lunedì 16 aprile 2012

Cadute, serie sterzo e testicoli

Sabato mattina mi sveglio prestissimo: devo passare per Bedizzole a ritirare il vetro posteriore del mio Doblò (che poi risulta diverso da quello che montavo io, ma più o meno dovrebbe andare bene) e poi puntare verso Torbole, per il Welcome Season organizzato da quelli dell'Alto Garda Bike Area, sia sabato che domenica. Situazione ideale per provare la Canyon DH, no?

Il meteo giurava fine del mondo, ma, mi son detto, al massimo non mi fermo entrambi i giorni.

Arrivato a Torbole, faccio avanti e indietro per qualcosa come mezz'ora, per capire dove andare e poi per capire dove parcheggiare. I negozianti della via principale m'avranno dato dell'idiota vedendomi passare e ripassare continuamente con il mio Doblò coi vetri oscurati (da un telo blu).

La prima risalita avviene verso le 11: per riscaldarmi scelgo la "Val del diaol". Con le sue pietre e le sue radici, tutte belle bagnate dalla pioggia dei giorni precedenti, è il paradiso del viscido. E io, nell'ultimo periodo, ho avuto grossi problemi con queste condizioni. Mi faccio coraggio e cerco di vivermela bene. Non sono per niente a mio agio sulla Canyon DH, ma mi convinco che sia una cosa normale e cerco di andare con un minimo di scioltezza, nonostante sia la mia prima discesa e in condizioni non ottimali. Se non si fosse capito, sto cercando di cambiare un po' il mio approccio.

La prima parte è ok.. la bici sguscia via un po' dove vuole lei, il mio ritmo è decisamente lento e cerco di capire che posizione mantenere in sella per affrontare al meglio un percorso del genere, composto quasi unicamente di sassi e radici, intervallati da sassi e radici. Entro nella seconda parte, un po' più deciso, e dopo pochi metri perdo l'anteriore e poi tutto il resto della bici, finendo a terra dopo aver preso un tremendo colpo alla palla destra e un fortissimo pop/crack emesso dalla bici. Non vedo nulla di rotto, quindi rimonto in sella e facendomi coraggio arrivo di nuovo giù, non con qualche - molte - difficoltà.

Da quel momento in poi praticamente il dolore è continuo e.. beh, non entrerò nei dettagli, ma da oggi, per tre giorni, vado di Nimesulide, come ha detto il dottore (diciamo che ieri avrei potuto fare esercizi sulla medicine ball, senza usare una medicine ball).

Facendo vedere la bici a un altro tizio, nota che la serie sterzo balla troppo. Stringiamo il tutto e, col manubrio che fatica un po' a girare, riprendo a fare discese.. ogni tanto cado, ogni tanto mi fermo, ogni tanto scendo a ritmi un po' più decenti ma in generale scendo a ritmi bassissimi.

Durante la penultima discesa, la seconda caduta pesante della giornata. Di nuovo mi parte via l'anteriore, la bici vola a sinistra e io volo a destra, con la spalla direttamente su di un sasso. Mi viene un po' a mancare il fiato, come quando ho preso i colpi alle costole in passato, ma dura poco e quindi riprendo senza troppi problemi. Ovviamente oggi la spalla ha un bel livido.

Faccio un'ultima discesa e chiudo così la giornata. La serie sterzo è proprio ballerina, quindi, dopo un paio di birre, vado con Alex a Riva del Garda, dal suo meccanico, dove scopriamo che quel pop/crack è stato emesso dalla compression ring - in polimero, o anche plastica - della serie sterzo. €35,00 e la cambio con una di metallo. Incluso nel prezzo comunque c'è qualche bicchiere di spumante, un amarcord molto piacevole sugli anni di gara del meccanico e uno spritz.

Un po' brillo, saluto Alex e il meccanico e me ne torno a Torbole. Salgo per la strada del monte e, in un piccolo spiazzo, parcheggio per la notte. Chiudo la bici sul lato del Doblò, preparo il materassino e i sacchi a pelo, mi mangio un piatto di pasta e, alle 21.30 circa, chiudo gli occhi nella speranza che, dopo aver sbagliato per sabato, il meteo sbagli anche per domenica, evitando di piovere.

Passo la notte sotto i colpi costanti delle gocce d'acqua, rigirandomi per via del dolore alla spalla e alla palla (ah ah) e per il materassino che, ormai, non mantiene più la sua rigidità: non è granché dormire sul fondo del Doblò di ferro, tutto a righe. Verso le 5.30, sento dei passi e qualcuno che bussa sul portellone. Ovviamente è stato un sogno, dato che non c'è nessuno, lì in montagna, sul bordo della strada, ma ormai la mia mente si è allarmata e non riesco più a riaddormentarmi. Verso le 6 e qualcosa viene fuori un po' di luce, quindi mi sveglio del tutto, preparo l'auto (dopo aver lavato per bene la bici), faccio colazione.
Durante la preparazione, rifletto un po': il dolore al testicolo è decisamente aumentato; la stanchezza del giorno prima assieme a quella della notte non proprio in bianco ma diciamo in grigio chiaro è potente; la pioggia insistente durata tutta la notte mi fa immaginare le condizioni del terreno. Decido di tornare a Milano. Il viaggio è difficoltoso: la stanchezza si fa sempre più sentire, così come il dolore. Una volta a Milano, poi, mi rendo conto ancora di più delle mie condizioni, tanto da ritrovarmi con la febbre a 38 e una visita al pronto soccorso in mancanza del medico di famiglia.

Ed eccomi qua, dolorante e un po' deluso dalle mie prestazioni, sia in bici che umane: ritmi bassissimi in discesa e malaticcio dopo una notte in auto, come tante altre che ho passato nel recente passato.

Spero solo sia stato un caso. Nel frattempo, però, vorrei capire come risolvere il problema del materassino, perché ho dormito davvero scomodo. Eppure è uno di quei materassini superfichissimi autogonfianti che spaccano il culo del mulo.

Ah, dimenticavo.. decisamente caduta di stile totale in quelle condizioni, con un andamento altalenante con la bici che va da tutte le parti.. pessima, pessima roba da vedersi, ma impossibile da combattere.

Nessun commento:

Posta un commento