No, non è la crisi del terzo anno in bici. Non sono fermo, come potrebbe sembrare. Anzi. In verità diciamo che mi sono un attimo allontanato dalle gare: dopo un 2010 che mi ha visto partecipare a 5 gare di DH e 5 gare di Superenduro; dopo un inizio stagione non proprio perfetto (ritardo alla prima manche a Pieve; gara interrotta ad Agnona; pioggia a Petosino e a Melette) ho deciso, per quest'anno, di dedicarmi a imparare ad andare in bici piuttosto che a gareggiare per classificarmi sempre in mezzo alla seconda metà della classifica.
Sto girando, quindi, con tappe a Livigno/Bormio, seguite da Pila e poi Sauze/Bardonecchia nella settimana a venire. Un ritorno ai tempi d'oro del mio primo anno (2009) e anche parte del secondo (2010), con due giorni consecutivi a fare discesa. Come tanto mi piaceva. Una sorta di passione ritrovata; passione che, negli ultimi tempi, pareva essere scemata.
Credo d'aver fatto il passo più lungo della gamba, l'anno passato, tentando di fare qualcosa che, ovviamente, non ero ancora in grado di fare.
Quest'anno sto piano piano vedendo dei miglioramenti (nonostante la gara a Caldirola mi abbia piazzato più indietro nella classifica rispetto all'ultima gara dell'anno scorso), dedicandomi in particolare ad aumentare la velocità e a fare le curve senza frenare, forse un po' a discapito di passaggi più ostici (mi viene in mente la pietraia a Pila, che ho fatto a velocità decisamente basse e prendendo la linea più esterna a sinsitra anziché passare in mezzo ai due alberi; il ripido e un altro passaggio sulla DH a Livigno, fatti lentamente, così come la parte radiciosa/sabbiosa sul rientro a Pila). Sto anche tentando, con poco successo, di saltare; di prendere coraggio nel salto.
Come ormai ho capito, però, riesco a fare solo una cosa alla volta. E lascio il tempo al tempo.
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