sera giro più AM, anche se danno pioggia: vediamo come cazzo vado rispetto all'ultima volta, puttana d'un'egua.
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mercoledì 27 marzo 2013
mercoledì 6 febbraio 2013
Con la bici da xc vai diverso
Ieri sera ho provato di nuovo a fare il mio solito giro con la bici Decathlon (front da xc coi v-brake, per intenderci).
Massacrante. Cerco in tutti i modi di mantenere una velocità decente sulle pietre, ma pian piano comincio a non capire più un cazzo, la visione peggiora con l'aumentare delle vibrazioni e la bici scalcia da tutte le parti, quindi freno e ci metto mezz'ora a rallentare perché i v-brake non frenano. Le palle che avevano quelli che facevano discesa con 'sti freni, 20 anni fa, devono essersi staccate dal loro corpo e finite a far parte del sistema solare.
Braccia e schiena distrutte, ma soddisfatto, lo ammetto.
Anche perché quella forcella lì avrà un'escursione di 20mm e li ho sentiti tutti..
Massacrante. Cerco in tutti i modi di mantenere una velocità decente sulle pietre, ma pian piano comincio a non capire più un cazzo, la visione peggiora con l'aumentare delle vibrazioni e la bici scalcia da tutte le parti, quindi freno e ci metto mezz'ora a rallentare perché i v-brake non frenano. Le palle che avevano quelli che facevano discesa con 'sti freni, 20 anni fa, devono essersi staccate dal loro corpo e finite a far parte del sistema solare.
Braccia e schiena distrutte, ma soddisfatto, lo ammetto.
Anche perché quella forcella lì avrà un'escursione di 20mm e li ho sentiti tutti..
giovedì 13 dicembre 2012
Notturna difficile
Quella di giovedì è stata forse la notturna meno divertente a cui abbia preso parte.
La destinazione è il Monte Barro. Prima volta, non so cosa mi aspetta, ma considerato che esco con Aleda & co. mi aspetto un percorso lento, tecnico e scassato. Ed è proprio quello che mi ritrovo davanti.
La salita è ok: il gruppo decide di salire molto lentamente, perciò ne approfitto per fare un po' di gamba: metto un rapporto duro e con pedalata lentissima salgo insieme al gruppo. L'unica volta in cui accelero un po' e mi ritrovo da solo e con la luce spenta, sento alla mia sinistra un grugnito che tipo mi sembra di essere finito in un film dell'orrore, perciò rallento col cuore in gola e mi riunisco agli altri. No, non è uno zombie ma, mi spiegano, un cinghiale.
Si arriva in un punto in cui si spinge e poi, finalmente, comincia la discesa.
Cioè, finalmente si fa per dire: tecnica, tecnicissima, e lenta, con tantissime curve strette e passaggi da affrontare con un po' di velocità ma che, sia perché è la prima volta, sia perché è notte, sia perché se sbagli muori dato che è tutto un burrone, affronto in retromarcia e in modalità "Omminchia omminchia".
Chi sa fare nose press va via tranquillo; chi, come me, non ha alcuna dimestichezza col gesto (tranne qualche timido tentativo qua e là) blocca il posteriore, scodata e via.
Mi sento molto rigido e dopo un po' tutto questo frenare mi affatica la mano. Il fatto poi che abbia lasciato l'ammo chiuso - me ne accorgo solo il giorno dopo, per intenderci - non mi aiuta affatto in una discesa piena di foglie, terra ghiacciata, sassi smossi e zombie portatili.
Il mio ritmo, insomma, è bassissimo, mentre quello degli altri è decisamente meno basso.
Non è per niente un percorso a me congeniale, ma non posso usarla come scusante.
Dovrò ripeterlo, in futuro, anche se per arrivarci devo prendere l'auto e la cosa mi scoccia un po'.
A dir la verità sono un po' stufo di fare discese lente, ma sono pur sempre notturne, c'è poco da fare, e non ci sono, in zona, discese particolarmente veloci (anche se mi sto informando, sarò sincero).
Urge cominciare a fare trasferte in luoghi più.. veloci.
La destinazione è il Monte Barro. Prima volta, non so cosa mi aspetta, ma considerato che esco con Aleda & co. mi aspetto un percorso lento, tecnico e scassato. Ed è proprio quello che mi ritrovo davanti.
La salita è ok: il gruppo decide di salire molto lentamente, perciò ne approfitto per fare un po' di gamba: metto un rapporto duro e con pedalata lentissima salgo insieme al gruppo. L'unica volta in cui accelero un po' e mi ritrovo da solo e con la luce spenta, sento alla mia sinistra un grugnito che tipo mi sembra di essere finito in un film dell'orrore, perciò rallento col cuore in gola e mi riunisco agli altri. No, non è uno zombie ma, mi spiegano, un cinghiale.
Si arriva in un punto in cui si spinge e poi, finalmente, comincia la discesa.
Cioè, finalmente si fa per dire: tecnica, tecnicissima, e lenta, con tantissime curve strette e passaggi da affrontare con un po' di velocità ma che, sia perché è la prima volta, sia perché è notte, sia perché se sbagli muori dato che è tutto un burrone, affronto in retromarcia e in modalità "Omminchia omminchia".
Chi sa fare nose press va via tranquillo; chi, come me, non ha alcuna dimestichezza col gesto (tranne qualche timido tentativo qua e là) blocca il posteriore, scodata e via.
Mi sento molto rigido e dopo un po' tutto questo frenare mi affatica la mano. Il fatto poi che abbia lasciato l'ammo chiuso - me ne accorgo solo il giorno dopo, per intenderci - non mi aiuta affatto in una discesa piena di foglie, terra ghiacciata, sassi smossi e zombie portatili.
Il mio ritmo, insomma, è bassissimo, mentre quello degli altri è decisamente meno basso.
Non è per niente un percorso a me congeniale, ma non posso usarla come scusante.
Dovrò ripeterlo, in futuro, anche se per arrivarci devo prendere l'auto e la cosa mi scoccia un po'.
A dir la verità sono un po' stufo di fare discese lente, ma sono pur sempre notturne, c'è poco da fare, e non ci sono, in zona, discese particolarmente veloci (anche se mi sto informando, sarò sincero).
Urge cominciare a fare trasferte in luoghi più.. veloci.
venerdì 23 novembre 2012
Di notte poi è così
Ieri la notturna in solitaria non ha dato grandi risultati sotto tutti i punti di vista.
Potrei chiudere il post così ma non avrebbe senso quindi approfondirò, che tanto, sul treno, ho tempo per farlo (nonostante scrivere col telefonino sia come andare in bici rimuovendo la sella e adagiandosi sul reggisella telescopico rotto che fa su e giù che nemmeno Rocco).
La salita va tranquilla, anche se, come ho cominciato a capire, se mi si chiudono gli occhi dal sonno significa che sono stanco. Arrivo alla salita sterrata del Scioscia (il mio nuovo giro enduro), senza traccia gps perché ho già fatto il giro dire volte e confido nel mio senso dell'orientamento.
Infatti quando arrivo in cima, dopo una fatica immane che reputo colpa del terreno umido, ricoperto di foglie e particolarmente smosso, non so dove cazzo andare: gironzolo un po' al buio tra gli alberi senza successo e alla fine opto per la discesa dalla salita (paradosso.. mindfuck!): mi rendo conto che quando esco con altra gente in notturna sono come una pecora che segue il gregge e che in notturna solitaria il mio stato psichico è un po' particolare, dato che sono dannatamente solo, dannatamente al buio, in un dannatamente bosco. Lo so, avrei dovuto scrivere "dannato" ma avrei perso il ritmo.
Durante la discesa mi accorgo di quanto sia in una posizione passiva, col peso troppo indietro: il fondo è molto scassato, ma mi sento più instabile del solito, senza un vero motivo, e ciò si riflette anche nel continuo, isterico sobbalzare della luce e del mio sguardo, che è strano: la sensazione è che non riesca a star dietro con il cervello a quello che gli occhi stanno vedendo.
Arrivato giù decido di andare verso Canzo per la carrabile, giusto per allungare il giro: questa carrabile la faccio di solito (vabbè, due volte) con la xc e la sella alta, quindi verso 3/4 mi fermo perché mi sto annoiando: per prendere velocità dovrei pedalate, ma non ha alcun senso, perché questo non è fare discesa, per dio!
Torno in su e prendo la parte proserpiosa, ma mi rendo conto decisamente di essere stanco, quindi opto per il giro corto.
Arrivo all'imbocco della discesa, abbasso la sella e parto.
STOP! La canzone in cuffia non mi gasa, quindi torno indietro, cambio brano e riparto.
STOP! Non ho acceso tutte le luci, torno indietro, accendo e riparto.
STOP! Prendo dentro una pietra nascosta tra le foglie, rischio il volo, quindi torno indietro e ripeto il passaggio.
Mi ritrovo di nuovo col peso arretrato e una fortissima sensazione di instabilità e passività. Strano, davvero strano.
A fine giro mi accorgo d'aver rotto un raggio: probabilmente sul Scioscia, mentre passeggiavo nervosamente tra gli alberi aspettando in qualsiasi momento di incrociare la Strega del Scioscia (amica della Strega del Canzo, che lava i panni), tutti quei rami a terra che continuavano a mettersi tra i raggi hanno fatto bene il loro lavoro.
Decisamente una notturna da cancellare e rimpiazzare con quella che farò settimana prossima: il weekend dopo il prossimo non sarò in sella, quindi le notturne saranno il mio unico contatto con i monti.
Ah, ringrazio la pietra smossa che è venuta a salutare il mio stinco in modo un po' troppo ravvicinato.
Potrei chiudere il post così ma non avrebbe senso quindi approfondirò, che tanto, sul treno, ho tempo per farlo (nonostante scrivere col telefonino sia come andare in bici rimuovendo la sella e adagiandosi sul reggisella telescopico rotto che fa su e giù che nemmeno Rocco).
La salita va tranquilla, anche se, come ho cominciato a capire, se mi si chiudono gli occhi dal sonno significa che sono stanco. Arrivo alla salita sterrata del Scioscia (il mio nuovo giro enduro), senza traccia gps perché ho già fatto il giro dire volte e confido nel mio senso dell'orientamento.
Infatti quando arrivo in cima, dopo una fatica immane che reputo colpa del terreno umido, ricoperto di foglie e particolarmente smosso, non so dove cazzo andare: gironzolo un po' al buio tra gli alberi senza successo e alla fine opto per la discesa dalla salita (paradosso.. mindfuck!): mi rendo conto che quando esco con altra gente in notturna sono come una pecora che segue il gregge e che in notturna solitaria il mio stato psichico è un po' particolare, dato che sono dannatamente solo, dannatamente al buio, in un dannatamente bosco. Lo so, avrei dovuto scrivere "dannato" ma avrei perso il ritmo.
Durante la discesa mi accorgo di quanto sia in una posizione passiva, col peso troppo indietro: il fondo è molto scassato, ma mi sento più instabile del solito, senza un vero motivo, e ciò si riflette anche nel continuo, isterico sobbalzare della luce e del mio sguardo, che è strano: la sensazione è che non riesca a star dietro con il cervello a quello che gli occhi stanno vedendo.
Arrivato giù decido di andare verso Canzo per la carrabile, giusto per allungare il giro: questa carrabile la faccio di solito (vabbè, due volte) con la xc e la sella alta, quindi verso 3/4 mi fermo perché mi sto annoiando: per prendere velocità dovrei pedalate, ma non ha alcun senso, perché questo non è fare discesa, per dio!
Torno in su e prendo la parte proserpiosa, ma mi rendo conto decisamente di essere stanco, quindi opto per il giro corto.
Arrivo all'imbocco della discesa, abbasso la sella e parto.
STOP! La canzone in cuffia non mi gasa, quindi torno indietro, cambio brano e riparto.
STOP! Non ho acceso tutte le luci, torno indietro, accendo e riparto.
STOP! Prendo dentro una pietra nascosta tra le foglie, rischio il volo, quindi torno indietro e ripeto il passaggio.
Mi ritrovo di nuovo col peso arretrato e una fortissima sensazione di instabilità e passività. Strano, davvero strano.
A fine giro mi accorgo d'aver rotto un raggio: probabilmente sul Scioscia, mentre passeggiavo nervosamente tra gli alberi aspettando in qualsiasi momento di incrociare la Strega del Scioscia (amica della Strega del Canzo, che lava i panni), tutti quei rami a terra che continuavano a mettersi tra i raggi hanno fatto bene il loro lavoro.
Decisamente una notturna da cancellare e rimpiazzare con quella che farò settimana prossima: il weekend dopo il prossimo non sarò in sella, quindi le notturne saranno il mio unico contatto con i monti.
Ah, ringrazio la pietra smossa che è venuta a salutare il mio stinco in modo un po' troppo ravvicinato.
mercoledì 21 novembre 2012
Notturna con spd e scarpe non spd
E anche questa l'ho provata: una lunga discesa - molto bella, per la cronaca - ma non gustata perché mi dimentico di portare dietro le scarpe con gli attacchi.
Ok, ho i pedali Shimano che hanno anche un po' di piattaforma, ma quando, appena cominciata la discesa, perdo entrambi i pedali, cambio immediatamente il ritmo e scendo piaaaaaano e caaaaauto. Oltretutto ho le scarpe con la suola così liscia che una donna pelosa che deve fare la ceretta ogni settimana mi invidierebbe non poco.
La discesa parte dai Corni di Canzo, dopo una salita non particolarmente lunga ma perennemente in pendenza. Affrontata però al giusto ritmo e con l'entusiasmo della prima volta (oltre al fatto che di notte non vedi oltre 20 metri davanti a te e quindi non ti viene quella roba tipo "Coooooosa? E devo salire di lì? Fuckin' hella!") si rivela meno faticosa del previsto. Ma l'ultima parte comunque non credo la ripeterò in sella tanto presto.
Inizialmente la discesa alterna tratti lisci esposti a tratti pietrosi, ma nonostante la traccia principale sia stretta, ci sono molte linee diverse che permettono anche di ottenere un flow decente. Peccato solo che con queste scarpe ad ogni piccolo sobbalzo corrisponda un piede che va dove vuole.
Alla fine riesco comunque a dare un senso alla discesa (tendenzialmente perché scopro una traccia nuova), quindi tornerò posto ad affrontarla.
Con le scarpe giuste e, perché no, di giorno.
Ok, ho i pedali Shimano che hanno anche un po' di piattaforma, ma quando, appena cominciata la discesa, perdo entrambi i pedali, cambio immediatamente il ritmo e scendo piaaaaaano e caaaaauto. Oltretutto ho le scarpe con la suola così liscia che una donna pelosa che deve fare la ceretta ogni settimana mi invidierebbe non poco.
La discesa parte dai Corni di Canzo, dopo una salita non particolarmente lunga ma perennemente in pendenza. Affrontata però al giusto ritmo e con l'entusiasmo della prima volta (oltre al fatto che di notte non vedi oltre 20 metri davanti a te e quindi non ti viene quella roba tipo "Coooooosa? E devo salire di lì? Fuckin' hella!") si rivela meno faticosa del previsto. Ma l'ultima parte comunque non credo la ripeterò in sella tanto presto.
Inizialmente la discesa alterna tratti lisci esposti a tratti pietrosi, ma nonostante la traccia principale sia stretta, ci sono molte linee diverse che permettono anche di ottenere un flow decente. Peccato solo che con queste scarpe ad ogni piccolo sobbalzo corrisponda un piede che va dove vuole.
Alla fine riesco comunque a dare un senso alla discesa (tendenzialmente perché scopro una traccia nuova), quindi tornerò posto ad affrontarla.
Con le scarpe giuste e, perché no, di giorno.
venerdì 9 novembre 2012
I rischi in notturna
Ieri sera, nella mia notturna del giovedì, ho avuto un'esperienza strana.
Innanzitutto, dopo aver scoperto che da qualche mese giravo con il propedal tutto chiuso, ho fatto il mio solito giro, però col propedal aspetto.
La prima discesa lasciamo perdere: ho fatto un sentiero nuovo, che avevo fatto settimana scorsa in compagnia e che non mi era piaciuto molto in quanto esposto. Infatti l'ho trovato di nuovo esposto (strano!) e i freni sono rimasti tirati per quasi tutto il tempo.
Beh, ci può stare: da solo, di notte, su sentiero non conosciuto, esposto (ho troppo paura dell'esposto).
Poi me ne sono tornato al solito giro, un giro direi xc con qualche spunto enduro.
I freni, questi sconosciuti: ormai conosco questi sentieri, non ci sono pendenze particolari. Questo significa nuove velocità per me. E dopo aver rischiato di finire a terra malamente due volte nel giro di pochi minuti mi sono reso conto che non frenare, propedal aperto e ritorno veloce al massimo non vanno d'accordo. Perciò ho rallentato un po' il ritorno ed effettivamente la differenza l'ho sentita.
Pompando e saltellando, poi, sono atterrato con l'anteriore su un pietrone e il mio petto si è ritrovato un po' troppo vicino al manubrio (per fortuna la velocità ha permesso alla bici di andare oltre senza impuntare), anche perché non essendoci pendenze particolari guido molto avanzato, schiacciando l'anteriore come non ci fosse un domani.
Credo che questo nuovo giro (incluso quindi il sentiero esposto) diventerà il mio giro da notturna solitaria (magari un giorno vado a vedermi l'esposto con la luce, dai).
Mi sono gasato molto: sono dell'idea che se rischi qualcosa vuol dire che stai spingendo più del solito e quindi che stai alzando il livello. O almeno è quello che mi piace pensare.
Lasciatemelo fare, perché mi gaso. Mi spavento, anche, però quell'urletto solitario nel silenzio notturno del bosco, dopo che hai rischiato, ha la sua importanza: l'importanza del gasamento.
Innanzitutto, dopo aver scoperto che da qualche mese giravo con il propedal tutto chiuso, ho fatto il mio solito giro, però col propedal aspetto.
La prima discesa lasciamo perdere: ho fatto un sentiero nuovo, che avevo fatto settimana scorsa in compagnia e che non mi era piaciuto molto in quanto esposto. Infatti l'ho trovato di nuovo esposto (strano!) e i freni sono rimasti tirati per quasi tutto il tempo.
Beh, ci può stare: da solo, di notte, su sentiero non conosciuto, esposto (ho troppo paura dell'esposto).
Poi me ne sono tornato al solito giro, un giro direi xc con qualche spunto enduro.
I freni, questi sconosciuti: ormai conosco questi sentieri, non ci sono pendenze particolari. Questo significa nuove velocità per me. E dopo aver rischiato di finire a terra malamente due volte nel giro di pochi minuti mi sono reso conto che non frenare, propedal aperto e ritorno veloce al massimo non vanno d'accordo. Perciò ho rallentato un po' il ritorno ed effettivamente la differenza l'ho sentita.
Pompando e saltellando, poi, sono atterrato con l'anteriore su un pietrone e il mio petto si è ritrovato un po' troppo vicino al manubrio (per fortuna la velocità ha permesso alla bici di andare oltre senza impuntare), anche perché non essendoci pendenze particolari guido molto avanzato, schiacciando l'anteriore come non ci fosse un domani.
Credo che questo nuovo giro (incluso quindi il sentiero esposto) diventerà il mio giro da notturna solitaria (magari un giorno vado a vedermi l'esposto con la luce, dai).
Mi sono gasato molto: sono dell'idea che se rischi qualcosa vuol dire che stai spingendo più del solito e quindi che stai alzando il livello. O almeno è quello che mi piace pensare.
Lasciatemelo fare, perché mi gaso. Mi spavento, anche, però quell'urletto solitario nel silenzio notturno del bosco, dopo che hai rischiato, ha la sua importanza: l'importanza del gasamento.
mercoledì 31 ottobre 2012
Esposizione dannata
Oltre alle curve strette verso destra e allo smosso che mi fanno cagare in mano ecco le due new entry: i percorsi esposti e i nose press.
Da quando ho cominciato a fare notturne con Aleda & co. mi sono ritrovato quasi sempre su percorsi esposti, stretti e anche in leggera contropendenza, quella che ti fa dire "minchia, perché quel burrone si avvicina sempre più?" e che quindi ti porta a tenere perennemente i freni tirati onde evitare di dover pinzare improvvisamente per non cadere giù dal suddetto burrone.
Poi pensi che quelli davanti a te però tutti questi problemi non se li fanno, quindi perché tu sì? Vabbè.
Oltre a ciò, si trovano sempre curve più strette dello stretto da nose press, che oltretutto puntualmente si sviluppano su pietre o gradini, e che quindi tu dovresti a) arrivare lì b) pinzare un po' con l'anteriore c) sollevare il posteriore per metterti in linea e d) fare la curva. Solo che io non lo so fare. O meglio, saperlo fare non ci vuole niente, perché basta pinzare all'anteriore. Il problema è gestire i pesi e pinzare il giusto, perché se lo fai bene sei superyeah, se lo fai male ti ribalti. E ribaltarsi nelle curve di Aleda non è consigliabile. Quindi io evito e scendo a piedi ogni santissima volta.
Ieri comunque, sul Scioscia (il giro quello che un paio di settimane fa avevo totalmente sbagliato), sono arrivato sul "ripidone che ti caghi in mano" [cit.] ma che in verità c'è poco da cagarsi e viene anzi decisamente fluido (magari dopo un paio di volte che lo fai). Ci tornerò presto, magari questo weekend, perché voglio farlo al meglio. In verità durante l'ultimo ispezione avevo notato una linea da duriepuri, però è da valutare per bene perché include un drop decisamente tosto e con atterraggio quasi verticale. Magari da fare con bici da dh.
Tornando al discorso del ripido che aiuto aiuto ma che in verità no aiuto aiuto, credo sia arrivato il momento di dare la giusta dimensione a ciò che ho davanti: faccio un pistino stretto e ripido perché non ho il senso della misura; guardo ripidi e penso siano bestiali perché non ho il senso della misura.
Insomma, sistemare 'ste percezioni del cazzo, porco d'un razzo.
Da quando ho cominciato a fare notturne con Aleda & co. mi sono ritrovato quasi sempre su percorsi esposti, stretti e anche in leggera contropendenza, quella che ti fa dire "minchia, perché quel burrone si avvicina sempre più?" e che quindi ti porta a tenere perennemente i freni tirati onde evitare di dover pinzare improvvisamente per non cadere giù dal suddetto burrone.
Poi pensi che quelli davanti a te però tutti questi problemi non se li fanno, quindi perché tu sì? Vabbè.
Oltre a ciò, si trovano sempre curve più strette dello stretto da nose press, che oltretutto puntualmente si sviluppano su pietre o gradini, e che quindi tu dovresti a) arrivare lì b) pinzare un po' con l'anteriore c) sollevare il posteriore per metterti in linea e d) fare la curva. Solo che io non lo so fare. O meglio, saperlo fare non ci vuole niente, perché basta pinzare all'anteriore. Il problema è gestire i pesi e pinzare il giusto, perché se lo fai bene sei superyeah, se lo fai male ti ribalti. E ribaltarsi nelle curve di Aleda non è consigliabile. Quindi io evito e scendo a piedi ogni santissima volta.
Ieri comunque, sul Scioscia (il giro quello che un paio di settimane fa avevo totalmente sbagliato), sono arrivato sul "ripidone che ti caghi in mano" [cit.] ma che in verità c'è poco da cagarsi e viene anzi decisamente fluido (magari dopo un paio di volte che lo fai). Ci tornerò presto, magari questo weekend, perché voglio farlo al meglio. In verità durante l'ultimo ispezione avevo notato una linea da duriepuri, però è da valutare per bene perché include un drop decisamente tosto e con atterraggio quasi verticale. Magari da fare con bici da dh.
Tornando al discorso del ripido che aiuto aiuto ma che in verità no aiuto aiuto, credo sia arrivato il momento di dare la giusta dimensione a ciò che ho davanti: faccio un pistino stretto e ripido perché non ho il senso della misura; guardo ripidi e penso siano bestiali perché non ho il senso della misura.
Insomma, sistemare 'ste percezioni del cazzo, porco d'un razzo.
mercoledì 17 ottobre 2012
Pessima notturna
Ieri sera, per qualche motivo strano (stanchezza?) La notturna in solitaria è durata solo 13km. Ma anche a causa della batteria della luce, in verità.
Che fossi stanco lo capisco appena esco di casa, con le prime pedalate, che sono lente e pesanti. La conferma arriva poi quando arrivo su un luuuuuuungo rilancio in salita, dove mi sento totalmente devastato. Poco dopo, su una salita tosta, arrivo addirittura a spingere a mano: non ne ho proprio.
E quindi tra una spinta a mano e l'altra, arrivo su (poco dislivello, sia chiaro, tanto che anche durante la parte in discesa, se rallenti troppo, devi poi spostare eccessivamente il peso indietro per passare sopra le pietre perché non si riesce a pedalare e prendere velocità, quindi temi l'impunto).
Alla fine della prima parte di discesa (se così vogliamo definirla) noto che il led della lucina è diventata gialla: batteria tra il 50 e il 25%. Ci penso su una decina di secondi e decido di tornare indietro: l'idea di trovarmi al buio in mezzo al bosco mi perplime un po'.
Giro la bici, risalgo un pezzo e arrivo al bivio, dove comincia la discesa (di nuovo, si fa per dire).
A circa metà, di colpo, sono al buio. E non mi fermo subito. Non ho capito ancora perché, ma continuo per qualche metro, nonostante non veda nulla. Poi penso che non sia così sicuro, procedere al buio, perciò mi fermo.
Sono in mezzo al bosco.
E non ci vedo un cazzo.
Non vedo luci di paesi.
Eppure non me ne frega niente.
Faccio per prendere il telefonino per farmi luce, ma poi penso che sia strano che anche il led si fosse spento. Tocco il cavo e.. beh.. il cavo si è staccato. Che prontamente, con scatto felino, riattacco.
Il led si riaccende e in quel momento provo sollievo. Forse un po' di ansia nascosta dentro ce l'avevo.
Continuo la discesa, il cavo si stacca nuovamente ma ormai sono esperto e riattacco tutto.
È ora di tornare a casa, con la coda tra le gambe stanche.
La tentazione di riprovare il giro giovedì è forte, ma è prevista pioggia, quindi credo ripiegherò sulla lunga pedalata, sul lungo percorso nuovo che mi ha presentato Ivano ieri.
Se però il meteo dovesse permettermelo non escluderei di tornarci. A meno che non mi unisca a qualcun altro per fare qualcosa d'altro.
Che fossi stanco lo capisco appena esco di casa, con le prime pedalate, che sono lente e pesanti. La conferma arriva poi quando arrivo su un luuuuuuungo rilancio in salita, dove mi sento totalmente devastato. Poco dopo, su una salita tosta, arrivo addirittura a spingere a mano: non ne ho proprio.
E quindi tra una spinta a mano e l'altra, arrivo su (poco dislivello, sia chiaro, tanto che anche durante la parte in discesa, se rallenti troppo, devi poi spostare eccessivamente il peso indietro per passare sopra le pietre perché non si riesce a pedalare e prendere velocità, quindi temi l'impunto).
Alla fine della prima parte di discesa (se così vogliamo definirla) noto che il led della lucina è diventata gialla: batteria tra il 50 e il 25%. Ci penso su una decina di secondi e decido di tornare indietro: l'idea di trovarmi al buio in mezzo al bosco mi perplime un po'.
Giro la bici, risalgo un pezzo e arrivo al bivio, dove comincia la discesa (di nuovo, si fa per dire).
A circa metà, di colpo, sono al buio. E non mi fermo subito. Non ho capito ancora perché, ma continuo per qualche metro, nonostante non veda nulla. Poi penso che non sia così sicuro, procedere al buio, perciò mi fermo.
Sono in mezzo al bosco.
E non ci vedo un cazzo.
Non vedo luci di paesi.
Eppure non me ne frega niente.
Faccio per prendere il telefonino per farmi luce, ma poi penso che sia strano che anche il led si fosse spento. Tocco il cavo e.. beh.. il cavo si è staccato. Che prontamente, con scatto felino, riattacco.
Il led si riaccende e in quel momento provo sollievo. Forse un po' di ansia nascosta dentro ce l'avevo.
Continuo la discesa, il cavo si stacca nuovamente ma ormai sono esperto e riattacco tutto.
È ora di tornare a casa, con la coda tra le gambe stanche.
La tentazione di riprovare il giro giovedì è forte, ma è prevista pioggia, quindi credo ripiegherò sulla lunga pedalata, sul lungo percorso nuovo che mi ha presentato Ivano ieri.
Se però il meteo dovesse permettermelo non escluderei di tornarci. A meno che non mi unisca a qualcun altro per fare qualcosa d'altro.
venerdì 12 ottobre 2012
Notturna? Modalità xc stradale
La pedalata pianeggiante, da queste parti, è decisamente un lontano ricordo. Al termine dei 24km di pedalata, a una velocità media di 16km/h, ho notato che ho fatto 500 metri di dislivello. No, dico, 500 metri di dislivello. Come salire sul Canto o sul Sange una volta e mezza, per intenderci.
Il giro comincia subito con una bella rampa da 100 metri di dislivello su asfalto, seguito poi da falsipiano e altre rampe, per arrivare sulla strada bianca che da Proserpio arriva a Canzo. Ecco, non l'avevo mai fatta quindi non sono andato oltre i 30km/h, ma comunque, anche se l'avessi già fatta altre volte, con la bici da xc e gomme gonfiate a 4 bar diciamo che non sarei andato granché più forte.
Poi, passando di fianco al lago, di nuovo asfalto qua e asfalto là, per arrivare tipo ai piedi del Cornizzolo, dove c'è una sorta di single track ma non proprio single track (praticamente non passo mai dentro a boschi) che mi riporta di nuovo sull'asfalto.
Chiude il giro una bella strada di quelle senza troppa luce e senza marciapiedi dove le macchine sfrecciano a 90km/h. Dovrò trovare un'alternativa.
In generale comunque sono soddisfatto.. certo, ho sbagliato strada seimillemila volte, ma è tutto allenamento. Soprattutto quando vai giù per una discesa e poi alla fine dici "Oh, credo d'aver sbagliato", giri la bici e torni su pedalando. E meno male che su questa biciclettina non ho il monocorona, altrimenti avrei voluto vedere come sarei salito su per certe salite in piedi come dei grattacieli un po' storti.
Settimana prossima provo col giro da 35km.
Il giro comincia subito con una bella rampa da 100 metri di dislivello su asfalto, seguito poi da falsipiano e altre rampe, per arrivare sulla strada bianca che da Proserpio arriva a Canzo. Ecco, non l'avevo mai fatta quindi non sono andato oltre i 30km/h, ma comunque, anche se l'avessi già fatta altre volte, con la bici da xc e gomme gonfiate a 4 bar diciamo che non sarei andato granché più forte.
Poi, passando di fianco al lago, di nuovo asfalto qua e asfalto là, per arrivare tipo ai piedi del Cornizzolo, dove c'è una sorta di single track ma non proprio single track (praticamente non passo mai dentro a boschi) che mi riporta di nuovo sull'asfalto.
Chiude il giro una bella strada di quelle senza troppa luce e senza marciapiedi dove le macchine sfrecciano a 90km/h. Dovrò trovare un'alternativa.
In generale comunque sono soddisfatto.. certo, ho sbagliato strada seimillemila volte, ma è tutto allenamento. Soprattutto quando vai giù per una discesa e poi alla fine dici "Oh, credo d'aver sbagliato", giri la bici e torni su pedalando. E meno male che su questa biciclettina non ho il monocorona, altrimenti avrei voluto vedere come sarei salito su per certe salite in piedi come dei grattacieli un po' storti.
Settimana prossima provo col giro da 35km.
giovedì 11 ottobre 2012
Pedaliamo al buio?
Stasera bisso la notturna in solitaria.
Però diversa da quella di settimana scorsa: dato che martedì mi sono unito ai miei nuovi vicini di casa per andare a girare sul Cornizzolo; dato che ormai non pedalo più su strada - come facevo quando ero a Milano per andare e tornare dall'ufficio, con una distanza di circa 12km andata e 12km ritorno - allora stasera voglio dedicarmi alla pedalata e basta, approfittando comunque del fatto d'essere vicino ai monti per non fare proprio una roba total asfalto. Vorrei farla diventare un'abitudine, visto e considerato che con l'aggiunta delle notturne sono in sella in modalità mtb tre giorni alla settimana.
Quindi mi sono creato, con l'aiuto di Ivano, un percorso della zona. In verità due: uno da 23km e uno da 35.
Non so come reagirò alla cosa: la distanza maggiore che abbia mai coperto in modalità pedalata è stata di circa 50km, un po' su asfalto e un po' su sterrato, ma ero in compagnia e non col buio. Quindi partirò con il percorso da 23km. E se mi sento a posto, saprò che la prossima volta potrò tentare quello da 35.
Spero solo non si metta a piovere troppo.
Però diversa da quella di settimana scorsa: dato che martedì mi sono unito ai miei nuovi vicini di casa per andare a girare sul Cornizzolo; dato che ormai non pedalo più su strada - come facevo quando ero a Milano per andare e tornare dall'ufficio, con una distanza di circa 12km andata e 12km ritorno - allora stasera voglio dedicarmi alla pedalata e basta, approfittando comunque del fatto d'essere vicino ai monti per non fare proprio una roba total asfalto. Vorrei farla diventare un'abitudine, visto e considerato che con l'aggiunta delle notturne sono in sella in modalità mtb tre giorni alla settimana.
Quindi mi sono creato, con l'aiuto di Ivano, un percorso della zona. In verità due: uno da 23km e uno da 35.
Non so come reagirò alla cosa: la distanza maggiore che abbia mai coperto in modalità pedalata è stata di circa 50km, un po' su asfalto e un po' su sterrato, ma ero in compagnia e non col buio. Quindi partirò con il percorso da 23km. E se mi sento a posto, saprò che la prossima volta potrò tentare quello da 35.
Spero solo non si metta a piovere troppo.
venerdì 5 ottobre 2012
Prima notturna in solitaria evah
Prima notturna evah. E in solitaria, pure.
Sono fiero di me.
Per tutta la strada fino alla salita mi cago addosso: sono senza luci posteriori e le automobili non mi vedono da dietro. La prossima volta mi metterò la lucina rossa dietro, così sono più tranquillo. Decido di non andare sul pistino perché ho avuto enormi difficoltà con la luce, figurati col buio. Magari più avanti, quando avrò preso confidenza alla luce del sole.
Una volta giunto alla salita, faccio partire la musica a palla in cuffia, per non sentire suoni strani prodotti dai boschi. Mi metto pure il casco integrale direttamente in testa, per sentirmi più protetto, per sentirmi più "Ehi, io sono dentro e voi siete fuori, dannate bestie selvatiche!".
E comincio a pedalare. A velocità fotoniche, perché mi sto cagando addosso in modo assurdo. Guardo solo e unicamente dritto davanti a me, per evitare di incrociare qualche sguardo di qualche strana bestia, pronta a sbranarmi.
La salita finisce quasi subito e comincia la parte in discesa, che però ha una pendenza infima e proprio per quello è divertente, anche se non prendo mai troppa velocità. Anche se avessi potuto, comunque, non l'avrei permesso, perché la visione è limitata a qualche metro (è buio pesto: dopotutto sono in montagna).
Sento la nausea da affaticamente e mi rendo conto effettivamente che sto spingendo come un matto a causa della paura del buio. Eppure non mi è successo niente, fino a quel momento. Perciò mi tranquillizzo leggermente (non troppo, perché sono un cagasotto) e rallento il ritmo, addirittura scendendo a spingere nei punti più pesanti (il terreno è scassato e quindi in salita in un paio di punti non riesco ad andare).
Finisco il giro abbastanza rapidamente, perché non ho ricaricato la batteria e quindi non so esattamente quando mi si spegnerà. Ma anche perché per essere la prima volta mi sembra abbastanza: ho meno paura dell'inizio, ma non mi sento comunque a mio agio. Ci vorrà un po' di tempo prima che riesca ad abituarmici.
La prima cosa che ho notato, durante la discesa, è il modo in cui affronto il percorso: sono molto più aggressivo e molto più sicuro nonostante ci veda meno. Questo non significa necessariamente che le velocità siano più elevate, ma probabilmente il fatto di vederci meno gioca a mio favore, perché non il tempo di spaventarmi a ogni pietra o radice che incontro, dato che le vedo solo all'ultimo momento.
La luce funziona a meraviglia, anche se sento la mancanza di una luce aggiuntiva da attaccare al casco. Sarà il mio prossimo acquisto urgente. Dovrò anche trovare un modo per fissarla per bene, dato che quando entri in punti un po' scassati tende a spostarsi finché punta verso il cielo e non serve più a nulla.
E' stato bello, mistico e allo stesso tempo da scagallonamento. Non vedo l'ora di ripeterlo martedì prossimo.
Sono fiero di me.
Per tutta la strada fino alla salita mi cago addosso: sono senza luci posteriori e le automobili non mi vedono da dietro. La prossima volta mi metterò la lucina rossa dietro, così sono più tranquillo. Decido di non andare sul pistino perché ho avuto enormi difficoltà con la luce, figurati col buio. Magari più avanti, quando avrò preso confidenza alla luce del sole.
Una volta giunto alla salita, faccio partire la musica a palla in cuffia, per non sentire suoni strani prodotti dai boschi. Mi metto pure il casco integrale direttamente in testa, per sentirmi più protetto, per sentirmi più "Ehi, io sono dentro e voi siete fuori, dannate bestie selvatiche!".
E comincio a pedalare. A velocità fotoniche, perché mi sto cagando addosso in modo assurdo. Guardo solo e unicamente dritto davanti a me, per evitare di incrociare qualche sguardo di qualche strana bestia, pronta a sbranarmi.
La salita finisce quasi subito e comincia la parte in discesa, che però ha una pendenza infima e proprio per quello è divertente, anche se non prendo mai troppa velocità. Anche se avessi potuto, comunque, non l'avrei permesso, perché la visione è limitata a qualche metro (è buio pesto: dopotutto sono in montagna).
Sento la nausea da affaticamente e mi rendo conto effettivamente che sto spingendo come un matto a causa della paura del buio. Eppure non mi è successo niente, fino a quel momento. Perciò mi tranquillizzo leggermente (non troppo, perché sono un cagasotto) e rallento il ritmo, addirittura scendendo a spingere nei punti più pesanti (il terreno è scassato e quindi in salita in un paio di punti non riesco ad andare).
Finisco il giro abbastanza rapidamente, perché non ho ricaricato la batteria e quindi non so esattamente quando mi si spegnerà. Ma anche perché per essere la prima volta mi sembra abbastanza: ho meno paura dell'inizio, ma non mi sento comunque a mio agio. Ci vorrà un po' di tempo prima che riesca ad abituarmici.
La prima cosa che ho notato, durante la discesa, è il modo in cui affronto il percorso: sono molto più aggressivo e molto più sicuro nonostante ci veda meno. Questo non significa necessariamente che le velocità siano più elevate, ma probabilmente il fatto di vederci meno gioca a mio favore, perché non il tempo di spaventarmi a ogni pietra o radice che incontro, dato che le vedo solo all'ultimo momento.
La luce funziona a meraviglia, anche se sento la mancanza di una luce aggiuntiva da attaccare al casco. Sarà il mio prossimo acquisto urgente. Dovrò anche trovare un modo per fissarla per bene, dato che quando entri in punti un po' scassati tende a spostarsi finché punta verso il cielo e non serve più a nulla.
E' stato bello, mistico e allo stesso tempo da scagallonamento. Non vedo l'ora di ripeterlo martedì prossimo.
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