Cioè, ci sto troppoddentro con il power weekend a Pila.
Sabato io, Fasana e Andrea Di arriviamo verso le 10 e alle 11 cominciamo a girare. Cominciamo con la pista 4 (una blu/rossa) per poi buttarci quasi unicamente sulla 3, la cosiddetta World Cup (nera), saltando però la power pietraia in piedi perché non ci rendiamo conto del bivio.
Incontriamo Grossi (conosciuto come Omar), Lini e Mattia e insieme a loro ci facciamo la World Cup seria, perché si fermano ad aspettarci al bivio e ci mostrano la retta via. Pietraia power, fatta tutta dopo aver guardato un po' le linee ma a velocità davvero bassa.
Scendiamo per la freeride super lunga (11km di discesa!), mi si chiude lo sterzo e bam, rotta la leva del cambio anteriore. Vabbè, me lo dovevo aspettare.
Gira gira gira (rotowash) e si va a dormire intorno alle 22.30, dopo un piatto di pasta al sugo pronto con contorno di panino al prosciutto cotto.
Si dorme malissimo, tra freddo e strettume (la mia tenda monoposto è davvero un buco di culo), e la sensazione al risveglio è quella di non essere in grado di affrontare un'altra giornata così intensa di riding. Fortunatamente mi sbaglio.
Tempo di fare colazione e sistemare due cosine alle bici e siamo in seggiovia di nuovo.
Partiamo dalla 3 (o era la 2? Boh), che inizia su un terreno scivolosissimo e in supercontropendenza che tipo si procede a 10km/h al massimo. E poi, ovviamente, ci buttiamo di nuovo sulla World Cup, stavolta in compagnia di Guglio, Polito, Bebo, Soravia, Ricky Di e Faverio.
Ormai il primo ripidello tra le pietre lo facciamo quasi senza guardarlo, ma per contro cominciano le mie cadute, una dietro l'altra. Nella prima, a inizio power pietraia in piedi, rimedio un polso dolorante (oggi fatico a stringere bene la mano), nella seconda, a fine power pietraia in piedi, un buco nello stinco destro ed escoriazioni a quello sinistro. Poi mi si chiude lo sterzo una volta; una volta piego troppo in una curva un po' strana e scivolo giù; un'altra il polverone sollevato da Andrea davanti mi nasconde un canale a causa del quale perdo la bici e io finisco rotolicchiando giù; un'altra mi si chiude lo sterzo e salto via e corro come un dannato per rimanere in piedi.
Col passare delle discese le velocità aumentano, la tecnica migliora decisamente e finalmente mi sento soddisfatto delle curve, dei salti che faccio (perché continuo a saltellare qua e là) ma in particolare riesco a controllare la bici in contropendenza, che il giorno prima e nelle prime discese non riuscivo a fare, finendo sempre fuori pista.
Il trucco? Guardare avanti, cazzo!
A settembre si bissa, decisamente. E io sto migliorando, yahoo!!!!!!!
Nessun commento:
Posta un commento