sabato 16 ottobre 2010

Tamaro in solitaria

Il Tamaro è decisamente impegnativo: ho avuto bisogno di quattro discese (più una freeride) per riuscire a ingranare alla quinta (seguita poi da un'altra freeride).

Oltre a ciò, il mio approccio è completamente cambiato: non sono più assatanato tipo "MINCHIADEVODEVODEVO", ma mi sono decisamente rilassato. Ho pure scoperto che se mi ranicchio sulla bici le curve mi vengono decisamente meglio! No, non ho detto bene, ho detto meglio.

Lo step-down iniziale, ormai, è roba mia, anche se non al 100%: evito sempre di farlo alla prima discesa e a quelle successive non necessariamente lo faccio ogni volta, ma in linea di massima almeno un paio di volte me lo faccio. Che poi mi vada a pacco l'ammo quando atterro sulle piastrelle e che combatta come un dannato per mantenere la bici in pista una volta atterrato è un altro discorso.

Per la prima volta mi sono lanciato sul primo doppio, prendendolo però di traverso, in modo da non doverlo fare a cannone per poterlo chiudere. Non è affatto corto e ho proprio bisogno di qualcuno che mi dia la velocità giusta. Il secondo, invece, ho provato, per la prima volta, a chiuderlo con un minimo di convinzione e ci sono quasi riuscito. Devo essere ancora più convinto e mollare del tutto i freni nel pezzo antecedente.

Sulla DH le prime tre volte passavo per il rientro nel bosco e dicevo "Mmmm, 'sto lastronea terra mi da problemi", perché ogni volta ho perso il posteriore. Alla quarta infatti mi ha intraversato la bici e ho perso un pedale.. per un po' sono riuscito a tenerla su ma, chi conosce quel pezzo, sa che il ripido è disseminato di rocce, quindi scontato il volo a terra con facciata su una pietra.

Sulla FR, che ho fatto totalmente pezzo per pezzo, mi s'è rigirato il manubrio su una radice e giù per terra.

Girare in solitaria, oltretutto tra nebbia fittafitta e leggera pioggerellina ogni tot fa VERAMENTE CAGARE!

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