Alla fine la situazione meteo mi ha fatto desistere e ho quindi deciso di saltare la gara a Collio: la pietraia, per me, richiede ancora troppo pelo quando bagnata (lo è già asciutta) e quindi non ho ancora la confidenza necessaria per affrontarla, soprattutto in una gara.
Mi sono perciò buttato sul monte Canto, riuscendo però a fare solo due risalite e due discese, sia perché ho sentito stanchezza che perché vado lì sempre da solo e mi stufo a risalire solo soletto.
Alla prima discesa in configurazione fango - di fango vero e proprio non ce n'è, il terreno è giusto umido in qualche punto e viscido in altri - il Geax Datura al posteriore gonfiato al minimo (2.5 bar) se ne va per i cazzi suoi sin dalla prima curva, che faccio praticamente completamente in drifting (mi chiedo anche come sia riuscito a rimanere in piedi, ma poi la risposta è probabilmente Muddy Mary all'anteriore). Penso d'aver piegato troppo la bici sul terreno un po' viscido ma dentro di me comincio a perdere sicurezza, così, una volta dentro al Kompressor, mi blocco psicologicamente davanti al ripidello dove già mille volte sono passato. "Sgonfio? Ma no, dai" e mi butto giù. Il posteriore non tiene (non sotto il mio culo, perlomeno) così mi fermo e sgonfio. Spero solo di non pizzicare. E va molto, molto meglio.
La prima parte del Kompressor, ancora non mi è chiaro perché, mi mette sempre un po' in soggezione: non è roba complicata, ma ha qualcosa che ogni volta mi spaventa un po'. Dopo il primo pezzo un po' pietroso, mi fermo di nuovo e da 7 scendo a 3 scatti di compressione sulla forcella, perché sono già abbastanza rigido di mio.
Sul secondo pezzo pietroso è un jolly dopo l'altro, perché mollo troppo e non voglio frenare poiché sulle pietre significherebbe finire a terra sicuro. Appena finito il pezzo mi fermo e penso "'sticazzi".
Il fatto di essere solo non aiuta di certo. Quando sono con altre persone mollo di più sia perché c'è un minimo di sfida che perché se dovessi cadere e farmi male avrei qualcuno e in posti del genere - su discese poco frequentate, tipo che oggi non è passato NESSUNO - hai sempre in testa che sei lì tu e la montagna e gli insetti e nient'altro.
Lacune del giorno: la solita curva a destra - uno schifo totale, ma proprio totalissimo. Comunque mi sono accorto che ho proprio cambiato modo di andare in bici, perché mi sono ritrovato a decidere DOVE mettere le ruote e poi effettivamente mettercele. E il bello è che lo decido abbastanza in anticipo rispetto al momento in cui effettivamente arrivo in quel punto. Eppoi sto aumentando la velocità di discesa, altrimenti perché sarei lì del tipo "Oh cazzo, vado troppo veloce, non riesco a fermarmi, CAZZO!!!"? Comunque un'altra lacuna è quella di staccare le ruote dal suolo in situazioni un po' "strette": c'è un passaggio dove subito dopo l'uscita dalla curva si trova un bel gradone. Il fatto d'essere subito dopo una curva (a destra, oltretutto) non aiuta, ma arrivando a una velocità decente credo si possa dare una pompatina, spostare il peso indietro e saltarlo via, solo che bisogna proprio atterrare tra un pietrone e un altro altrimenti sicuro a terra e io non mi sento affatto di farlo. Magari con qualcun altro sì, ma da solo no. Chissà se riuscirò a provarlo entro la stagione (che, col caldo, sta ormai giungendo al termine per quanto riguarda il Canto)? Per oggi entrambe le volte sono arrivato e mi sono cagato e fermato, per poi copiarlo col bash che ha toccato il gradone.
Domani andiamo a Pian delle Betulle. Forse. O Laveno? Boh, deciderò in base ai compagni di discesa.
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